
Tra i molti difetti dell’attuale Presidente americano un merito gli va riconosciuto: aver costretto l’Unione Europea a guardarsi allo specchio. Con un sistema decisionale fondato sull’unanimità l’Europa senza l’America rischia di essere irrilevante. E questo nonostante sia la seconda economia del mondo. La riunione che si è tenuta in Belgio nelle ultime ore sarebbe stata impensabile fino alla presidenza Biden. Eravamo troppo abituati a vivere tranquilli, cullati dall’ombrello americano, lasciando che il dibattito politico si perdesse in dettagli marginali invece di assumersi la responsabilità di governare oltre 500 milioni di cittadini. Un’Europa alla ricerca di se stessa seduta comodamente con lo sguardo rivolto al proprio glorioso passato. Non so cosa cambierà davvero, né quanto. Ma il solo fatto che certi temi siano tornati al centro della discussione non è un semplice passo avanti: è un fatto enorme. Perché quando cade il primo birillo, gli altri lo seguono. E allora si tornerà a discutere seriamente di quelle scelte che i cittadini aspettano da tempo, spesso senza esserne pienamente consapevoli. Serve prudenza, certo. E serve anche evitare fughe in avanti improvvisate. Ma un vero esercito europeo – senza ambiguità rispetto alla NATO -, una scuola e una lingua comune, un fisco e una sanità condivisi, sostenuti dall’esperienza dell’euro e della Banca Centrale Europea: questi non sono sogni irrealizzabili. Sono progetti che potrebbero prendere forma in dieci anni se solo ci fosse volontà politica. Da lì si potrebbe ripartire per riconquistare un ruolo centrale nel mondo: non per nostalgia di egemonie passate, ma per tornare a essere un baluardo credibile di democrazia capace di dare nuova energia alla nostra cultura e alla nostra storia. Non occorre molto per tornare competitivi: serve un po’ di ginnastica mentale per scrollarci di dosso la pigrizia e il torpore di sovrani che hanno perso la corona ma non le abitudini. E se qualche Stato membro dovesse mostrarsi recalcitrante, ricorrendo a piccoli ricatti per rallentare un cambiamento atteso da anni, sarà necessario trarne le conseguenze. Potremmo scoprire troppo tardi che non stanno difendendo solo i propri interessi, ma anche quelli di qualcun altro. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina. Due anni passano in fretta. Se alla Casa Bianca dovessero tornare Presidenti più ragionevoli il rischio sarebbe quello di rimandare ancora, confidando in un rassicurante ritorno alla normalità. E la nostra antica pigrizia tornerebbe ad annebbiare menti che oggi, forse per la prima volta dopo molto tempo, sembrano costrette a essere pragmatiche. L’Europa ha davanti un’occasione storica. Ma le occasioni se non vengono colte diventano rimpianti.
Angelo Santoro

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