
Il 10 settembre 2025, Egor Letov, avrebbe compiuto 61 anni.
Purtroppo, il cantante, chitarrista punk-rock e attivista politico russo, morì, a soli 44 anni, il 19 febbraio 2008
Egor Letov, nato il 10 settembre 1964, fu una celebrità, sia nella Russia sovietica che post-sovietica, oltre che, nel 1993, fu fondatore, assieme a Eduard Limonov e Aleksandr Dugin, del Partito NazionalBoscevico.
Suo padre fu ufficiale e la madre medico e lui ed il fratello Sergey (ancora oggi musicista di grande fama), crebbero in un quartiere malfamato della Siberia.
Sia Egor che il fratello coltivarono, sin da giovanissimi, una grande passione musicale e si formarono musicalmente da autodidatti, ascoltando i Beatles e i Led Zeppelin.
I due fratelli Letov si trasferirono ben presto a Mosca. Sergey per studiare chimica all’Università, mentre Egor iniziò a studiare in un istituto professionale per muratori, dal quale fu – in poco tempo – espulso. Lavorò alcuni anni, sia come spazzino, che come operaio edile.
Mentre Sergey si dedicò alla musica jazz, divenendo in seguito amico e collega del grande jazzista russo Sergey Kuryokhin (figura di spicco del successivo Partito NazionalBolscevico), Egor si ispirò al punk rock e iniziò un sodalizio con Kostantin Riabinov, anche lui uno dei futuri componenti del partito nazbol (nota una delle foto che ritrae Letov, Riabinov, Limonov e Dugin in una posa che ricorda quelle di una rock band dell’epoca).
Con Riabinov, Egor Letov, fondò il gruppo “Posev”, ovvero “Semina” e, nel 1984, i due fondarono il gruppo punk rock “Grazhdanskaya Oborona”, ovvero “Difesa Civile”, che attirò le nefaste attenzioni del Ministero degli Interni e del KGB.
Le autorità sovietiche iniziarono infatti a considerare l’attività musicale di Letov sovversiva e, nel 1985, lo ricoverarono coattivamente in un ospedale psichiatrico, trattato con massicce dosi di psicofarmaci. Fu dimesso, dopo mesi, solamente in quanto minacciò il suicidio.
Negli anni successivi, lui e la sua compagna e collega cantante – Yanka Diaghileva – furono a lungo ricercati e perseguitati dalle autorità sovietiche e vissero per molto tempo di espedienti e da fuggitivi.
Lo spirito di Egor Letov fu sempre fortemente anarchico e libertario e, se inizialmente il suo scontro con le autorità dell’URSS lo portò a sviluppare un feroce anticomunismo, negli Anni ’90, con la fine del mondo sovietico e l’avvento del capitalismo assoluto e dell’oligarchia liberale e criminale al potere in Russia, sviluppò una coscienza socialista autogestionaria.
Ciò lo porterà, dunque, ad accettare l’invito dello scrittore Eduard Limonov a fondare il Partito NazionalBolscevico, influenzando così molti suoi colleghi musicisti e artisti, fra i quali Riabinov, oltre che moltissimi suoi fan.
La bandiera ufficiale del Partito NazionalBolscevico, composta da una falce e martello nera posta all’interno di un cerchio bianco, su fondo rosso, sarà infatti presentata al pubblico nel 1994, al concerto di Egor Letov presso il club delle “Forze Armate” di Mosca, nel quale il cantante punk cantò storiche canzoni sovietiche in stile rock, acclamato da un pubblico di giovani e giovanissimi.
Nel 1997, Letov, sposò la bassista degli “Grazhdanskaya Oborona”, Natal’ja Čumakova. Yanka Diaghileva, sua storica compagna e grande cantautrice underground, morì invece nel 1991, a 24 anni, in circostanze tragiche e mai del tutto chiarite. Fu infatti trovata annegata da un pescatore nel fiume Inja, in Siberia, e ciò segnò profondamente Egor Letov.
Letov è, ancora oggi, considerato un simbolo di ribellione e emancipazione in Russia e a lui ho voluto dedicare – fra gli altri – il mio penultimo saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/) dal quale, peraltro, sono tratti alcuni passi di questo mio articolo.
Delle sue scelte politiche, Egor Letov ebbe a scrivere e dire: “Sono un nazionalista sovietico. La mia terra è l’URSS. L’URSS è il primo e grande passo lontano, guarda avanti, verso nuovi tempi, verso nuovi orizzonti. L’URSS non è uno Stato, è un’idea, una mano allungata per dare una stretta di mano. E la gloria e la grandezza della Russia è che per la prima volta nella Storia umana ha assunto l’amara e giusta missione, al fine di superare mille anni di feroce buio. La solitudine dell’uomo nell’umanità.
Credo nel mondo, nella Rivoluzione Universale e sono pronto a lottare per questo, sia attraverso le parole che con i fatti. Come hanno fatto i miei valorosi predecessori, insegnanti e mentori da Dostoevskij a Majakovskij, tutti quelli che sono sempre stati contro bugie, indifferenza, declino, morte. Nel 1917 il nostro Paese ha fatto il primo passo verso la verità, per non essere mai l’ultimo!”.
Luca Bagatin

A Mao, io padre di Paola, Giorgio Mario, intellettuale e pensatore politico già sostenitore delle idee di Pacciardi, inviò proprio “Nazionalcomunismo” di suo padre.
E Mao ne fu entusiasta e ricambiò con il “Libretto Rosso”.
Un film rouge che solo in pochi, forse, riusciamo a comprendere. Perché va oltre l’ovvietà.
Mi piacerebbe conoscere un po’ più a fondo il pensiero di Egor Letov, L’articolo lo definisce “anarchico e libertario, anticomunista ; fondatore del Partito NazionalBolscevico”. La definizione mi sembra abbastanza contraddittoria in se stessa. Siamo un ‘epoca in cui le idee sull’anarchia, sul socialismo, sul bolscevismo e sul nazionalismo di ieri e di oggi sono già assai confuse. Non mi pare il caso di confonderle ancor di più. Per questo Luca Bagatin mi consentirà di chiedergli sommessamente di fornire qualche informazione in più sulla visione del mondo e della politica questo artista-ideologo dalla vita travagliata e drammatica.
Carissimo Giorgio, qui sarebbe troppo lungo dare una risposta.
anche per questo ho rimandato al mio saggio in merito dl nazionalbolscevismo russo di Limonov e Egor Letov.
che fu (ed è, anche se oggi il partito si chiama L’Altra Russia di Eduard Limonov e rimane l’unico partito al quale non viene consentito presentarsi alle elezioni in Russia) anche e soprattutto una controcultura.
Per quanto riguarda le contraddizioni, Mao Tse-Tung disse e a mio avviso giustamente che “Senza contraddizione non c’è vita”. Ovvero senza conflitti e contrapposizioni (e/o anche unione degli opposti o degli apparentemente opposti) non c’è progresso.
personalmente ne ho fatto una regola di vita e di approccio ai problemi, allo studio e alla politica ancor prima di leggere Mao.
Caro Luca, attenderò la pubblicazione del tuo libro per capire che cos’e il nazional-bolscevismo. Nel frattempo permettimi di dirti che qualsiasi idea per poter essere condivisa e tradotta in iniziative concrete deve essere chiara. Quando le idee non sono chiare non si va da nessuna parte. Oppure si crede di andare da una parte e ci si ritrova in un’altra nella quale non si voleva andare. Se un’idea su ad un argomento qualsiasi non è chiara non può essere confrontata con nessun’altra e nessuno può capire se è giusta o sbagliata. La chiarezza di di pensiero e di espressione è il fondamento delle relazioni interpersonali in tutti i campi e anche nella politica. I discorsi confusi, ambigui, equivoci sono sempre stati lo strumento principe usato dal potere costituito di qualsiasi genere, sia di destra che di sinistra o di centro , per evitare di essere chiamato a rispondere. E la chiarezza si ottiene solo rispettando il principio di non contraddizione ossia la logica. Se ci pensi bene, anche Mao era d’accordo sull’importanza della chiarezza delle idee al fine di ottenere buoni risultati nell’azione come si può capire leggendo il famoso Libretto rosso e come si può capire riflettendo su come sono andare le cose. Considerato, per altro che non sempre Mao ha avuto le idee chiare e per questo ha fatto i suoi innegabili errori.
il libro lo puoi trovare al link che ho indicato nell’articolo. l’ho pubblicato nel 2019.
purtroppo non ne ho delle copie con me.
Per il resto la vita è in sé complessa e ogni aspetto richiede complessità.
la società mediatica tende a semplificare tutto, ma niente è semplice, niente può essere mediato e niente può essere davvero riassunto.
Quando ciò accade si scade nella banalizzazione e della deformazione. Ovvero le malattie Infantili del giornalismo. Che spesso diffonde deformazione e ignoranza.
Aspetti che personalmente rifuggo in ogni ambito e forse anche per questo non amo le nuove tecnologie. perché pretendono di semplificare ciò che richiede meditazione e esperienza diretta.
Sono un relativista a dogmatico e anche per questo non credo affatto che esista il giusto e lo sbagliato. Ma che esistano una molteplicità di strade, ciascuna delle quali può essere intrapresa, posto che ci possa insegnare qualcosa.
Faccio l’esempio cinese, perché penso che sia il più calzante e ci faccia anche tornare al ragionamento di Mao: è dalla contraddizione che nasce il progresso. E i cinesi sono progrediti grazie a questo. alle contraddizioni e al far coniugare gli opposti (che si attraggono e non si sottraggono!). Il fallimento della Prima Internazionale dei lavoratori, invece, nasce dal fatto che anarchici, socialisti, marxisti e mazziniani non hanno saputo dialogare, fondersi e confondersi. Un vero peccato per il movimento socialista e operaio internazionale.
È anche la via tracciata da Mario Bergamo, che invitava i rapubblicani a socialistizzarsi e i socialisti a repubblicanizzarsi.
Come vedi, il mio discorso è o appare complesso, ma ha una sua logica che trova fondamento nella complessità della Storia, ma anche della vita.
Che non può essere incasellata nelle etichette, nelle ideologie o o nel dualismo giusto/sbagliato.
Aggiungerei che c’è stata una figura storico politica italiana che viaggiava proprio su questa linea, ovvero Mario Bergamo, antifascista, ultimo Segretario del PRI prima dell’avvenuto del fascismo e promotore dell’ unione fra anarchismo, socialismo, repubblicanesimo e nazionalismo inteso come patriottismo. e definì tutto ciò “nazionalcomunismo”, ovvero laicismo integrale. I suoi scritti sono contenuti nell’ omonimo saggio “Nazionalcomunismo”, edito nel 1965.
ho scritto moltissimo di lui e con la nipote, Paola Bergamo, che ho intervistato anche per Pensalibero, abbiamo fatto diverse video interviste in merito.
nel mio saggio sul nazionalbolscevismo russo parlo anche di lui proprio nelle prime pagine.
A Mao, io padre di Paola, Giorgio Mario, intellettuale e pensatore politico già sostenitore delle idee di Pacciardi, inviò proprio “Nazionalcomunismo” di suo padre.
E Mao ne fu entusiasta e ricambiò con il “Libretto Rosso”.
Un film rouge che solo in pochi, forse, riusciamo a comprendere. Perché va oltre l’ovvietà.