Si, non rimane altro che gettare i soldi dall’elicottero visto che non c’è nessuna intenzione di cambiare la politica economica nell’Unione Europea. Nessuno si illuda che bastano i piccoli passi concessi dalla flessibilità. Nel nostro Continente servono enormi investimenti, sia pubblici che privati, visto che questi dal 2008 ad oggi sono diminuiti di una cifra che è maggiore di mille miliardi di euro. A Bruxelles, per colpa di Berlino, gli investimenti vengono considerati come una momentanea deviazione, un solo anno, nel percorso che deve portare al pareggio di bilancio. Al contrario, servono finanziamenti soprattutto per le grandi reti infrastrutturali, non solo quelle per i trasporti, ma per quelle elettriche che, create per gestire pochi monopoli, devono accogliere milioni di nuovi produttori. Servono reti digitali e ricerca e innovazione per far confluire risorse pubbliche e private su piccoli e grandi progetti. Per una vera ripresa economica, c’è bisogno di cambiare sul serio queste stupide regole di bilancio che non fanno altro che aggravare la crisi, portandoci in deflazione e peggiorando i conti pubblici. A proposito della deflazione, ricordo che l’Italia ha fatto registrare una crescita dei prezzi negativa dello 0,5% e la media europea per il 2016 è stata ricalcolata portando la previsione di aumento dei prezzi dallo 0,5% ad uno striminzito +0,2%. Stiamo andando verso una sindrome di tipo giapponese. Il Giappone ha conosciuto per 25 anni una crescita prossima allo zero accompagnata da prezzi bassi o negativi. A me pare che stiamo percorrendo la stessa strada e insieme a noi anche la Cina mostra un trend di decrescita dei prezzi molto rapida e preoccupante. Da noi i vincoli fiscali stanno annullando gli sforzi dei vari Paesi per una ripresa economica non congiunturale. Dopo anni di discussioni, la speranza di cambiare il quadro politico e istituzionale e quindi le politiche economiche della UE, è ormai da archiviare. Le politiche imposte da Bruxelles e da Berlino, provocano un rallentamento delle stesse riforme strutturai a causa del venir meno del consenso sociale e per la forte crescita di forze di contestazione definite populiste e antisistema. Ecco perché anche il governatore della BCE ha detto che non rimane che buttare i soldi con l’elicottero, che tradotto vuol dire finanziare il debito di Stato come fecero gli Stati Uniti negli anni ’40 quando la Federal Reserve si accollò la spesa pubblica per la seconda guerra mondiale. I prezzi dal 1940 al 1948 salirono solo del 7%. Non andò così in Argentina che, al contrario, ha conosciuto una iperinflazione che comunque ha avuto il merito di tenere a galla l’economia e di rilanciarla attraverso una forte svalutazione del tasso di cambio, rendendola di fatto più competitiva. Continuando per la strada imboccata dall’Europa, lo diciamo ai signori tedeschi, salterà l’euro e sarà inevitabile stampare vecchie e nuove monete facendo crescere l’inflazione, riducendo le imposte, con il finanziamento della spesa pubblica. È questo quello che vogliono i tedeschi? Una banca centrale tutta per loro? Una nuova moneta chiamata marco? Se vogliono questo, questa è la via”.
Elicopter Money
Dopo anni di discussioni, la speranza di cambiare il quadro politico e istituzionale e quindi le politiche economiche della UE, è ormai da archiviare.

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