
“Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile 1945”, diceva Gian Carlo Pajetta, dirigente del PCI e partigiano.
È da lì che bisognerebbe sempre partire quando i nipotini di Almirante ci invitano alle loro feste per un confronto, poiché le posizioni sono così distanti che il confronto è inutile, prima ancora che sbagliato.
Infatti, come giudicava bene Pajetta, dopo la Liberazione non si tratta più di discutere con i fascisti, ma di impedire il ritorno e l’affermazione di quelle idee e di difendere la Costituzione nata dalla Resistenza.
Di fronte alle politiche del governo Meloni, antipopolari e repressive, illiberali e antisindacali, che apertamente si prefiggono di cambiare la Costituzione con controriforme come la separazione delle carriere in magistratura e il premierato, per concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo e di una sola persona, c’è ben poco su cui confrontarsi.
Resta solo la lotta politica democratica, dura e senza compromessi, nelle istituzioni, nelle piazze e nelle urne, ovunque sia possibile sconfiggere questo disegno antidemocratico.
Per questo, a mio avviso, si sbaglia ogni volta che si cede alla prospettiva di un confronto, come è accaduto anche di recente con la disponibilità di Schlein a partecipare alla festa di Fratelli d’Italia, ad Atreju, purché fosse un faccia a faccia con Giorgia Meloni.
Perfidamente, la leader della destra estrema ha risposto che il confronto lo farebbe, ma a tre, con la partecipazione anche di Conte, perché il centrosinistra non ha ancora un leader definito.
È evidente che Meloni ha voluto evitare un faccia a faccia diretto con Schlein e che quindi è scappata dal confronto. Tuttavia, queste diatribe sono francamente stucchevoli e finiscono sempre in un gioco di accuse che non appassiona nessuno.
Bisognerebbe attualizzare la frase di Pajetta.
Ad esempio, rispondendo a chi invita ad Atreju che “noi con chi mette in discussione la democrazia costituzionale non facciamo nessun confronto, ma solo scontro politico”.
Forse una frase così avrebbe dato, sul momento, meno titoli sui giornali ma, sempre a mio avviso, sarebbe stata capita e durevolmente apprezzata dal popolo della sinistra.
Enrico Rossi

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