Chi vota non lo fa per affermare la propria identità politica ma per avere un canale che lo rappresenti rispetto alle istituzioni.

2) attenzione a non cascare nell’errore che da 20 anni rende ridicoli i socialisti: pensare che i voti persi siano da qualche parte, in una cassetta di sicurezza, che attende solo di essere aperta con un po’ di retorica degli affetti. Non serve cambiare freneticamente la denominazione delle liste, occorre cambiare i nomi dei politici. E dare qualcosa di più della sensazione che chi si presenta faccia parte di un organismo dove vige la democrazia interna. Che io sappia , non ce ne è nessuno, salvo , forse, in qualche partitino dell’estrema sinistra.
3) Chi vota non lo fa per affermare la propria identità politica ma per avere un canale che lo rappresenti rispetto alle istituzioni: quindi non vota per dei sicuri perdenti.
E forse non vota per i consigli comunali, perchè ormai hanno capito tutti, meno i i vanesi candidati, che dopo la riforma Bassanini i consigli comunali non contano assolutamente niente.
E l’enorme quantità di liste fai da te i piemontesi la chiamerebbero “la fiera degli oh bei”.
Anche in questo caso i nostri raffinati politologi, almeno queli che conoscono le lingue, bene farebbero a capire se questa frammentazione di liste esiste altrove in Europa, e perchè.

Lascia un commento