Il presidente dell’Inps, Boeri, avrebbe presentato al Governo una proposta di riforma delle pensioni anticipata otto anni fa al convegno riformista di Bertinoro.
Scarne indiscrezioni giornalistiche confermerebbero che lo scorso 29 giugno il presidente dell’Inps, Boeri, abbia presentato al Governo una proposta di riforma delle pensioni, che sarebbe incentrata su due punti essenziali:
- Introdurre la misura del pensionamento anticipato ad un’età compresa tra i 57 e i 62 anni e con un minimo di 35 anni di contributi, un anno in più per i lavoratori autonomi;
- la possibilità di ricalcolare, in misura parziale, l’assegno delle pensioni già in pagamento, mediante il sistema di calcolo contributivo, in maniera tale che le stesse pensioni siano gravate da una sorta di contributo di solidarietà, finalizzato al sostegno delle nuove generazioni.
Se tutto questo sia vero, ci piace evidenziare che i contenuti di tale proposta quasi ricalcherebbero i cardini della proposta di riforma del sistema pensionistico presentata nella relazione a Bertinoro del 3 e 4 marzo 2007, in occasione del lancio del progetto, poi fallito, dell’allora Costituente Socialista.
Infatti, la nostra proposta di allora riguardava l’estensione immediata del metodo di calcolo contributivo a tutti i lavoratori in attività di servizio e la facoltà per ciascuno di accedere alla pensione con gli stessi esatti requisiti suindicati al punto 1.
Noi, dunque, la proposta l’abbiamo formulata quasi nove anni prima. E questo, non può che significare almeno due cose. La prima, è che avevamo visto giusto. La seconda, che senz’altro più rileva, è che l’approccio riformista, che allora rappresentava un’opportunità, oggi rappresenta invece una necessità.
Necessità e motivo per i quali direi che valga la pena persistere.

Angelo Giubileo ha riportato alla memoria un episodio del quale occorrerebbe andare fieri. Quasi dieci anni fa, nacque dall’entusiasmo di molti laici, liberali e socialisti, il cosiddetto “movimento di Bertinoro”. A Bertinoro, infatti, avvenne la prima riunione del movimento, donde il nome. Fu un moto spontaneo di ribellione e di speranza, dopo oltre dieci anni della “seconda repubblica” che già stava rivelandosi fallimentare. La caratteristica del movimento fu subito una grande aderenza ai temi concreti, non alla politica politicante. Ed è d’obbligo rivelare che la relazione contenente le preveggenti proposte di riforma delle pensioni venne tenuta proprio da Angelo Giubileo. In quel movimento si impegnarono fortemente Pensalibero ed il “Gruppo dei Centouno” che da Firenze aveva poi raggiunto una dimensione nazionale. Per il ruolo trainante che ebbe, ricordo Lanfranco Turci ed il gruppo di giovanissimi e bravissimi intellettuali che attorno a lui stavano dimostrando tutto il loro valore: potevano diventare quella nuova classe dirigente di cui laici liberali e socialisti avevano bisogno. Il movimento naufragò, a mio avviso (ma altri potrebbero dare altre spiegazioni) per una errata valutazione di molti dirigenti socialisti che da un lato affrettarono i tempi e, dall’altro, si illusero che sarebbe bastata una piccola e non meditata riunificazione socialista per dare vita ad un grande movimento. Fu celebrata, così, una “Costituente Socialista” e fu subito notte fonda. Ma questo, ripeto, è solo il mio punto di vista. Mi illudevo che si potesse creare una cosa nuova e non riscaldare una minestra e per questo mi ritirai in buon ordine senza partecipare alla Costituente. Ma, forse, era impossibile. O era troppo presto.