“Non c’è niente di più umano della volontà di sopravvivenza” e “Le intelligenze artificiali ci ricorderanno come scimmie erette destinate all’estinzione”.
In genere in estate da noi escono i film più insulsi, quelli che per qualche accordo devono uscire in sala anche per un solo giorno, oppure nelle sale all’aperto, sempre più rare, si replicano i film della passata stagione; d’altronde l’attenzione dei cinefili e degli addetti ai lavori è tutta concentrata su Locarno, Venezia e Toronto, anche se la stagione estiva negli Stati Uniti è quasi importante quanto quella che precede il Natale.
Da qualche giorno, invece, nelle sale ancora aperte possiamo vedere un film che non esita ad esplorare i sentimenti e parla di emozioni, verità, menzogne, inganni, coscienza, lealtà.
Assistiamo alla nascita di un triangolo amoroso o si tratta di un sottile gioco di inganni architettato da Nathan, il genio folle che dà vita ad un cyborg dotato però anche di cuore, mentre tra i tre protagonisti si svolge una sottile e alla fine cruenta battaglia psicologica.
Nathan, Caleb e Ava si sfidano e fin qui non ci sarebbe niente di nuovo sotto il sole, ma … Ava; un’intelligenza artificiale; Nathan il suo geniale creatore e infine Caleb, giovane e promettente programmatore che deve fare il test di Touring. Spiega Caleb (Domhmall Gleeson) “ è un test in cui un essere umano interagisce con un computer e se l’essere umano non capisce che sta interagendo con una macchina e lo scambia per un altro essere umano, allora il test è superato.” (Vi ricordate la spiegazione che Touring dà al poliziotto inglese che lo sta interrogando in “The Imitation Game”?)
Ma Nathan (un grande Oscar Isaac, già visto e apprezzato in “A proposito di Davis”) è talmente sicuro dell’ essere che ha creato che rivela subito a Caleb che Ava è una macchina dotata non solo di una intelligenza ma anche di un cuore ed è in grado di provare sentimenti.
Il regista Alex Garland, già sceneggiatore di “28 giorni dopo” e “Sunshine”, fra i più visti e con “Ex Machina” alla sua prima prova come regista, rispetta l’unità di luogo e infatti “Ex Machina” si svolge all’interno della casa high tech di Nathan, immersa nella natura incontaminata della Norvegia, scavata nella roccia, con lunghi corridoi in cui si aprono enormi vetrate, per godere della vista delle montagne innevate, dell’acqua che scende sotto forma di ruscello e si trasforma in fiume, del giardino zen, luogo però allo stesso tempo claustrofobico per la presenza di stanze il cui accesso è proibito, stanze senza finestre; si ha l’impressione che gli abitanti della casa vivano in cubi trasparenti ma inaccessibili se non alle telecamere a circuito chiuso che hanno occhi e orecchie sempre attenti.
Inutile sottolineare come certe atmosfere, certi scorci, certe situazioni ricordino film come “Alien” “Guerre stellari” e “Lei” ma è il giusto omaggio che ogni autore rende a film che sono ormai indelebilmente iscritti nella storia del cinema.
“Le intelligenze artificiali ci ricorderanno come scimmie erette destinate all’estinzione” afferma ad un certo punto Nathan rivelando così la sua crisi, la sua paura per l’essere che ha creato. E’ quando l’uomo gioca a fare Dio , quando crede di essersi impadronito dei segreti di Dio, che il mondo crolla e noi sempre più isolati, preda di un mondo virtuale che non capiamo fino in fondo ma dal quale siamo affascinati e fagocitati rischiamo di dimostrare il nostro essere “macchine imperfette”, perché afferma Nathan “anche noi siamo macchine programmate dalla cultura e dalla tradizione”.
Tante le domande che il film ci fa porre, tanti i dibattiti e le contrapposizioni; da cosa succede quando l’uomo arriva ad inventare una macchina che è capace di pensare come noi? Una macchina che è capace di interagire con il suo creatore Nathan e con Caleb , che è capace di ingannarli entrambi? Quando l’intelligenza artificiale arriva al top, non è che il suo creatore diventa superfluo, e con lui l’umanità tutta? Se anche noi siamo macchine programmate e programmabili è giusto che la nostra “debolezza” porti a far sparire il sempre più sottile divario tra “uomo” creatore e “macchina” creata a tutto vantaggio della macchina? Abbiamo un’etica e una morale che ci sono stati dati da Dio creatore e se eliminiamo o arriviamo al pari con Dio eliminiamo anche l’etica? Che tipo di futuro c’è senza etica?
Ha una coscienza Ava? Forse ma quel che è sicuro è che impara facilmente, velocemente , ricorda e rielabora, mette in pratica tutto quello che l’uomo le ha insegnato: tradire, mettere l’uno contro l’altro, ingannare, insomma Ex Machina è anche un thriller che non disdegna la commistione con la fantascienza prossima ventura.
“Non c’è niente di più umano della volontà di sopravvivere” recita il film nella locandina e nei titoli di testa. Questo dobbiamo ricordarlo.

Anche noi siamo macchine #condizionate dalla cultura e dalla tradizione, sempre in fuga perchè in cerca di stabilizzazione