Le due più grosse scommesse per la vera ripresa non sono ancora centrate, forse non sono nemmeno nel mirino: l’aumento dei consumi e il risparmio della spesa pubblica.
Il giro di boa del semestre economico non è stato tra i più solari. A dispetto dell’estate meteorologica che si annuncia assai calda, quella economica si presenta molto fresca, quasi fredda, qualcuno dice gelata. I segnali di ripresa registrati tra febbraio e maggio non si sono tradotti in una vera spinta nei consumi e negli investimenti. Tanto che l’altro giorno il governatore della Banca d’Italia Visco, assai prudente in fatto di giudizi e constatazioni ha usato due parole molto chiare e che non ammettono dubbi: stagnazione e ristagnazione. E non si sa quale sia il peggiore.
Sì dai, qualcosa si è visto con la riforma del mercato del lavoro: sono aumentati i contratti, ci sono state assunzioni. Qualcosa si è visto nei risparmi e negli accantonamenti: chi ha dei soldi mette da parte e cerca di fare salvadanaio. Ma le due più grosse scommesse per la vera ripresa non sono ancora centrate, forse non sono nemmeno nel mirino: l’aumento dei consumi e il risparmio della spesa pubblica sono ancora obiettivi lontani. Anzi proprio la predisposizione di molti concittadini a risparmiare denuncia l’effetto contrario e cioè serpeggia ancora molta sfiducia e si accantona un po’ di euro perché, domani non si sa mai.
Insomma i grandi fardelli del sistema Italia e cioè lo smisurato debito pubblico con il suo oneroso pagamento di interessi e la pressione fiscale tra le più alte de’Europa sono purtroppo sempre lì a zavorrare ogni tentativo di decollo. E sì che negli ultimi mesi tra il bazooka di Draghi, il contenuto costo del petrolio, una certa brezza favorevole internazionale insieme alle tre quattro riforme portate a casa dal volenteroso Governo Renzi potevano far ben sperare. Il nuovo semestre non si annuncia con una congiuntura internazionale così liscia: troppe tensioni sono ancora lì a oscurare l’orizzonte, dalla vicenda greca alle altre tensioni che scuotono la vecchia Europa che purtroppo non ha una idea di come rinnovarsi e riformarsi. O forse ce l’ha ma sono troppe e inconciliabili. E così entriamo in un secondo semestre 2015 con l’afa soffocante della meteorologia ma con il gelo dell’economia, con l’incertezza che si rimbalza ai tempi di fine 2014. L’immagine dello stagno del governatore Visco è, a ben pensare, ancora più desolante, perché ci dice che qualche piccola onda stava arrivando, che qualcosa si stava muovendo e poi, vai a cercare le vere cause, siamo ripiombati nell’acquitrino, senza nemmeno sentire il poetico gre-gre di ranelle.
Qualche riforma è in cascina, piccole svolte sono state impresse ma i colossi del debito e del fisco, della pesantezza burocratica e della giustizia che è ancora lunga come la betonica trascinano in basso quella debole farfalla che si sta librando nel cielo d’Italia. Ce la faranno i nostri eroi? Speriamo, per loro e per noi.

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