
dal nostro corrispondente per il Sud America
Dopo la vittoria nelle primarie ad Agosto Javier Milei è sopravvissuto alla prima parte dello scrutinio ed avanzando al secondo turno ha battuto Sergio Massa, l’ex ministro dell’Economia, per una differenza di 3% dei voti. Per i prossimi 4 anni l’Argentina sarà governata dal candidato dell’estrema destra che è salito al potere considerandosi un ‘outsider’ ultra conservatore, e che ora dovrà lavorare per rispondere alle aspettative di un paese diviso e messo in ginocchio da una grave crisi economica e sociale.
Javier riceverà l’incarico di governo soltanto a dicembre, ma è facile immaginare quali saranno i primi passi del nuovo capo di Stato in Argentina: vendere i campi petroliferi di Stato al mercato estero e togliere i ministeri, come ha promesso sin dall’inizio della campagna elettorale. Nel governo di Javier la cultura, la diversità e i diritti e i programmi sociali non devono avere spazio, al contrario, l’investimento statale in questi campi sarà ridotto all’estremo.
Il Leone, come si definisce, è diventato il simbolo della sua campagna elettorale, chiaro senso figurato per dimostrare che Javier è uno capace di distruggere e combattere le avversità che sicuramente dovrà affrontare per “salvare” il paese, lui che ha vestito anche il mantello di supereroe, incarnazione di un leader che l’Argentina ha bisogno per superare il momento delicato, ma sarà Milei la figura esatta? Poco credibile.
Al nuovo presidente argentino piace molto l’idea di essere il nuovo rappresentante di Bolsonaro e Trump nell’America del Sud: ha dichiarato innumerevoli volte che non parlerà col Brasile, alleato storico e la più importante economia della regione, e neanche con la Cina. Ma restando isolato è difficile immaginare una via di uscita della crisi economica del paese, la moneta nazionale, il peso, non valgono quasi nulla, l’inflazione cumulata supera 120%, con il 40% della popolazione all’interno della linea della povertà.
Ma come riuscirà a curare le ferite di un paese povero e disuguale? Ne Milei sembra sapere bene come. Lui, liberale selvaggio, trova difficoltà ad aderire alle politiche sociali, che nel corso degli ultimi anni si sono dimostrate armi poderose contro la fame e una medicina importante per la salvaguardia del lavoro e un aiuto rilevante per l’economia.
Ad un comizio lui ha definito le politiche di redistribuzione di reddito come qualcosa di orrendo:
“Quello che voglio raccontarvi è che stiamo davanti alla fine del modello di castas. Questo modello, basato su questa atrocità, dice che dove c’è una necessità nasce un diritto, però si dimentica che per questo diritto qualcuno deve pagare, la cui massima espressione è questa aberrazione chiamata ‘giustizia sociale’, perché è sleale, determina un trattamento disuguale davanti alla giustizia e che, oltre a questo, si tratta di un furto”
Definire la politica sociale come furto può sembrare incredibile, ma dalla bocca di Javier Milei sono uscite anche altre assurdità come, ad esempio, trovare “normale” la vendita degli organi umani o forse anche la vendita dei bambini, perché, secondo lui, questo è un diritto della libertà personale. Quindi criticare la giustizia sociale, possiamo dire, che è la minore stramberia detta dal Presidente.
Per il mercato internazionale il rischio di investire nell’Argentina sembra grande, non solo per la volatilità dell’economia, ben come la mancanza di sicurezza nel confronto del suo nuovo presidente. Milei non è per nulla una persona affidabile, e questa caratteristica personale influenzerà direttamente la sua relazione anche con gli altre poteri istituzionali, Javier avrà un governo di minoranza nel Senato e dovrà firmare un accordo con i rappresentanti di Patricia Bullrich, che ha concluso le elezioni al terzo posto, per avere una maggioranza alla Camera.
In un scenario di normalità il governo sarebbe definito di centro-destra, con l’appoggio di Patricia, però difficile immaginare che Milei ridurrà i toni del suo programma, pur essendo ormai vicino all’insediamento ufficiale. Facile prevedere che il governo resterà nell’estrema-destra o non resterà per così tanto tempo.
Ennio Ricanello

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