
In assenza di notizie rilevanti, tra ieri e oggi, i mercati sono rimasti stabili e in trading range, anche se cominciano ad intravedersi preoccupazioni verso il possibile ulteriore rialzo del costo del denaro, da parte della Federal Reserve domani sera. Il consensus, va ricordato, è per un nulla di fatto, ed è questa la ragione della stabilità dell’equity, specie di Wall Street che ieri ha chiuso leggermente positivo. Nella notte invece, i listini asiatici sono scesi invece in ragione delle preoccupazioni riguardo alla persistenza delle banche centrali verso un politica monetaria restrittiva. Nello statement della Rba infatti, nonostante il mantenimento dei tassi invariati, si legge che l’inflazione ha superato il picco e i valori restano troppo alti. La Banca centrale ha ribadito che potrebbe essere necessario un ulteriore inasprimento per riportare i prezzi intorno al 2%-3%, aggiungendo che il tutto dipende dai dati e dall’evoluzione degli aggregati macro, che già peraltro vivono una fase di rallentamento con un tasso di disoccupazione che potrebbe aumentare, secondo le stime. Il dollaro australiano resta vicino ai minimi di periodo contro dollaro Usa anche se le price action in questo momento, non evidenziano un aumento della volatilità. Gli indici di rischio restano in territorio neutrale con il Vix a 14 e l’indice fear and greed a 48.
PETROLIO.
Sul fronte dei prezzi del greggio segnaliamo un rialzo ulteriore dei prezzi , ai livelli più alti degli ultimi 10 mesi, a fronte di un calo dell’offerta che sembra la principale ragione dell’andamento delle price action. Brent in area 95 e Wti a 92 in ragione del calo dell’offerta di gas scisto anche negli Stati Uniti, con una produzione di 9 milioni di barili al giorno, il livello più basso da maggio. I sauditi, contemporaneamente appoggiano la decisione di Opec+ di ridurre la produzione. I rischi quindi, in questo fase, sono per eventuali ulteriori aumenti di valore del greggio che potrebbero riportare i prezzi sopra i 100 dollari.
VALUTE.
Sul fronte dei cambi, EurUsd vicino al supporti chiave di 1.0630 che potrebbe essere sotto attacco domani se la Fed alzasse il costo del denaro, così come il Cable che si ritrova a ridosso del supporto chiave a 1.2350. Un breakout porterebbe i prezzi anche 100 150 pips al di sotto di tali livelli, sia per la moneta unica, sia per la valuta britannica. EurGbp che intanto si avvicina alle resistenze chiave di 0.8650 60 che se rotte al rialzo, porterebbero i prezzi sopra quota 0.8700. Oceaniche stabili ma vicino ai supporti chiave mentre il UsdJpy rimane a ridosso di 148 senza sfondarlo, in attesa delle decisioni della Boj questa settimana. Sulle altre valute poco da segnalare, anche sulle emergenti con il UsdCnh che per ora rimane stabile in area 7.3000. Sul fronte dati, segnaliamo oggi il dato finale sull’inflazione di Eurozona, attesa a +5.3% nel dato su base annua generale, e a +0.6% su base mensile, mentre il dato core su base annua è atteso ugualmente a +5.3%. Nel primo pomeriggio, dati sui nuovi cantieri e permessi di costruzione Usa oltre all’inflazione canadese.
Saverio Berlinzani

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