Secondo un autorevole rappresentante del governo egiziano all’Onu, Regeni e il governo avevano o stanno esagerando.
Concordiamo pienamente sia nel primo che nel secondo caso. Il nostro povero ricercatore era italiano e non , che so, americano, inglese, francese o tedesco. In quanto tale avrebbe dovuto sapere che il suo livello di tutela era di gran lunga inferiore rispetto a quello di cui disponevano i suoi confratelli. Questi, anche se spie ( anzi, soprattutto se spie) sarebbero stati opportunamente rilasciati; un ricercatore italiano che si impicciava delle faccende interne e dei gruppi di opposizione ad un governo magari anche illuminato ma sicuramente fumantino la fine che ha fatto se l’era proprio andata a cercare. ( Essere americano conta eccome; pensate un pò a come sarebbero andate se vittime del sinora presunto stupro dei carabinieri di Firenze fossero state due exrtacomunitarie sbronze anzichè due turiste americane nelle stesse condizioni. Nel primo caso un’innocenza dei rappresentanti dell’arma, magari presunta, ma rivendicata dalla stessa ministra; nel secondo, quello reale, sentenza di condanna con annesse scuse dalla ministra Pinotti; un esempio raro di servilismo ambientale…).
In quanto al governo italiano perchè mai andare a raccontare che il ritorno dell’ambasciatore serviva alla ricerca della verità sul caso Regeni ? Una scusa pietosa, se ad uso interno ( se la presenza dell’ambasciatore era essenziale allo scopo perchè mai richiamarlo ? E se non lo era- dato il persistente rifiuto di collaborare da parte del Cairo- perchè farlo tornare ?) e quindi rivolta ad un uditorio più che disposto a lasciare cadere l’intera vicenda.
Agli occhi del Cairo, invece, l’insistenza italiana era esagerata se non provocatoria. Al Sisi si era convinto, soprattutto dopo la riunione delle nostre commissioni esteri, che Roma aveva finito con l’accettare l’ultima spiegazione del governo egiziano: “non siamo stati noi; sono stati quelli che hanno interesse a rovinare i nostri eccellenti rapporti”. Una spiegazione che avrebbe tranquillizzato la stragrande maggioranza dei politici italiani ansiosi di tornare al “business as usual”; distogliendoli di fatto dalla “mission impossible” di cercare il vero colpevole tra un’infinità di possibili soggetti.
C’è purtroppo, anche tra di noi, chi vuole cantare fuori dal coro; fino a sostenere che l’arroganza, questa sì esagerata, manifestata nei confronti del nostro paese da dirgenti egiziani, libici, francesi, austriaci, ungheresi europei, israeliani, sauditi e “last but not least, americani non è che il riflesso della nostra, anch’essa esagerata, tendenza a subirla passivamente.
Ma si tratta di pochi esagitati che predicano nel deserto; anche perchè la loro patria di una volta, la sinistra, ha da tempo perso la capacià di indignarsi.
Alberto Benzoni

Dal sito della Società italiana per lo studio della storia contemporanea:
Attentato e rappresaglia. Il PCI e via Rasella
Alberto ed Elisa Benzoni
Marsilio, Venezia 1999
Alberto Benzoni, vicesindaco del Comune di Roma tra il 1971 e il 1985, militante socialista non craxiano, autore di diversi saggi sulla storia del socialismo italiano, ha scritto, sulla vicenda di via Rasella, un volume a quattro mani, insieme alla figlia Elisa. Il libro, basato esclusivamente sulla rivisitazione della ricca memorialistica esistente, muove da una tesi precisa: l’attentato di via Rasella va inserito nella “strategia politico-militare del Pci romano ad un tempo provocatoria e fallimentare”, mirante (siamo prima della svolta di Salerno) a “determinare le condizioni per un ruolo egemone dei comunisti all’interno di un’ipotesi insurrezionale che portasse la loro impronta” e quindi a trascinare “nel ciclo attentati-repressione i cittadini fino ad allora rimasti ai margini della lotta, in una posizione ostile sì ai nazifascisti ma sostanzialmente passiva”. In questo senso la rappresaglia poteva essere messa nel conto, se fosse servita a stimolare all’azione la popolazione e quanti, all’interno della Resistenza (in particolare a Roma, dove si confrontavano le possibili strategie dei vari gruppi: il Pci, Giustizia e Libertà, il gruppo di Bandiera Rossa, i socialisti, i monarchici) non condividevano la pratica del terrorismo urbano. È una tesi indubbiamente revisionistica, come riconoscono gli stessi autori, pur respingendo quello che essi chiamano “revisionismo ideologico”. Ciò non toglie che oggetto della critica dei Benzoni rimanga l’autocensura che il Pci e la storiografia di sinistra avrebbero attuato nei confronti di via Rasella (anche se a p. 10 si afferma che, per la ricerca, è stato sufficiente materiale “pressoché integralmente proveniente dal movimento partigiano o da sensibilità politiche e storiografiche vicine alla Resistenza”). Una sorta di rimozione dovuta a due motivi: l’affermare una “separazione insensata” tra attentato e rappresaglia e la “necessità di conservare l’immagine della lotta di liberazione come fatto unitario, soprattutto nei confronti di tentativi di delegittimazione da parte fascista”. Resistenza e costruzione della memoria storica si incontrano. Proprio in questo ambito, una qualche perplessità desta l’ultima pagina del libro, nella quale viene data giustificazione dell’epigrafe iniziale: “a tutti i morti del marzo “44… E cioè a quelli delle Ardeatine, ma anche agli altoatesini del Bozen […]. Per la sorte che hanno subito, del tutto inconsapevoli, e per la condanna persecutoria, del tutto strumentale, di cui sono stati oggetto dopo morti […]. Nel loro caso non occorre scomodare grandi e impegnativi disegni di pacificazione nazionale e di rispetto per i valori delle opposte fazioni. Niente fascismo e antifascismo, né questioni ideologiche; non c’è niente da riconoscere. Basta un semplice gesto di pietà”. Se è lecito e necessario discutere della Resistenza in tutti i suoi aspetti, se si indaga sul significato di parole come “città aperta”, “guerra partigiana”, “rappresaglia”, più arduo è il tentativo di utilizzare un sentimento, la pietà, come categoria storiografica.
Giovanni Scirocco
Potrei avere casa editrice e anno di pubblicazione del libro “Attentato e rappresaglia”. Grazie.
Se avete disponibile ll testo di qualche recensione, potreste inoltrarlo allo scrivente? O segnalarlo in questo stesso spazio , se nulla osta ?