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Evasione e moralismo

di Davide Giacalone | 15 Gennaio 2012

Rivolta fiscale. Abbassare la pressione fiscale e il tenore di vita e tagliare la spesa pubblica.

La maledizione consiste nel confondere la giustizia con il giustizialismo e la morale con il moralismo. Capita nuovamente, a proposito delle questioni fiscali. Se si denunciano i guasti della malagiustizia lo si fa perché si vuole che il crimine sia punito e le persone per bene lasciate in pace, non perché si è dalla parte dei delinquenti. Se si scrive che la fiscalità italiana è intollerabilmente esosa, capace di deprimere la crescita, non si sostiene l’alibi degli evasori, ma si dà voce agli onesti strangolati. Se si critica l’esibizione cortinese non è perché si stia tifando a favore di chi non paga, ma perché si crede che non sia il modo migliore per far pagare. Purtroppo il moralismo inquina le acque e le menti, mentre il giustizialismo è la droga dei malfattori. Ignoriamoli e ragioniamo.

So per certo che in Italia c’è vasta evasione fiscale. Lo so perché lo dicono i grandi numeri, e lo so per esperienza personale. Il fatto che io rientri nello 0,66% più alto dei redditi in capo alle partite iva, e nello 0,17 al top delle persone fisiche, che, quindi, sarei fra i più ricchi d’Italia, è potentemente ridicolo. Sono solo uno che paga. Troppo. Il fatto che il 90,2% delle dichiarazioni dei redditi siano al di sotto dei 35.000 euro l’anno (delle dichiarazioni, non dei cittadini, quindi quei soldi vanno divisi per gruppi familiari) contrasta con l’esperienza empirica: il 3 gennaio ero su un aereo zeppo d’italiani, i quali raccontavano delle loro precedenti vacanze in giro per il mondo. Le vetture di lusso superano la percentuale di quelli che se le possono ufficialmente permettere. Idem le barche. Quindi, decidiamoci: o tutti i ricchi d’Italia mi stanno pedinando, e vanno dove vado io, o quei dati sono un clamoroso falso. Propendo per la seconda ipotesi.

L’evasione fiscale non è un diritto, non è una rivolta (lo sarebbe l’obiezione, ma si pratica alla luce del sole), è solo egoismo ai danni della collettività. L’evasione non favorisce il mercato produttivo, perché i soldi neri non si reinvestono, semmai si portano via, e di nascosto. L’evasione inquina il mercato, perché favorisce chi la pratica facendo diventare l’onestà un handicap. L’evasione copre anche il mercato criminale che, specie in alcune zone del sud, crea vere e proprie aree in cui lo Stato non esercita sovranità. Posso continuare, ma credo basti per dire che l’evasione va perseguita e condannata. Ma l’esistenza dell’evasione fiscale non giustifica la violenza esercitata sui singoli contribuenti, supposti evasori (così come l’esistenza del crimine non giustifica che si sbattano in galera gli innocenti). E il dovere di pagare le tasse non significa che si debba tacere circa l’uso di quei quattrini, evitando di dire quel che credo: troppi se ne buttano via.

Un cittadino che si veda raggiunto da cartelle esattoriali è irragionevolmente menomato nei suoi diritti. E’ considerato un evasore, gli vengono portate via le cose, lasciandolo a dover dimostrare d’essere onesto. Ridotto a suddito di uno Stato dispotico. Ha diritto di ricorrere, di rivolgersi a un giudice, ma la giustizia ci mette (mediamente) tremila giorni per stabilire se ha ragione o torto. Nel frattempo lo Stato gli dice: siccome ti sei rivolto a un giudice, quindi c’è un contenzioso, ti sospendo ogni pagamento. Questa è concussione, estorsione, violenza. E non sono misure contro gli evasori, ma contro le persone oneste: il criminale sopravvive, l’imprenditore per bene chiude. Vedo che le cortinate fanno scuola e ora si visitano gli alberghi a cinque stelle in quel di Abano Terme. Ben vengano i controlli. Spero non siano fatti così come la magistratura seppe guardare nelle cose di Carlo Malinconico, che si trovò il conto pagato e non riuscì a sapere da chi perché la direzione (dice lui) oppose questioni di privacy (ridicolo). Le cortinate fanno orrore non per i controlli fatti, ma per i comunicati stampa redatti. Far scrivere a tutti che grazie all’Agenzia delle Entrate gli affari sono quadruplicati significa considerarsi giudici ed esecutori, laddove si era solo accertatori.

Significa mettere in scena l’accusa e nascondere che nel 40% dei casi i giudici danno ragione al contribuente. Significa sollecitare sentimenti di vendetta sociale e di rabbia classista. Il che è prepotentemente incivile. Se fatto dallo Stato, come in questi casi, merita la più dura condanna. L’evasione si aggredisce con strumenti tecnici, incrociando le banche dati, utilizzando informazioni di cui il fisco già dispone (ci sono le dichiarazioni, c’è il pubblico registro automobilistico, a cosa serve mandare le truppe in giro?). Tanto per fare un esempio, a caso: si sa che Malinconico era al Pellicano, perché gli alberghi devono documentare le presenze; si sa che il conto è saldato ma non ha usato la sua carta di credito. Domanda: gira con le mazzete o c’è qualcosa che non torna?

Facile, senza neanche muoversi dall’ufficio. Non servono nuovi poteri, che violano (quelli sì) la privatezza e la dignità dei cittadini, mentre le sanzioni devono essere severe, non spropositate. Il tutto senza dimenticare che la pressione fiscale va abbassata, che se si applica questa follia a tutti non si conquista il mondo più morale, ma si abbassa il tenore di vita collettivo, e che la spesa pubblica deve essere tagliata, non assecondata. Il moralismo (come sempre) è immorale.

Pubblicato in : Primo pianoTag: dichiarazioni dei redditi, partite iva, persone fisiche, tenore di vita

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    20 Gennaio 2012 alle 18:15

    agli albori della civiltà,qualcuno ammoniva :est modus in rebus…oggi siamo troppo sapienti per tener conto dei suggerimenti.

    Rispondi

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