L’80° Maggio Musicale ha avuto l’appendice dell’Extra Festival con uno splendido concerto dei Berliner Philharmoniker, una delle compagini più prestigiose a livello internazionale, se non la migliore in assoluto, ammesso che si possano fare graduatorie di questo tipo. Di fronte ad un teatro dell’Opera gremito in ogni ordine di posti, gli orchestrali tedeschi si sono esibiti con un programma basato su musiche di Schumann e Wagner; erano guidati dal trentaseienne Gustavo Dudamel, direttore venezuelano venuto a Firenze per la prima volta una decina d’anni fa, quando diresse l’Orchestra del Maggio in una scoppiettante Sinfonia fantastica di Berlioz.
Rispetto ad allora Dudamel, con la sua interpretazione odierna della Sinfonia n. 3 (la cosiddetta “Renana”) di Schumann, è apparso maturato ed assai meno “esplosivo”; infatti ha saputo mettere in risalto efficacemente l’ampiezza e l’eleganza del fraseggio, grazie soprattutto alla magnificenza timbrica ed alla sicurezza tecnica degli strumentisti berlinesi, perfetti in ogni settore dell’orchestra. D’altra parte, questo abbassamento della temperatura espressiva è andata un po’ a discapito di una certa passionalità della “Renana”, che a tratti è sembrata carente di quello slancio tipico del romanticismo di marca schumanniana.
Molto più convincente la lettura di Dudamel nei cinque brani wagneriani estratti dalla monumentale Tetralogia, in particolare nel “Viaggio di Sigfrido sul Reno” e nel “Mormorio della foresta”, pezzi in cui l’intenso lirismo è stato ulteriormente esaltato dall’eccellenza interpretativa degli orchestrali, mentre la conclusiva e celeberrima “Cavalcata delle Valchirie” è stata in parte ridimensionata dal direttore venezuelano nei toni eroici che la caratterizzano.
Travolgente successo di pubblico, cui è stato concesso un bis wagneriano, il magnifico “Liebestod” dal Tristano e Isotta.
Luca Summer

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