C’è un luogo comune, oggi assai in voga, dal quale sarebbe bene rifuggire come dalla peste. Recita che “le lotte si fanno all’interno dei partiti” e, soprattutto, “che lo spazio non c’è”. Chiunque poi ci aggiunga quello che gli pare per stabilire dove non c’è lo spazio: sinistra, destra, centro.
Insomma è un tormentone che suona come un memento contro le scissioni. Ed è una balla che una rapidissima cavalcata a ritroso smentisce categoricamente.
Il PCI nacque nel 1921 da una scissione del PSI. Si può seriamente sostenere che non abbia influenzato la storia italiana? Certo, se facciamo un bilancio, gli errori superano di gran lunga i risultati positivi. Ma, per usare una immagine assai in voga, la sua lunga vita non è stata certo caratterizzata dall’irrilevanza.
Nel 1947, sempre per una scissione dal PSI, nacque il PSDI: fu determinante per la sconfitta del fronte popolare, per l’adesione al Mondo occidentale e per le maggioranze di centro e di centrosinistra che governarono il Paese per poco meno di quaranta anni.
Negli anni ’50, scindendosi dai liberali, fondarono un partito i radicali. Certo, hanno sempre preso pochi o pochissimi voti. Ma con questi pochi voti sono riusciti ad influenzare il destino degli italiani con le battaglie sui diritti civili e usando come clava lo strumento del referendum visto che di parlamentari ne ebbero sempre pochini.
E il PSIUP sorto dall’ennesima scissione dal PSI? E’ vero, visse solo 8 anni, dal 1964 al 1972. Ma i soldi ed i voti che prese furono una delle cause del naufragio dell’Unificazione socialisti (1966-1969). Era la sua missione: missione compiuta.
Rifondazione Comunista, nata dopo il ripudio del comunismo da parte di Occhetto, sfiorò a lungo il 10%, fu decisivo per i governi ulivisti. Solo successivamente alla sua implosione divenne irrilevante.
Basta e avanza per dimostrare che le scissioni non sono condannate in partenza. Anzi, se ci sono alla base forti motivazioni ideali, giuste o sbagliate che siano possono avere successo. Se queste motivazioni mancano o sono incomprensibili, finiscono come quella di Fini o, sul versante opposto, dei tanti partitini alla sinistra del PD. Per forza: gli elettori non seguono certamente in massa chi fonda un partito solo per affermare la propria leadership.
Riguardo al rapporto della “sinistra” PD con Renzi il problema è proprio questo: non riesce a spiegare alla gente perché sarebbe “più a sinistra” di Renzi.
Quanto all’argomentazione che una scissione è resa impossibile ed anche inutile dalla nuova legge elettorale con i suoi sbarramenti ed i suoi premi di maggioranza, vale il quesito sull’uovo e la gallina. Se la minoranza PD si fosse opposta decisamente, senza tentennamenti, l’Italicum non sarebbe mai passato.
Un prova in più che per fare le scissioni occorre essere veramente affezionati alle idee e, se ancora vale qualcosa, essere pure coerenti nei comportamenti con ciò che si professa.

Direi che una scissione nel PD è salutare per tutto l’arco politico, dove tornerebbe a ricostituirsi la sinistra dei fuoriusciti più Cinque Stelle, il centro del PD e la destra della Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Allora, caduta la foglia di fico che sinistra e destra siano morte, si ricostituirebbero posizioni ideologiche salde e non equivoche all’inseguimento di una manciata di voti. Perché destra e sinistra sembrano morte solo se ci tappiamo gli occhi tuffandoci nella battaglia dei diritti civili retta e pilotata dal mercato. Ma se ritorniamo all’inalienabile soddisfazione dei bisogni primari allora destra e sinistra rialzano naturalmente la testa per avere ossigeno.
Interessante …..poi magari non concordo sul presente. Ma è normale dialettica tra persone – e socialisti- civili. Poi in politica la passione esiste ma quando si ragiona deve essere filtrata dall’intelletto. E la passione ovviamente non può confondersi con l’ignoranza.
Caro Nicola, il Tuo articolo pecca di una imprecisione. Perchè gli esempi che hai citato erano scissioni da partiti veri. Oggi i partiti non ci sono più, sono solo dei comitati di interesse più vari. Anche il PD, analizziamolo bene, non è un partito. Il paragone con i piccoli partiti della Prima Repubblica è inconferente. Erano piccoli ma seppero fare la loro parte, sia il PSIUP che i radicali. La vera scommessa che ha la sinistra non è una scissione di qualche deputato malpancista, ma di costruire dalle fondamenta un partito. Qui la scommessa ….
Gianfranco Orsini ha ragione. Per ragioni di sintesi ero arrivato direttamente alla fine del processo. Altre piccole formazioni si aggiunsero al Psli che così diventò PSdi. Perché non sembrasse un semplice assorbimento immagino…