Di fronte alla crisi umanitaria seguita alla guerra in Siria, Iraq e Libia, l’occidente non ha saputo dare le risposte attese dall’opinione pubblica progressista del continente europeo. Se si fa eccezione per la capacità di accoglienza dimostrata da Italia, Grecia e Germania, tutti gli altri Paesi europei hanno dimostrato egoismo, intolleranza e crudeltà. Si può parlare di egoismo quando la Francia chiude periodicamente la frontiera a Ventimiglia, per non far entrare i migranti sbarcati in Italia, celandosi dietro l’assurdo trattato di Dublino che stabilisce che è la nazione dove sbarcano i profughi che deve farsi carico dell’identificazione e dell’accoglienza. E’ intolleranza quella degli inglesi che hanno monitorato il tratto stradale che passa sotto il canale della Manica, schierando uno spietato regime di polizia, con il risultato che i migranti si infilano sotto i tir per poter entrare in Inghilterra, rischiando la vita. Fra i comportamenti più disumani c’è l’Ungheria che deve il suo attuale benessere alla Comunità europea, e che negli anni ’50 ha visto accogliere dalle nazioni confinanti ben 500mila ungheresi che fuggivano dal regime comunista e dalla miseria. Il governo ungherese è stato il primo ad erigere barriere di filo spinato. Anche la Polonia sta imitando il cattivo esempio dell’Ungheria. Per non parlare dell’opulenta Austria, che sta dimostrando un comportamento inqualificabile, con l’annunciata chiusura delle frontiere. L’analisi potrebbe continuare… Emerge con evidenza che deve essere impedito che un singolo Stato possa unilateralmente chiudere le proprie frontiere o limitarne l’ampiezza. Vanno controllati e vigilati i confini d’Europa anche militarmente, ma il trattato di Schengen deve rimanere come elemento fondante; le nazioni, che non lo rispettano, dovrebbero intendersi automaticamente fuori dalla Comunità. Ha ragione il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, quando afferma che alla Polonia, all’Ungheria ed altri Paesi che violano Schengen vanno revocati i contributi Ue che ricevono annualmente e costituiscono una dell’entrate principali di quegli Stati. I lettori che ci seguono con assiduità sanno che abbiamo sempre criticato le modalità d’ingresso -avvenuto in modo frettoloso- dei Paesi dell’Est nell’Unione europea. E’ mancato un processo di graduale integrazione, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: la disgregazione del progetto che avrebbe dovuto portare ad un’ unificazione anche politica del vecchio continente. L’Europa avrebbe potuto fare di più, ma anche gli Stati Uniti, di fronte allo sterminio di uomini, donne e tanti bambini. Una strage paragonabile solo alla drammaticità delle immagini della Seconda guerra mondiale, con la differenza che a perpetrare i crimini durante il conflitto che ha insanguinato gli anni ’40, c’erano degli eserciti schierati che non nascondevano la loro ferocia. Lo sterminio ai giorni nostri non è programmato come quello di Hitler; la tragedia si consuma in modo crudele, sotto gli occhi degli addetti ai lavori, giorno dopo giorno. Ma lo scorrere delle immagini di bambini in braccio ai genitori che piangono, al freddo e senza cibo, mentre i poliziotti turchi e greci, che non soccorrono neppure i piccoli, rimarranno negli annali della storia, al pari dei campi di sterminio nazisti. E che dire dei tre miliardi che l’Italia darà alla Turchia, in aggiunta ai fondi degli altri Stati, per costruire uno sterminato campo di concentramento che potrà contenere fino a 5 milioni di profughi, per fare in modo che siriani, curdi e iracheni non possano sbarcare in Europa. Tutto questo è assurdo, in modo particolare se consideriamo che la Turchia lascia aperte le frontiere ai migranti, ma abbandonandoli nella più assoluta indigenza. Tutto questo è assurdo! Gli europei dovrebbero prendere esempio dai lampedusani. Il film documentario “Fuoco a mare”, premiato al festival di Berlino, dovrebbe rappresentare un monito e un insegnamento per tutti.
Espellere dall’Europa le nazioni che chiudono le frontiere
Le immagini di bambini in braccio ai genitori che piangono, al freddo e senza cibo, rimarranno negli annali della storia, al pari dei campi di sterminio nazisti.
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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