L’Egitto, come il Pakistan e l’Algeria, sono paesi in cui il 50% dell’economia è nelle mani delle forze armate, i cui generali passano dai comandi alla gestione delle aziende create coi soldi del bilancio militare. Non sarebbe male che la meritoria fondazione Ebert, che è presente nelle maggiori città del Sud Mediterraneo, avviasse uno studio per analizzare i costi economici di questo tipo di regime, che ha già l’altissimo costo politico di mettere tutto il potere in mano a una casta, che a priori non si sa se migliore o peggiore della società civile, ma certo permeata di una solidarietà mafiosa.
In ogni modo, lode ai socialdemocratici tedeschi che propagandano gli istituti della socialdemocrazia, i soli che rendono la vita degna di essere vissuta, e vergogna a D’Alema che continua a ripetere che la socialdemocrazia è superata dalla globalizzazione: dall’odio comunista per la socialdemocrazia si arriva a autoproporsi, come Veltroni e Morando, come gestori del liberismo. Forse pensa a un capitalismo compassionevole, come in USA , con la variante della compassione affidata alla Chiesa, per far contenti i suoi margheriti…ma la giustizia sociale, per lui , non può coesistere con la globalizzazione.
Altro che “rinnegato Kautsky”: la storia del comunismo reale e di quello teorico in Italia, è la storia di un fallimento su tutta la linea….
In ogni modo, questo tipo di regime è congeniale alla speculazione finanziaria del mordi e fuggi. Come si è già sperimentato in Russia , in Italia e in Sudamerica, quando c’è una crisi valutaria, la privatizzazione di quanto è nelle mani dello stato o dei militari offre spendide occasioni di grandiosi utili a breve, nel comprare, riorganizzare e rivendere, eliminando molti lavoratori, se possibile come in Russia bruciando i risparmi di due generazioni. L’importante sono gli utili trimestrali, su cui si calcolano i bonus. E’ il liberismo, bellezza…
Claudio Bellavita

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