Non so voi ma io non conosco parola del vocabolario più deviata, strumentalizzata, industrializzata, abusata, violentata di questa. La solidarietà custodisce in apparenza un tenero cuore ma in fondo, adattandosi alle circostanze, è divenuta essa stessa cinica, impietosa e soprattutto beffarda. Si sa, il mondo è duro e difficile per tutti e per starci bene o, almeno, per sopravvivere, bisogna farsi la corazza. La solidarietà non si è fatta pregare ed è andata oltre: è diventata un fortino assai ben presidiato, sorvegliato da innumerevoli custodi che – guarda caso – sono spesso anche gli zelanti gestori delle sue fortune. Solo per renderle il dovuto omaggio e per dimostrare l’indiscutibile primato che essa si è guadagnata nel nostro sistema politico-istituzionale e sociale, mi cimenterò nel tentativo di elencare sostantivi, nomi o concetti che istintivamente mi accade, in conseguenza o per opposizione, di associarle:
sistema – imposizione – amministrazione – tasse – distribuzione – erogazione – somministrazione – costrizione – idrovora – gigantismo – collettivismo – sicurezza – pesantezza – inerzia – gestione – partiti – clan – amici – clientes – spreco – voti – scambio – carenza – carità – gabbia – attesa – carenza – speranza – Robin Hood – Leviatano – libertà – povertà – bisogni – cultura – iniquità – merito – rendiconto – risultati – imprenditorialità – creatività – responsabilità – Stato – privato – iniziativa – intraprendenza – autonomia – indipendenza – individuo – mercato – rispetto.
E adesso passo agli aggettivi (salvi quelli già usati):
obbligatoria, dovuta, forzata, regolata, generosa, ipocrita, sprecona, costosa, dispendiosa, ingiusta, pelosa, miracolosa, inoperosa, pretestuosa, seriosa, vanitosa, civile, sociale, strumentale, collettiva, antiindustriale, esiziale, distorsiva, diseducativa, pubblica, parapubblica, statale, municipale, interessata, finalizzata, postergata, permissiva, vanificata, complicata, inefficace, indimostrata, inattuata, paludosa, gabbata, gonfiata, scoppiata, contrattata, concentrata, concertata, sindacale, politica, generale, innata e forse anche un po’ (ma solo un po’) tradita e trascurata.
Basta? Penso proprio di si. Con il che si mostra e si dimostra non solo lo scadimento della parola alla quale – volendo recuperarle senso e verità – bisognerebbe imporre una sorta di dieta dimagrante, riportandola così alle origini; ma soprattutto il segno del graduale fraintendimento, dell’evidente limite di nostre abitudini mentali (più che idee), verso cui abbiamo il dovere di esercitare il nostro senso critico – e anche, se c’è, un po’ cinico -, per smascherare gli inganni e le mistificazioni di questo nostro tempo.
Paolo Marini

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