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Esiste davvero uno spazio politico per una “destra moderata”?

di Daniele Marchetti | 22 Febbraio 2015

A destra vive un “caos disperato” con una destra populista in forte ascesa di consensi ed un’area moderata (FI e NCD) sempre meno rappresentativa ed assai incolore.

 

Nella sua analisi, come sempre lucida, chiara ed estremamente efficace, il prof. Pombeni, dalle colonne del Sole 24 ore, delinea un quadro preciso in cui il centrodestra, con l’abbandono del liberalismo e l’approdo ad una «prospettiva populista verso il futuro», si trova ad operare.

Un affresco “verace” nel quale, fra l’altro, Ncd è rappresentata -in modo assai accurato- come la riproposizione, neppure troppo aggiornata, del “fu” Psdi.

Ciò che invece sembra far difetto al ragionamento proposto da Pombeni, il cui fine era quello di porre in evidenza la necessità di una “destra moderata”, è la presa di coscienza del cambiamento di spartito imposto dall’avvento del “renzismo”.

Se infatti, il berlusconismo ha favorito il bipolarismo, il renzismo sembra riconfiguarare uno scenario politico ex-prima Repubblica a parti invertite.

Andiamo per ordine. Nella cosiddetta prima Repubblica vi era un partito egemone, la DC che copriva il centro e la destra moderata, relegando a “riserva indiana” la destra più oltranzista.

A sinistra, per contro, vigeva un “caos ordinato” con una sinistra moderata (o riformista) rappresentata essenzialmente dal PSI, la sinistra propriamente detta (o storica) rappresentata dal PCI e le espressioni spurie più oltranziste.

Con l’avvento del renzismo lo schema sembra ribaltarsi. Il PD, sempre più partito di Governo, oltre a rappresentare le istanze riformiste e della sinistra democratica, “occupa” gran parte del centro relegando le posizioni più ortodosse a semplice vessillo testimoniale. Mentre a destra vive un “caos disperato” con una destra populista (e per tanti versi, lepeniana) in forte ascesa di consensi ed un’area moderata (FI e NCD) emarginata al centro, sempre meno rappresentativa ed assai incolore.

Questo è lo scenario che il prof. Pombeni sembra sottovalutare e con cui, invece, si impone un confronto.

Quella “destra moderata” di cui si invoca la necessità, sembra non avere acqua in cui galleggiare: le istanze -storicamente rappresentate della “destra berlusconiana”- di un ceto medio assai provato dalla crisi economica  sono in gran parte assorbite dalla propensione governativa (e da un Premier dinamico e, a suo modo, sedizioso) alla “rottamazione” ed alla crescita e, per una parte assai residuale ma chiassosa, dalle proteste di una  destra “sfascista” assettata di un consenso “a buon mercato”.

La consapevolezza di questo nuovo, inedito, assetto politico appare quindi la premessa indispensabile per un’analisi più realistica di un fenomeno, quello del dissolvimento della destra come si è andata strutturandosi nell’era berlusconiana, che si delinea più come un corollario -fisiologico- degli eventi, che come incapacità di proposta politica.

Eventi di cui la cosiddetta “destra moderata”, per vent’anni assai inconcludente, porta una responsabilità politica innegabile.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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