“Quante sono le Regioni italiane?” E una delle prime domande che faccio alle classi, licei istituti tecnici ma anche medie inferiori, che vengono in visita alla sede Rai che dirigo, a Bologna. Spesso rispondono bene, a volte ne mancano anche due o sono due in più. Il numero delle Province non mi azzardo a chiederlo. Ho paura. Più complicato collocare le città nelle regioni di appartenenza. Macerata? Dov’è Macerata? Gli occhi dello studente universitario di biotecnologie, un passato da liceo classico, genitori professori e professionisti, roteano nel vuoto. Mi guarda e quasi implora un aiutino, come in televisione. Tenta al risposta come nella trasmissione I Soliti Ignoti, cioè senza indizi. Macerata.. Mhh è in Calabria!? No mi dispiace. “Ah è vero quella è Matera…” “No nemmeno quella è in Calabria, magari vicino ma un’altra Regione”. E’ emergenza geografia. Vera e propria, solenne e formale. Non sono eccezioni queste ignoranze geografiche, ma veri e propri buchi scolastici e culturali. Le eccezioni sono le conoscenze. Arrivano a un master post laurea, magari dopo aver fatto lettere, storia filosofia o scienze delle comunicazioni, e hanno difficoltà a elencare le province del Piemonte o a collocare Chieti e Rieti. Un recente sondaggio sulle conoscenze di geografia, citato dal ministro Fioroni, ha messo in luce delle belle perle. Per un intervistato su cinque Pistoia è nel Nebraska. Molti ragazzi e studenti, anche di istituti superiori, pensano che il fiume più lungo d’Italia , il Po, sfocia nel Mar Tirreno, dalle parti delle Apuane oppure verso Pisa, che il Gran Sasso sia vicino al Gran San Bernardo. Sempre …Gran sono. Se poi passiamo alla geografia astronomica e fisico antropologica è meglio non porre limiti alle sorprese. Mi diceva un insegnante che ha avuto un bel daffare per spiegare il solstizio e l’equinozio. Nell’epoca dei viaggi mondiali, dei voli low cost, del mordi e fuggi da un continente all’altro, del fine settimana da Forlì a Dublino, la geografia sembra sempre più lontana. Viaggiamo ma non conosciamo. Arriviamo in un posto e rischiamo di immaginare che siamo in un altro. Una volta i bravi studenti prendevano, oltre ai libri di testo, un bell’atlante e guardavano cartine ed elenchi, giusto per distinguere Cuneo da Lucca o Pechino da Singapore. Adesso non si pretende di sentire a memoria anche le ultime province in via di costituzione delle Marche o della Lombardia ma quelle un più vecchie della Calabria o del Piemonte non sarebbe male saperle. Ebbene sì, forse tra lo stupore di molti, dobbiamo ammettere che c’è una provincia che si chiama Verbano Cusio Ossola, capoluogo Verbania, ridente cittadina -come si dice- sul lago Maggiore, e che in Lombardia nasce in queste settimane la Provincia Monza Brianza con start previso dal 2008, e scalda i motori la provincia di Fermo (Marche), ex Ascoli Piceno, con start previsto dal 2009. Eh lo so, non si puo’ mai stare tranquilli, in storia e in geografia, te ne capitano sempre di nuove.Per evitare, lavorando tra giornali e telegiornali, che dovendo andare Fermo qualcuno mi chieda la strada per Como e Lecco , ricordando -per associazione- il primo titolo dei Promessi Sposi cioè Fermo e Lucia. O per evitare che, com’è realmente successo -vero Maria?- qualcuno che voleva andare sul lago così vicino ai mantovani, esattamente a Gardone, prenda la strada per Garda, esattamente dall’altra parte, perché a suono Garda – Gardone veniva dopo Garda, e invece era solo una linea del battello. Buona geografia a tutti.
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Fabrizio Binacchi

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