
L’evento è patrocinato dal Senato della Repubblica, dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e dal Comune di Firenze.
Questo il programma:
Presiede
Ivano Tognarini
Presidente ISRT
Saluti
Francesco Adorno
Presidente STSR
Marcello Calamari
Presidente Circolo Gobetti
Introduzione
Paolo Bagnoli
Direttore ISRT
Relazioni
”Eugenio Artom e il liberalismo italiano”
Valerio Zanone
Senato della Repubblica
”Eugenio Artom e il risorgimento”
Zeffiro Ciuffoletti
Università di Firenze
”Eugenio Artom e il liberalismo fiorentino dopo la Liberazione”
Sandro Rogari
Università di Firenze
”Eugenio Artom e la Comunità Ebraica di Firenze: un ricordo”
Lionella Neppi Modona Viterbo
Comunità Ebraica di Firenze
Conclusioni
Antonio Patuelli
Fondazione Libro Aperto
Il Circolo Piero Gobetti segnala, tra gli altri scritti su E.Artom, l’opera di Piero Baldesi “Un esempio liberale: Eugenio Artom”, La Nuova Frontiera, Livorno 1985, dalla quale riportiamo la biografia.>
BIOGRAFIA DI EUGENIO ARTOM (1896 – 1975)
Eugenio Artom, di antica famiglia piemontese, nacque ad Asti nel 1896, terzo di tre fratelli (Henriette, 1892; Camillo, 1893; e infine Eugenio). Sua madre, sposatasi giovanissima, morì appena ventunenne. Henriette, Camillo ed Eugenio furono educati dalla nonna Enrichetta, donna di ferma volontà e di saldissimo senso morale.
Eugenio si sentì sempre molto unito alla città di Asti e provò per essa una grande nostalgia sin da quando, nel 1914, la famiglia Artom si trasferì a Roma per permettere ai figli di frequentare l’Università.
Scrive, ancora nel novembre del 1967, in una lettera :
«Se da Asti sono lontano, il mio cuore è rimasto sempre nella mia cara indimenticabile città a cui spesso penso e a cui, nei rari momenti in cui mi è possibile, ritorno con affetto filiale.».
Nel novembre del 1914 Eugenio si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma, ma il suo impegno di studente fu temporaneamente interrotto dalla guerra, alla quale Artom partecipò come caporale, poi sergente, poi sottotenente dei lancieri di Firenze ed infine, mandato a combattere sul fronte di Vittorio Veneto, si meritò la Croce di Guerra.
Si laureò nel 1919, in Giurisprudenza, discutendo la tesi su «Le funzioni costituzionali del Capo dello Stato». Dopo la laurea si dedicò ad inchieste giornalistiche per «La Tribuna» di Roma, come quelle sulle condizioni sociali e politiche del Belgio e dell’Ungheria, e pubblicò nel 1921 i “Lineamenti della crisi sociale”, con una prefazione di Achille Loria. Quest’opera ebbe una buona risonanza sulla stampa dell’epoca.
Sin da allora prese parte con grande slancio alla vita e alle battaglie politiche, prima condividendo le ansie di rinnovamento del movimento dei combattenti, poi impegnandosi decisamente nelle fila del partito liberale, da non molto costituito formalmente.
Dai liberali di Alessandria fu indicato per la lista, capeggiata da Giovanni Giolitti, che partecipò alla drammatica prova elettorale del 1924.
Pur senza speranza di elezione, dimostrò grande tenacia e generosità nei confronti del proprio partito, non deludendo coloro che lo avevano scelto come candidato. Particolarmente dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti si impegnò nell’opposizione al fascismo, e fece parte del consiglio della sezione romana del partito liberale, finché tutti i partiti antifascisti furono sciolti nel 1926. Impossibilitato a svolgere attività politica, Artom si dedicò quasi esclusivamente a quella personale, pur tra le difficoltà conseguenti alle sue non dissimulate idee di opposizione al regime. Ma anche come avvocato restò coerente alle sue idee liberali, come protagonista del “soccorso rosso”, coordinamento di avvocati (delle più diverse opinioni politiche) che prestarono, senza compensi o con compensi irrisori, la loro opera alla difesa degli imputati nei processi politici, sfidando il confino di polizia, istituito dal regime.
Nel 1927 sposò Giuliana Treves – figlia dell’avvocato Guido Treves, fiorentino coltissimo ed assai noto nel mondo finanziario italiano – che ha con lui condiviso con grande coraggio tutti i frangenti di una vita non facile.
A Roma, Artom è stato iscritto all’albo speciale della Corte di Cassazione e per circa 10 anni fu consigliere dell’associazione per la difesa dei poveri: primo esempio di quelle attività sociali cui si è impegnato con grande slancio civile ed umana solidarietà, senza alcun spirito assistenziale o caritativo, per tutta la vita. Nel 1932 Artom ebbe dalla Banca d’Italia, di cui era membro del consiglio di reggenza, l’incarico di rappresentarla nella liquidazione del Credito Marittimo, divenendo consigliere della società fiduciaria creata dalla Banca d’Italia stessa, per assumerne le attività: in tale veste promosse il risanamento di imprese marmifere e industriali e presiedette un importante gruppo di società immobiliari ed agricole.
In seguito al trasferimento allo Stato della società patrimoniale attraverso l’IRI, Artom fu allontanato dai suoi incarichi, perché non iscritto al partito nazionale fascista.
Nel 1934 fu chiamato a Firenze dal suocero Guido Treves, amministratore delegato de La Fondiaria, come delegato aggiunto della società stessa. Artom conservò l’incarico fino al 1938, l’anno di promulgazione delle leggi razziali.
Nel dicembre del 1939 entrò nel consiglio della comunità israelitica di Firenze, pur non avendo mai partecipato ad iniziative ebraiche, in un frangente drammatico per la comunità stessa, iniziando un’opera di assistenza per gli ebrei fiorentini nei loro anni più difficili, che acquisterà un particolare significato nei lunghissimi undici mesi di occupazione tedesca.
Durante la seconda guerra mondiale e il periodo della clandestinità Artom non cessò l’attività politica, pur nella pericolosa condizione di ebreo.
Le prime attività di gruppi liberali risalgono alla seconda metà del 1942.
Dopo il 25 luglio 1943 Artom fu protagonista con Aldobrando Medici Tornaquinci, Vittorio Fossombroni, Renato Fantoni, Guglielmo di San Giorgio e Marino Mari (gli ultimi due hanno pagato con la vita il loro impegno per la libertà) nella costituzione del nuovo partito liberale . Nei giorni dell’armistizio partecipò al comitato interpartitico e tentò di organizzare una resistenza all’invasione tedesca, pur non cessando la sua opera di assistenza agli ebrei fiorentini, anche quando, per sfuggire ai rastrellamenti, dovette rifugiarsi con la moglie Giuliana e il padre, in un paese sopra Carmignano. Egli tornava più volte la settimana a Firenze, per mantenere i collegamenti politici e assicurare un sussidio mensile ai cittadini ebrei, in concreta collaborazione con l’Arcivescovo di Firenze ed il suo valido collaboratore Monsignor Meneghello.
Per ragioni di sicurezza dovette lasciare il paesino di montagna e tornare nel paesino toscano, proprio quando più intensi erano i bombardamenti e implacabili le retate.
Iniziarono, così, le peregrinazioni per la città, le difficoltà di assicurare vitto e alloggio adeguati per il padre ed un interminabile susseguirsi di giorni drammatici, durante i quali un aiuto e un incoraggiamento assai importante per Eugenio vennero dalla consorte, signora Giuliana. Essa condivise con grande coraggio tutti i rischi che le persecuzioni razziali e la tenacia politica del marito comportarono, non ultima la trasformazione dei vari alloggi di fortuna in sedi di fatto del partito liberale e talvolta in punto di incontro delle riunioni del C:T.L.N., in cui Artom, insieme con Aldobrando Medici Tornaquinci, Vittorio Fossombroni, Renato Fantoni, Guglielmo di San Giorgio e Marino Mari, rappresentò il partito liberale.
Per l’impegno profuso nella battaglia di Firenze, Artom ha ricevuto la seconda croce di guerra.
Dopo la Liberazione non cercò cariche o incarichi. La sua figura era ormai molto nota alla cittadinanza. Durante il periodo della lotta clandestina, nonostante i pericoli continui e i disagi conseguenti alla mancanza di beni prima necessità, Artom, oltre a correggere le bozze della sua opera “Lord Palmerston nella sua vigilia politica” e a scrivere un saggio su Silvio Spaventa, redasse un opuscolo “Le nostre idee”, proposta di programma per il partito liberale, che nei mesi successivi ebbe un notevole successo, superando le divaricazione e i contrasti che caratterizzarono le prime assemblee del partito stesso.
Artom fu tra i protagonisti del primo congresso dei CLN della provincia di Firenze, tenuto il 15 e 16 aprile 1945, e del primo convegno dei CLN della Toscana il 20 e21 maggio successivi. Membro della Consulta Nazionale in rappresentanza del PLI, stimolò dibattiti su questioni finanziarie e di bilancio, nei quali dimostrò chiara competenza, trattando complicati problemi tecnici con grande semplicità di linguaggio e passione civile.
Artom fu particolarmente attivo nel 1951, quando dette un contributo all’unità delle forze liberali.
Membro del C.N.E.L. sino al 1963, anno in cui fu eletto senatore, componente del Consiglio Nazionale del PLI fin dalla sua ricostituzione, nel secondo dopoguerra, ha fatto parte dal 1946 al 1963 del Consiglio Comunale di Firenze, meritandosi la profonda stima di tutte le parti politiche, ed assumendo per vari anni, tra l’altro, l’incarico di assessore agli affari generali, affari legali e urbanistica.
Fondamentale la sua opera di ricostruzione del PLI a Firenze, con Aldobrando Medici Tornaquinci e Vittorio Fossombroni. Artom fu dal 1963 al ’68 presidente della direzione provinciale fiorentina e dal 1964 presidente del comitato regionale toscano del PLI, dal 1963 nella direzione centrale liberale, egli fu eletto nel 1971 vicepresidente nazionale del partito.
Intensa la sua attività culturale e storiografica: nel 1946, insieme a Carlo Morandi, Giovanni Calò, Alessandro Levi, Raffaele Ciampini e Sergio Camerani, Artom fondò la Società Toscana per la Storia del Risorgimento, non a caso indicata come “sua figlia prediletta”.
Nel 1948 ottenne la libera docenza, con un lusinghiero giudizio della commissione composta da Ciasca, Chabod e Morandi, che esaminò le opere storiografiche di Artom: “Lineamenti della crisi sociale”, “Lor Palmerston nella sua vigilia politica”, il breve saggio su “La politica estera di Lord Palmerston”, la ricerca su “Angelo Usiglio” ed articoli a stampa.
Artom ha sempre coltivato gli studi storici, non considerandoli secondari rispetto alle sue pur molteplici attività. Ha tenuto un corso sulle “Idee e direttive del Risorgimento” alla facoltà di magistero dell’università di Firenze e, fino al 1974, un ciclo di lezioni di storia risorgimentale ai corsi estivi della Scuola per Stranieri all’università di Siena. Inoltre, assai importante è il suo lavoro per approfondire la cooperazione storico-culturale italo-britannica e italo-francese. Artom è stato membro del consiglio amministrativo dell’Istituto Britannico di Firenze per oltre dodici anni, e per l’attività svolta gli fu assegnato l’Ordine del “Commander of the British Empire”, nel 1972. Esempi di grande lucidità sono stati i suoi interventi introduttivi e le sue conferenze nei convegni italo-britannici organizzati dalla Società Toscana per la Storia del Risorgimento, come numerose testimonianze ricordano.
Nel 1954 ha ricevuto dalla Francia la Croce di Cavaliere della Legion d’Onore, per il contributo dato alla cooperazione culturale tra i due Paesi.
Di grande importanza sono le testimonianze di probità amministrativa e competenza dell’impegno di Artom per l’Istituto Nazionale dei Ciechi, nel cui consiglio entrò nel 1947, assumendone la vicepresidenza (presidente era l’Avvocato Adone Zoli), e poi, dal settembre 1950, la presidenza, che mantenne per quindici anni, realizzando progetti e promuovendo iniziative.
Nel 1958 fu nominato presidente della commissione pro Meyer e il suo mandato fu caratterizzato da numerose realizzazioni scientifiche e nell’edilizia ospedaliera.
Fu tra i protagonisti nell’organizzazione della prima e delle successive mostre dell’antiquariato a Firenze in Palazzo Strozzi.
Egli riuscì ad onorare tutti questi gravosi impegni nonostante l’attività professionale di grande responsabilità: dopo la guerra Artom tornò al suo posto ne “La Fondiaria”, e dal 1953 fu nominato vicepresidente e subito dopo presidente dell’Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici. Assai delicato il suo incarico di presidente del Comité Européen d’Assurances proprio nel momento della nascita del C.E.A. stesso. In particolare egli presiedette il gruppo di lavoro “Mercato Comune”, stabilendo i primi contatti ufficiali con le autorità di Bruxelles ed ottenendo il riconoscimento del C.E.A. come organo rappresentativo della professione.
Nel 1972 egli dovete scegliere tra la presidenza dell’A.N.I.A. e quella offertagli da La Fondiaria, che richiedeva la sua pressoché ininterrotta presenza a Firenze: optò per la seconda, con una decisione sofferta e difficile.
Fino alla sua morte nel 1975 Artom continuò la sua attività storiografica e culturale. Nel maggio del 1975, nonostante il male che lo affliggeva, partecipò con uno dei suoi mirabili discorsi introduttivi, ad un convegno al “Ciocco”, in Garfagnana, organizzato dalla Società Toscana per la Storia del Risorgimento.
Egli è ricordato con profonda stima e affetto da amici ed avversari politici, che in lui hanno ammirato e ricordano l’onestà e la lucidità intellettuale, la competenza e il rigore, ma innanzitutto il disinteresse di chi sente la politica e l’impegno sociale come dovere civile.

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