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Fake news e campagna elettorale: torsioni e contorsioni democratiche

Nel web i siti dei politici divengono soprattutto aggregatori di “curve-sud” o, quando va meglio, di clack (o click) on demand, con gli elettori trasformati in “follower”.

di Luciano Pilotti | 11 Dicembre 2017

L’epoca dell’implosione degli ideali e dei valori successiva alla crisi dei partiti di massa e delle loro leadership innescata già negli anni ’80 e conclamata nei ’90 con le molte derive personalistiche (berlusconiste e non) aveva nella TV la “vetrina” perfetta per provare tentativamente a “riempire”  parte del “vuoto democratico” emergente.

Quella che fu la funzione della radio negli anni ’20 e ‘30 e che il Fascismo usò quale megafono delle proprie azioni e dove le fake news erano innestate istituzionalmente nel palinsesto del regime, lo avrà la TV negli anni ’60. Una TV che – depurata dalle intrusioni delle fake news da guerra fredda – si adagiò su linee prevalentemente “pedagogiche” e con un buon giornalismo seppure spesso “partitocratico”.

Negli anni ’80 il cambiamento iniettato dal marketing televisivo e l’emergere di TV private avvia anche un cambiamento della democrazia introducendo l’uso dell’immagine nella lotta politica. La TV diviene da vetrina di “informazione e verità”  a vetrina “d’immagine” dove saranno soprattutto le immagini a “fare informazione” avviando un primo processo di “distorsione” della verità dei fatti. I professionisti del marketing faranno il resto accrescendo il propellente d’immagine sul propellente di informazione, annacquando i fatti.

Il WEB dalla metà’ degli anni ’90 introduce una terza distorsione che nella politica vede il passaggio dalla democrazia, alla social-democrazia al social-populismo o alla democrazia-social.

In quest’ultima transizione le barriere (vere o presunte) precedenti alle fake news perdono efficacia perché ora vagano come mine incendiarie in continuo nella “marmellata comunicativa” del web dove fatti, congetture, false verità o “mezze verità costruite ad hoc” si mescolano inestricabilmente, ancora più pericolose in un paese che non legge e non si informa, rimanendo  – in profondità – o molto ideologico o molto indifferente (o un mix delle due)  anche per la bassa qualità delle classi dirigenti e per le loro gravi inadempienze (vedi Banche). Da cui l’esplosione verticale della disaffezione elettorale (vedi Sicilia e Ostia recenti).

Nel WEB, fatti, percezioni e falsità evidenti si mescolano in una crema fluttuante di contorte post-verità lungo le linee scivolose della verosimiglianza o di quasi-verità “guidate”. Casi dove il faro stesso del fact checkingdiviene anch’esso spuntato, come avvenuto recentemente sul tema delle paure (costruite ad hoc) dei vaccini piuttosto che delle paure della criminalità associata (quasi-sempre) meccanicamente all’immigrazione.

Nel web allora i siti dei politici divengono soprattutto aggregatori di “curve-sud” o, quando va meglio, di clack (o click) on demand, con gli elettori trasformati in “follower”, assuefatti e rispondenti con un ” like” o un Twitt di 140 caratteri, soprattutto per i giovani sotto i 35 anni che sono anche i meno interessati al voto.

La prossima campagna elettorale sarà dunque molto giocata dentro questa arena quasi giustapponendo i fruitori di TV (anziani o meno giovani?) e i fruitori del WEB (giovani?) che si rincorrono in programmi “incestuosi” tra questi due canali che non faranno che aumentare la disaffezione al voto con devastanti distorsioni aggiuntive della democrazia-social nel momento nel quale si rivendicano le maggiori domande di “WEB- democracy“.

Il civismo – in tutte le sue forme – anche in questo caso può (deve) svolgere una funzione attenta di “sentinella-antenna” della “verità”, o di una verità sostenibile (argomentata in senso socratico) tentando di “smontare” ogni volta sia possibile: fake news, saperi ignoranti o hackership viziose.

Verso una democrazia consapevole e responsabile monitorando l’uso attento dei social e della TV, da non disgiungere da una visione lunga delle trasformazioni in corso di una democrazia fragile e frammentata per ricostruirla. Certo ai Big Player social – Google, Facebook, Instagram Twitter – si richiede maggiore trasparenza, la promozione di fonti qualificate certificandole in automatico fin dalla fonte e riconoscibili, discriminazione  e rimozione automatica degli hate speech per ricostruire fiducia, credibilità e nuova (e più autentica) democrazia partecipante, oltre che la loro reputazione.

Alla politica tocca di accompagnare e sostenere questi processi.

 

Luciano Pilotti    (http://www.mu-me.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, anziani, banche, campagna elettorale, crisi, democrazia, fascismo, giovani, informazione, leadership, lotta politica, massa, processo, regime, sicilia

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