Essere, o non essere, donna in questo Paese ha un senso, oggi, ne ha mai avuto uno, in passato, e ne avrà mai uno nel futuro, affatto roseo, che ci si prospetta?
In altre parole, è peggio il Carneade Saia che dà di lesbica alla Bindi, con intento grettamente offensivo, o Enzo Biagi che paragona la scelta politica della Moratti a quella di un grazioso passatempo da ricca signora annoiata che, in un’altra epoca più civile e, soprattutto, di maggiore chiarezza dei ruoli, avrebbe senz’altro ripiegato sul ricamo?
Ma, soprattutto, è possibile che nel 2006, nel nostro Paese, si debba ancora discutere la liceità della partecipazione delle donne alla vita politica, sociale e civile?
Non abbiamo ancora seppellito Madame Bovary ed Anna Karenina, che hanno cercato un senso ed un ruolo nel luogo più sbagliato, ovvero nell’effimero, irritante, superficiale, immaturo consenso maschile – laddove, ovviamente, gli uomini siano effimeri, irritanti, superficiali, immaturi, il che sempre non è, ma certo il dato statistico quotidiano comincia a diventare allarmante.
Il velinismo pare essere l’unica forma di presenza – nel vero senso del termine – femminile unanimemente accettata in questo Paese, che non legge nulla ma compra oltre un milione di copie del magazine che allega il calendario con la strafiga di turno. Che è bella, muta e non impegna – né se stessa né gli altri.
Una domanda: quando smetteremo di alimentare questa sottocultura cialtrona e fatta di luoghi comuni? Ovvero, quando smetteremo di parlare di donne, e cominceremo a parlare di persone?!
Chi.Bo

Il grande giornalista deve avere, tra i tanti, qualche problema irrisolto con le donne. Mesi fa, definì bonazza la segretaria di Forza Italia di Bolzano. Oggi parla di casalinghe annoiate.
Infatti al Maestro non verrebbe mai in mente di scrivere del grazioso passatempo di un ricco pensionato annoiato qualora fosse conferito, metti a Guido Rossi, il compito di occuparsi dei guai del nostro calcio.