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Emilia Bigiani e ANCHE LA PIOGGIA TORNA AL FIUME

Servizio di Stefano Mecenate

di Stefano Mecenate | 3 Maggio 2020

Emilia Bigiani, modenese di nascita, calcesana da molti anni. Guardandosi  indietro cosa ricorda, per lei significativo, della sua vita professionale e non, finora vissuta?

Diciamo che, come per la maggior parte delle persone, nella mia vita non ci sono state molte scale di cristallo, ma ogni esperienza mi ha insegnato a lottare a godere di ogni briciola di gioia quando capitava. 

Uno degli aspetti più significativi della mia vita credo sia legato proprio alla mia infanzia quando, in totale libertà, sono entrata in contatto con la natura. 

Dico sempre che la natura mi ha concesso la sua amicizia  regalandomi anche la selvatica consapevolezza che hanno le sue piccole cose nascoste; inoltre, mi ha permesso una meno confusa comprensione del mondo e la capacità di non subire mai una solitudine interiore. 

Poi, come per tutti, un compagno di vita, figli, lavoro e viaggi sono state tappe essenziali che hanno contribuito al mio crescere. Certamente l’incontro con la malattia e la morte di mia figlia sono stati devastanti, un passaggio nell’inferno che lascia ferite sempre sanguinanti.

ANCHE LA PIOGGIA TORNA AL FIUME, il romanzo pubblicato con dreamBOOK edizioni, non è il suo unico romanzo pubblicato. Perché questo bisogno di scrivere?

Nella mia infanzia, nell’adolescenza e oltre nelle famiglie non c’era l’abitudine condividere i pensieri  che, anzi, venivano tenuti gelosamente nascosti ritenendoli il più delle volte assolutamente inutili e/o contrari al comune senso pratico del mondo degli adulti. 

Ancor più questi pensieri venivano secretati se, in qualche modo, manifestavano una qualche stranezza; ecco perché, pur soddisfacendo il bisogno di affermare  in qualche modo il mio proprio essere  esprimendolo in forma scritta, nascondevo le mie parole con un grande senso di colpa e vergogna. Tutto questo fino a quando lessi Lo straniero di Baudelaire  e compresi che era concesso dire quello che si pensava. Quando poi incontrai Garcia Lorca imparai anche il mezzo di esprimermi attraverso le metafore. Eppure tutto mi rimaneva un confuso desiderio e il non sapere perché avevo sempre l’urgenza di scrivere e  a cosa servissero le parole che si formavano sui miei quaderni con la copertina nera e i bordi rossi; la lettura di  Un albero cresce a Brooklyn mi fece scoprire di avere tante affinità con Francie Nolan e seppi che avrei voluto scrivere storie, poesie e libri dove scaricare ogni mio recondito pensiero, dove raccontare dei boschi, del fiume e, nascostamente, dire di me.

Cosa ha voluto raccontare con ANCHE LA PIOGGIA TORNA AL FIUME?

Prima di questo romanzo,  avevo già pubblicato due libri di favole dedicate a mia figlia,  due libri di poesie e un altro romanzo intitolato “IL SENSO DEL FIUME”. Un romanzo per me necessario per rivisitare le mie radici ancora aggrappate a quella terra ferocemente misera dove la fatica per il pane quotidiano costava tantissimo, dove raccontavo del gruppo di case  lontane da tutto, nel profondo Appennino modenese dove ho trascorso la mia prima infanzia e dove ho conosciuto il fiume, la completa libertà di vagare per boschi e dove vivevano donne incredibilmente forti. 

Un luogo che ha marchiato la mia anima e che ho dovuto rivisitare nella mia mente.  

In seguito alla pubblicazione, però, mi sono resa conto che nel libro mancava una descrizione più accurata che onorasse maggiormente queste figure femminili silenziosamente dedite al loro faticoso compito quotidiano e al loro antico sapere, così è nato ANCHE LA PIOGGIA TORNA AL FIUME. È stato questo un necessario ritornare per mantenere viva una memoria ripulita dal tempo.

Quali sono state le sue letture e, se ci sono, quali autori o quali libri le sono stati compagni della vita o addirittura maestri?

Il grande dono che mia madre mi ha fatto è stato quello di concedermi la libertà di leggere ogni cosa avessi voluto nonostante ai tempi vigessero ancora i libri all’indice i quali, chiaramente, non avrebbero dovuto essere permessi prima a una bambina  e poi a un’adolescente, destinata all’istruzione in un collegio di suore.  

Questo è stato per me, nata in un paesino isolato, il passaporto per visitare infiniti  mondi,  addentrarmi nelle menti di moltissime persone e  immedesimarmi nelle loro vite. L’accesso a ogni tipo di lettura, quindi, mi ha consentito di vivere moltissime diversità ampliando in me il concetto di umano consorzio non relegandomi alle strettezze di un gruppetto di case,  microcosmo rappresentante di un generalizzato modello del  sentire. 

Steinbeck con Pian della Tortilla, Vicolo Cannery mi ha fatto conoscere come con l’ironia si può sopportare la tristezza  e con gli altri suoi libri come Furore, Uomini e topi , La valle dell’eden ho imparato come la miseria, la fatica e/o la cattiveria, come la bontà e il dolore, siano un appannaggio comune delle persone e dei paesi piccoli o grandi che siano. 

Ho conosciuto la Cina con Pearl Buck e i mondi paralleli con Asimov e, mano a mano che crescevo, crescevano le mie letture e aumentavano gli autori con i loro stili: Verlaine, Campana, Leopardi, Ungaretti, Montale e tantissimi altri. 

Molto importanti per me sono stati L’Aleph di Borges e Lo spazio Interiore di Micheaux e il favoleggiare degli autori latino americani, ma non riesco a identificare quale lettura sia stata la più importante poiché anche Paperino e Topolino, in qualche modo, mi sono stati maestri di vita.

I giorni che stiamo affrontando, sono o ci sembrano “eccezionali”, non solo per la gravità oggettiva della pandemia in atto, ma forse ancor di più per la repentina interdizione da tutto ciò che normalmente e quasi inconsciamente, facevamo tutti i giorni come uscire, andare a prendere un caffè, trovare gli amici… Come sta vivendo questa situazione e cosa ne pensa?

A volte, all’inizio di un nuovo mattino, quando ancora la notte non mi lascia del tutto libera, credo che tutto sia un incubo surreale poi torno alla realtà. Devo dire che la mia situazione fisica unitamente al luogo semi sperduto in collina dove vivo mi hanno abituato da tempo all’isolamento. 

Ora  mi manca tantissimo anche solo l’idea del poter fare qualcosa o ipotizzare qualsiasi attività o sperare nella visita di qualche amico, della nipotina e dei figli. 

Non ho grandi paure e, a onor del vero, da tempo ero convinta che dovessimo fermare questa corsa forsennata improntata solo al desiderio di una economia sempre più demenziale diretta solamente a monetizzare lavoro e tempo e per niente pensante al benessere di tutti. 

Desideravo un ripristinarsi di valori e tempi meglio rispondenti ai veri bisogni dell’uomo e dell’ambiente e speravo che tutto questo ci avrebbe fatto riflettere, ma purtroppo pare che sia ancora lontano il tempo di un risveglio. Purtroppo, nonostante moltissimi si siano prodigati per il prossimo e siano morti per questo, nelle stanze dei bottoni permangono squallidi esempi di noncuranza e non comprensione. 

Temo inoltre la perdita, o per meglio dire la cancellazione, di una memoria storica che non è rimpianto di un passato ma recisione delle radici.  Non ci è stato sufficiente il coronavirus. Tuttavia spero ancora, in un ultimo disperato atto di fiducia nell’umanità, che ciò che abbiamo vissuto, a livello locale come nazionale e internazionale, ci induca a ripristinare una scala di valori nella quale l’uomo torni ad essere al centro e il resto ad una giusta periferia cosicché non si continui, in nome di falsi valori, a ignorare, umiliare, offendere la dignità delle persone.

Cosa sta scrivendo di nuovo e come questo clima così particolare influisce sulla scrittura?

questo è un periodo di totale inedia mentale, faccio fatica anche a leggere e lascio che i giorni scorrano. Mi capita spesso di lasciare vincere la pigrizia e cerco di non ascoltare le parole; lavoro con loro solamente quanto sono troppo urgenti e insistono a tornare.

Mi sforzo di  preparare una nuova raccolta di poesie che via via mi sono arrivate e arrivano. Sistemare le poesie è un lavoro di limatura e riorganizzazione spesso molto difficile in quanto amo le poesie essenziali avendo ben a mente  che, a volte, una parola, aggettivo o verbo deve essere ripulito e preciso; è un lavoro noioso per me  totalmente inetta per quanto concerne l’utilizzo della tecnologia relativa a una grafica accettabile che faciliti la lettura, ma necessario quindi mi ci adatto sforzando di fare del mio meglio.  


A conclusione, ci vorrebbe regalare 15 righe del suo libro, quelle che ritiene, a suo avviso, le più significative? 

non saprei cosa  scegliere di particolarmente significativo;  spesso per me è più importante una piccola frase che quasi sfugge  all’interno del testo, ma forse può interessare spiegare l’importanza dei ritorni.

 E’ difficile da percorrere la strada del ritorno. Bisogna districare la matassa dei ricordi, riadunarne i fili e aggomitolarli tutti con severa pazienza, senza troppa pena, concedendosi, nel contempo, un poco di misericordia.

A questo pensava Selene, seduta sopra il masso che in mezzo al fiume divideva la corrente in due corse; gli spruzzi ancora gelati le schizzavano i pantaloni mentre da dentro gli scarponi, bagnati nell’attraversamento, il freddo le si stava diffondendo per tutto il corpo, e la nebbiolina molesta sollevata dal correre dell’acqua, le stava inumidendo i capelli ricci.

Era tornata al suo paese dopo molto tempo e lo aveva trovato uguale a sempre: le vecchie case di pietra, i sentieri e i boschi e, soprattutto, la voce del fiume a carezzare la costa.

Pubblicato in : Cultura ed eventi, MI PRESENTO...Tag: anni, autori, cina, diversità, incubo, lavoro, mondo, nato, natura, pane quotidiano, persone

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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