
Nel discorso con cui ha concluso la Festa nazionale dell’Unità, Elly Schlein ha compiuto un passo importante, perché non si è limitata ad attaccare il governo Meloni, ma ha provato a delineare il profilo politico e programmatico dell’alternativa che dovrà presentarsi agli italiani alle prossime elezioni.
Ha rivendicato di avere lavorato per l’unità nel Partito Democratico, ha indicato nel PD il perno indispensabile di una coalizione progressista più ampia e ha dichiarato che l’alleanza deve allargarsi, senza chiudersi attraverso veti reciproci che finirebbero per fare ancora una volta un regalo alla destra.
È condivisibile anche il metodo che ha indicato per le primarie affermando che prima viene il programma della coalizione.
Non basta, infatti, sommare sigle e candidature, aprendo subito una competizione tra i leader, se prima non si chiarisce su quale idea dell’Italia si chiede agli elettori di pronunciarsi.
Le primarie hanno senso se servono non soltanto a scegliere una persona, ma anche a discutere le differenze, a stabilire gli impegni comuni e a costruire un patto che tutti siano tenuti a rispettare dopo il voto.
Schlein ha indicato inoltre una piattaforma di governo lfondata sulla difesa della sanità e dell’istruzione pubbliche, sul lavoro dignitoso, sulla politica industriale, sulla lotta alla crisi climatica, sui diritti, sulla democrazia e sulla pace. Particolarmente significativa è la proposta di portare al 7% del PIL la spesa sanitaria, contrapponendola alla corsa verso il 5% per le spese militari voluta dalla destra: un impegno ambizioso, che dovrà essere accompagnato da tempi e coperture credibili, ma che stabilisce finalmente una diversa gerarchia delle priorità.
Altrettanto giusto è chiedere un contributo straordinario alle grandi società energetiche che si sono arricchite durante la crisi, mentre famiglie e imprese pagano benzina, gasolio ed energia a prezzi sempre più alti. È anche qui che si misura la differenza tra destra e sinistra: da quale parte si decide di stare e a chi si chiede di sostenere il peso delle difficoltà.
Schlein ha inoltre accusato Meloni di voler cambiare la legge elettorale perché teme la possibile vittoria di un centrosinistra unito. Ha ragione: Meloni sta dedicando, infatti, gli ultimi mesi a modificare le regole del voto perché ha paura degli elettori e ha poca fiducia nei risultati del suo lavoro di questi anni.
Il discorso di Schlein è stato dunque forte, unitario e chiaramente orientato alla guida del Paese. Quando Schlein ha detto “Io ci sono, sono pronta”, ha avanzato nei fatti la propria candidatura alla presidenza del Consiglio, assumendosi una responsabilità che le spetta.
C’è un punto sul quale però non sono d’accordo perché ritengo che sia necessaria una posizione più netta.
È giusto ribadire che l’Ucraina è stata aggredita dalla Russia di Putin e che il popolo ucraino ha diritto alla libertà, all’indipendenza e alla sicurezza. Ma, dopo anni di morti, distruzioni e armamenti sempre più potenti, continuare a inviare armi significa soltanto alimentare la spirale della guerra, senza indicare né il momento né le condizioni nelle quali essa dovrebbe finire.
Sostenere l’Ucraina non può voler dire prolungare indefinitamente il conflitto.
Su questo ci sarà ovviamente dibattito nel centro-sinidfff c e le posizioni della coalizione verranno determinate anche con il contributo degli altri partiti.
In ogni caso, il discorso di Schlein di ieri indica una strada sulla quale il centrosinistra può ritrovarsi , discutere e costruire un orientamento comune per vincere le destre.
Enrico Rossi

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