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Elena Augusta, da umili origini a imperatrice e santa

La straordinaria vita di Elena Augusta, madre di Costantino, nel recente saggio di Tessa Canella: un viaggio tra potere, devozione, luoghi santi e modelli femminili destinato a segnare la storia dell’Occidente.

di Gabriele Parenti | 2 Settembre 2026

Dalle umili origini a imperatrice e santa. La straordinaria vita di Elena Augusta, madre di Costantino, è analizzata in un recente saggio di Tessa Canella, docente di Storia del cristianesimo all’Università La Sapienza di Roma, alla scoperta dei molteplici nessi che lo studio di questo personaggio permette di individuare tra teologia politica, immagini e luoghi di culto, modelli femminili.

Donna di umilissime origini, poi imperatrice e santa: una vita densa di colpi di scena, svolte imprevedibili che sembrerebbero tratte da un romanzo o da una sorta di favola di Cenerentola, se non fossero una pagina importante della storia di Roma imperiale.

Elena, nata forse in Bitinia, nel golfo di Nicomedia, oppure nei Balcani, è stata protagonista di una serie di complicate vicende narrate nel recente saggio di Tessa Canella, Il viaggio di Elena. Donne, potere e devozione nell’età di Costantino (Carocci, 2026).

Vicende – si legge nel libro – che la videro transitare da un’umile condizione di serva, di locandiera o di prostituta, in una piccola cittadina alla periferia dell’Impero, al cuore della vita di corte, con i suoi intrighi e giochi di potere.

Un viaggio attraverso le varie identità di Elena: addetta alle stalle – forse, commento mio, perché la sua bellezza rendeva sconsigliabile il lavoro di cameriera – incontra il giovane ufficiale Costanzo Cloro e ne diviene la compagna, oppure la moglie secondo altre fonti.

Anni allietati dalla nascita del figlio Costantino, nel 274, fino al triste momento del ripudio, quando per motivi politici Diocleziano volle far sposare Costanzo Cloro con la figlia del co-imperatore Massimiano, a cui Costanzo era destinato a succedere.

Furono anni che Elena visse con rassegnazione, restando nell’ombra mentre il figlio Costantino veniva allevato alla corte di Diocleziano. La situazione non cambiò allorché Costanzo Cloro divenne imperatore. Invece, quando alla sua morte salì sul trono il figlio Costantino, questi la fece venire a corte e la elevò al rango supremo di Augusta.

Da quel momento Elena divenne una protagonista della politica imperiale e delle trasformazioni che caratterizzarono quegli anni decisivi.

Il viaggio in Terrasanta

Il suo profilo – osserva Tessa Canella – non si lascia imprigionare dalle definizioni univoche, dai perimetri certi. E, in questa ottica, ha un ruolo centrale il viaggio in Terrasanta con il ritrovamento della Croce di Cristo, che fece divenire una modesta provincia orientale il nuovo polo nevralgico della geografia imperiale e religiosa: la Terrasanta, appunto.

Una vita in continua trasformazione, quella di Elena, che mostrò di avere, dal punto di vista personale, politico, spirituale e geografico, caratteristiche tali da rendere proprio la metafora del viaggio quella più adatta «a descriverne la condizione di perenne mutamento», tanto più calzante nell’epoca in cui iniziarono i primi pellegrinaggi cristiani.

Ma soprattutto – rileva ancora l’autrice – la storiografia si interroga ancora sull’evento principale a cui è legata la sua memoria, ovvero il ritrovamento dei frammenti di quella che era considerata la vera Croce di Cristo.

Si trattò di un rinvenimento reale, in Terrasanta, oppure fu considerato tale solo in seguito? Ci si chiede nel libro. E, se fosse da considerarsi un’attribuzione posteriore, come i più ritengono, perché proprio a lei fu assegnata l’inventio, con tutte le conseguenze che essa ha implicato a livello teologico-politico?

La forte personalità dell’Augusta si rivela anche dal fatto che fu la prima imperatrice a intraprendere, da sola, un iter principis, ossia un viaggio ufficiale, e la sua presenza in Palestina fu fondamentale per i cristiani.

L’imperatrice andò alla ricerca della grotta della Natività a Betlemme, del Monte degli Ulivi, del Santo Sepolcro, sepolto sotto i cumuli di terra del Golgota, e provvide alla costruzione di imponenti basiliche.

Si trattò di un evento deciso in stretta collaborazione con suo figlio, perché questo grandioso viaggio rispondeva anche all’esigenza di stabilizzare il potere imperiale in Oriente attraverso un itinerario che identificasse e reperisse i Luoghi Santi della cristianità.

Segni del favore celeste destinati a sostenere l’autorità di Costantino, tasselli fondamentali di un’epoca «in cui si andavano trasformando i quadri di riferimento, la mentalità e il panorama concreto e spirituale degli uomini del tempo», con conseguenze sulle vicende storiche successive fino ai nostri giorni.

Una nuova geografia del cristianesimo

Fu proprio questo viaggio – scrive Tessa Canella – a determinare per le comunità cristiane un diverso spazio cultuale, che da nascosto e privato – parti di abitazioni adibite a luoghi di riunione religiosa o tombe dei martiri – poté diventare pubblico, con grandiosi luoghi di culto.

Inoltre, la Terrasanta e in particolare Gerusalemme divennero mete di viaggi e pellegrinaggi da ogni parte dell’ecumene. Una rivoluzione culturale destinata a incrementare la circolazione di donne, uomini e oggetti e a creare una nuova simbologia del potere.

In questo libro troviamo anche modelli e storia di genere nella particolare prospettiva riguardante le donne di potere.

Elena è descritta da Eusebio di Cesarea come emissaria della devozione ma anche della generosità imperiale, una sorta di alter ego di Costantino e della sua politica religiosa.

E questo saggio mostra che la figura dell’Augusta contribuì a diffondere un modello di devozione femminile, diventando un ideale di riferimento per imperatrici e regine come Pulcheria, Irene e Teodora, definite “nuove Elena”.

Con il tempo, Elena Augusta finì per assorbire modelli letterari provenienti da altri luoghi e da altre storie. Inoltre, il suo spirito d’iniziativa contribuì a una serie di rielaborazioni memoriali che si allineavano con i modelli di devozione cristiana femminile e di santità, ma anche con quelli di gestione del potere che, con tutta probabilità, ella stessa era consapevole di incarnare.

Insomma Elena – rileva la professoressa Canella – fu protagonista di un vero e proprio punto di svolta, un turning point della storia occidentale. Il suo profilo rivela in controluce quello di tanti altri esempi femminili, grazie ai quali l’innovazione divenne tradizione e forza propulsiva per l’azione di imperatrici, sante e pellegrine.

Donne e potere

Accanto all’immagine pubblica, altre fonti restituiscono una rappresentazione meno idealizzata di Elena e delle altre donne di potere, ricordando il ruolo, a tratti spregiudicato, che queste avrebbero giocato nei conflitti politici e religiosi del tempo, attribuendo loro intrighi e manipolazioni.

Così aveva fatto Atanasio, quando aveva paragonato Elena alla biblica Izebel. E a lei fu assimilata la nipote Costantina, nota con il nome di Santa Costanza, che Ammiano Marcellino, nelle sue Storie, descrive come «una mortale Megera».

Eppure, da quel periodo in poi le donne di corte ebbero un maggiore ruolo politico. Alcune tra esse si richiamarono esplicitamente al modello dell’Augusta, finendo per propagarne e trasfigurarne la memoria.

Ed è una parte significativa del libro l’analisi di come tale modello divenne paradigmatico per le imperatrici tardoantiche e bizantine e per le regine medievali occidentali.

Sarà poi la regina dei Franchi, divenuta monaca, Radegonda di Turingia, a raccogliere il testimone di Elena nella promozione e diffusione della Croce, un frammento della quale era stato da lei richiesto per la fondazione del suo monastero a Poitiers.

E viene descritto come nel Medioevo si assistette a una competizione per l’appropriazione della figura di Elena tra la Britannia, Treviri e Reims.

In sostanza, conclude la professoressa Canella, dal profilo prismatico che le fonti ci restituiscono emerge l’immagine di una donna perfettamente consapevole del ruolo assegnatole dalla storia, la quale, pur rimanendo in dialogo con i modelli femminili più tradizionali e rassicuranti, seppe a suo modo essere rivoluzionaria.

Gabriele Parenti


L’autrice del libro

Tessa Canella è professoressa associata di Storia del cristianesimo alla Sapienza Università di Roma. I suoi interessi di ricerca si concentrano sul cristianesimo antico e tardoantico, con particolare attenzione alla teologia politica, alla relazione tra storia e memoria, agli spazi sacri e agli studi di genere.

Tra le sue recenti pubblicazioni: Il peso della tolleranza. Cristianesimo antico e alterità (Morcelliana, 2017) e Storia e leggenda del santuario di San Michele al monte Tancia. Con testo critico, traduzione e commento (Edipuglia, 2020).

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Gabriele Parenti

Giornalista professionista e scrittore, ha svolto per numerosi anni, all’interno della RAI, attività di progettazione e conduzione di programmi radiotelevisivi per le reti nazionali e per la Sede Rai Toscana.

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