E’ presto per dire se la scelta di Berlusconi a favore della candidatura Marchini nella corsa per il Campidoglio sarà l’ennesima “mossa a dispetto” in una partita a perdere, o invece una intuizione che segnerà il futuro.
Non è consentito l’ottimismo a buon mercato: da anni la politica italiana è una rappresentazione in maschera, in bilico tra il dramma e la commedia buffa. I protagonisti parlano per monologhi altisonanti ad una platea infastidita, che in larga parte non trova in quelle narrazioni alcuna rispondenza con i problemi della vita quotidiana.
Privata com’è delle radici del consenso popolare e impoverita dalla mancanza di qualsiasi forma di confronto che non sia l’invettiva, la politica italiana da tempo naviga a vista, con molte parole, poche idee e nessuna visione strategica per il futuro del Paese.
La battaglia per Roma è stata in questi mesi il punto più avvilente di questa involuzione. E le vicende interne a quello che fu lo schieramento di centro destra hanno aggiunto, all’avvilimento, più di una ragione di imbarazzo.
Non meraviglia, pertanto, che i primi commenti alla svolta pro-Marchini, sia pure di segno diverso tra di loro, si muovano tutti nel solco della logica e delle cose che si sono viste sin qui: una partita a scacchi per addetti ai lavori.
Da qui un fiorire di ipotesi e di interpretazioni: una pura ritorsione di Berlusconi contro la Meloni e Salvini per lesa maestà; il patto inconfessabile per favorire la corsa al Campidoglio del candidato di Renzi; addirittura, la riedizione amplificata del patto del Nazareno. Oppure, dalla parte opposta, ma con logica identica, il rilancio in automatico del vecchio centrismo, formula buona per tutte le stagioni.
Nessuno può escludere, stando ai precedenti, che gli sviluppi ripropongano qualcuno di questi scenari. Se sarà così, in un caso o nell’altro, si sarà fatto ancora una volta tanto rumore per nulla: tutto si ridurrà a un fuoco fatuo, destinato a non lasciare tracce decisive negli sviluppi futuri.
Ma la politica non è una scienza esatta ed i fattori più vari si mescolano, anche al di là delle intenzioni e dei propositi dei protagonisti, per approdare, talora, a risultati inattesi.
Non è vietato pensare ( o, per chi scrive, sperare) che la scelta di Roma possa mettere in moto un processo che vada molto al di là della tattica: c’è un lavoro imponente da fare, per ridefinire identità e contenuti e per seppellire, con le ideologie del ‘900, le sigle, le formule, gli schemi obsoleti, che in un mondo completamente nuovo non esprimono nulla.
Un lavoro di ricostruzione del sistema politico e della dignità e centralità della politica, fondata sul ruolo dei partiti e sulla loro capacità di incontro con le espressioni più vive della società.
Tutto ciò, non già per confondere le differenze in un indistinto calderone di potere, bensì per parlare delle cose di oggi con il linguaggio di oggi e per distinguere posizioni e idee, da contrapporre nella cornice del gioco democratico.

…penso che i romani ne abbiano le scatole piene di Destra e Sinistra; dei loro intrighi di palazzo, furti e tornaconti personali…..può essere che sbagli, ma dovessi scommettere 100 Euro le giocherei su Virginia Raggi….tra l’altro ricordo che Marchini è “chiaccherato” a causa di un finanziamento avuto dalla Banca Popolare di Vicenza senza le dovute garanzie…..
Marchini e’ il Donald Trump di Roma…….
basta con i politici di mestiere.
raGGi, pardon.
I romani hanno la scelta, continuare a ingrassare questo sistema vetusto e malonesto di candidati messi la per ripicche e vendette personali, oppure scegliere la Razzi.
Marchini, poteva essere buono all’inizio, ora c’é da augurarsi che non vinca per impedire questi disegni sporchi e alchemici fatti sulla pelle della gente.