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Ernesto in bicicletta – III episodio

di Enrico Martelloni | 30 Settembre 2012

Ernesto e l’autovelox.

Ernesto pedalava ormai da parecchie ore sulla sua bicicletta magica. Da quando aveva lasciato l’ufficio si era fermato solo un paio di volte: una fumarsi una sigaretta, l’altra, per ammirare il tramonto di quella sera, limpida e fredda. “Bisogna avere gli occhi per vedere…” pensava Ernesto. Il sole era di un rosso acceso, ormai dietro le montagne, sembrava un incendio che devastava i boschi delle vette arrotondate, scure, sullo sfondo luminoso del sanguigno tramonto, sfumato tra l’azzurro, fino al blu della notte. S’annunciava forse una Sabba? Una notte con streghe volanti che su vecchie scope si sarebbero aggirate sopra il suo capo? Ernesto continuò tra il silenzio di quel meraviglioso tramonto a pedalare.  Non si stancava mai.  Dopo molto tempo, a notte fonda, vide un uomo in tuta da meccanico appena illuminato da una torcia, impegnato a fare qualcosa su di un lato della strada. Gli si avvicinò con uno sguardo da ebete curioso. “ Lei che lavoro sta facendo?” esordì “Non lo vede… riparo gli autovelox. Lavoro in proprio.” Rispose l’uomo dalla tuta di meccanico con sorriso ironico. “ Sì, lo vedo…e poi li rimonta immagino?” domandò con altrettanta ironia, Ernesto. “ Se ne ho voglia e sempre con qualche modifica di modo che non funzionino più. Altrimenti li lascio smontati” “Ah!” Annuì Ernesto. “Sicuro, faccio un lavoro utile alla collettività, ci guadagno sa?” “ La mia è un’attività in proprio, sono un imprenditore, pago le tasse, tutto alla luce del sole” “bhè non direi, ora è notte fonda” “Poco spirito ragazzo, c’è gente che soffre sa? Ed è costretta a lavorare di giorno per procurarsi il pane per vivere”.  Disse cambiando tono alla voce l’ometto dall’abbondante epa con i capelli bianchi lunghi fino alle spalle. “Io mi alzo il pomeriggio alle cinque per lavorare di notte.”. Proseguì. “ Da dove trova il guadagno, scusi, da questo lavoro?” sorrise scettico Ernesto.”. Mi creda c’è. Tutti gli autovelox che metto fuori servizio mi rendono almeno 150 euro. Io ero un padroncino una volta ed avevo un furgone col quale consegnavo la merce, non s’immagina lei quante volte ho dovuto pagare per colpa di questi meschini oggetti. Multe Salatissime.” “ Forse lei andava un po’ forte su quelle strade…” “Ma cosa dice” interruppe adirato” Le assicuro che quei trosky lì, sono delle carogne: scattano senza pietà con limiti di velocità bassissimi, fatti a posta per gabellare la gente. Io ne prendevo cinque, dieci, ogni giorno, un po’ in tutta la provincia e fuori. Basta un attimo di distrazione, è facile andare oltre. Ora calcoli da solo, quanto dovevo pagare. Smontandoli e rimontandoli, come garba a me, magari con un poco di senso artistico, rendo due servizi e faccio un guadagno.”. Scusi ancora, ma non vedo tutta questa convenienza nel suo lavoro.”. Chiese Ernesto. “Io dichiaro tutto al fisco, ci pago le tasse sopra.  Lei se pensa che non pagando più risparmio settecentocinquanta euro al giorno, lo moltiplichi per venti giorni lavorativi e guardi se non è una bella mesata, poi, quando sono in vena li rimonto a modo mio….artisticamente, come le ho detto, contribuendo alla bellezza monumentale della città” “Per quello ci vuol poco…” aggiunse Ernesto con un lieve sorriso che gli illuminò il viso, asciutto e leggermente abbronzato. “Non si faccia nemmeno sentire! Lei capisce poco d’arte, vero?  Di quella contemporanea mi pare nulla. Qui buttano via quattrini come caramelle al vento, fatti con i denari dei contribuenti e degli Autovelox per finanziare delle cose che paiono rifiuti ed invece lo sono davvero, senza che l’ente per il recupero della spazzatura si preoccupi di smaltire.   Lo lasci dire a me, caro lei…come si chiama?” “Ernesto.”. “ Io Donato, ma per gli amici, Donatello.”. “Come fa per gli autovelox del nuovo tipo che sono su pali così alti.”. Domandò interessato Ernesto.”. Quelli sono i più semplici, si tirano giù bene. Poi con la saldatrice li rimonto come fossero Gru nella palude.” “Ma come fa?” “ Ora vuoi saper troppo.” Rispose quel buffo ometto. “ Io i trucchi del mestiere non li racconto mica al primo che passa. Sono cose che s’imparano con fatica c’è tutta una tecnica che non sto qui a raccontarle.”. Ernesto accettò il bicchiere di vino che Donatello gli diede nel mentre che si erano seduti per la pausa per la colazione dell’ometto in tuta da lavoro. “E se la fermano che fa?” “ Non possono, io gli vado sempre in quel posto al momento giusto. Ho imparato ormai. Li frego sempre e sorrido della loro miseria!” “ Non esagera Donatello, io non capirò d’arte, ma non mi sembra proprio un genio, o forse lei lo è: incompreso, come quelli moderni.”. “ Lasci stare quelli moderni, le ho detto! Ad ogni modo lei mi è simpatico, lei non conosce bene queste cose e discutere sarebbe una lotta impari senza senso.”. chiuse Donatello. La notte non era più lei, stava impallidendo e si preparava ad accogliere l’alba.   Ernesto s’accomiatò “La saluto, Donatello, e mi permetta: i più sinceri auguri di successo.”. “Lasci stare il successo io sto bene così come sto.”. “Allora, venga a trovarmi, senz’altro lei riconoscerà la mia casa le offrirò dell’ottimo Tè” “ Sì, ottima idea. Preferisco il vino, però” Precisò l’ometto “ Anche quello, non si preoccupi faremo desinare assieme …arrivederci!” Ernesto prosegui, quindi, la sua pedalata fino a voltare la collina, più lontana. Si fermò in fondo alla discesa. Le auto avevano interrotto con sempre maggior frequenza il silenzio mattutino. Un autobus di turisti gli era passato nel senso opposto, mentre tirava la sua bici sul cavalletto. Una bici dalle straordinarie capacità. Con un’abile mossa, in un colpo, dischiuse i cartoni foderati di nastro da pacchi marrone ma elastico, formando un tettuccio come se fosse quello di un’auto cabriolet, con tanto di grondaie e camino, che d’inverno sbuffava come una vecchia locomotrice a vapore. Il tetto era sorretto da pareti con una finestra sul dietro. Pareva una casetta e vi entrò, chiuse l’uscio di casa dietro di sé. Si voltò e in fondo alla sala aprì la finestra, per dare un poco d’aria. In una casa come questa non poteva mancare la cucina, e prima di andare a letto, Ernesto preparò una camomilla con del miele. Era Sabato, finalmente poteva riposare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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