Dalle sue lontane origini fino ad oggi il guappo è stato spesso dipinto come un difensore dei deboli quando, in realtà, era anche un loro tiranno. Idealizzato dagli intellettuali napoletani, ritratto come un personaggio pittoresco e quasi innocuo nei libri di memorie, il guappo è un malvivente, come è confermato dalla sua discendenza dai compagnoni, banditi che infestarono il Regno delle due Sicilie sin dalla dominazione aragonese. In quanto al di fuori di ogni setta, i compagnoni possono considerarsi i veri precursori dei guappi e rappresentarono una vera e propria piaga al punto da costringere il viceré Pedro de Toledo ad emanare nel 1533 un editto che li puniva con la pena di morte per le malefatte compiute (saccheggi, incendi, tumulti popolari, nonché il frequente reato del capear, ossia il furto della cappa).
Nel corso del tempo il guappo non ha esitato a sfruttare prostitute ed impresari di agenzie di pompe funebri, reagendo col sopruso alla miseria da cui proveniva. E, benché possa apparire anomalo, sapeva essere generoso, forse per riflesso delle umili origini, verso i più poveri.
Né ci si deve sorprendere per l’atteggiamento sentimentale mostrato dagli artisti nei tanti aneddoti sui guappi che riflettono, semmai, nella loro retorica, il rimpianto verso questa figura ormai scomparsa e la nostalgia per una Napoli che non c’è più.
Eroe o guappo di cartone allora? Di sicuro un personaggio controverso, a meno che non lo si voglia ridurre, per comodità, ad uno stereotipo.
Forse il tempo, di solito tiranno, una volta tanto sarà amico di chi, vissuto in una Napoli senza guappi, è così fuori gioco da poter essere più sereno ed obiettivo nel giudizio.
Monica Florio

Lascia un commento