Buongiorno,
il nostro parlamento è comunque in carica e dovrà votare la nuova legge elettorale. Credo si dovrebbe forse fare una campagna martellante per un maggioritario, spero. Cosa ne pensa la redazione? Grazie
Renella Bandinelli
Cara Renella Bandinelli,
ci andrei molto cauto nell’affidare all’uno o all’all’altro sistema elettorale capacità salvifiche. Ci troviamo in un Paese nel quale le conseguenze comunemente attribuite ai sistemi elettorali sono state clamorosamente smentite nel corso degli anni. Del proporzionale si pensa che sia la causa del proliferare dei partiti. E, in effetti, nella “prima” repubblica, quando era in vigore, i partiti rappresentati in Parlamento erano sette-otto e veniva ritenuto un numero eccessivo. Per evitarlo, si passò ad un sistema maggioritario (o quasi). Ma, fatalmente, fatta la legge, non tardò l’inganno per aggirarla. I partiti presero ad allearsi nel momento elettorale, ovvero all’atto della presentazione delle liste, per ridividersi un attimo dopo. Dai sette-otto che erano rappresentati alle due Camere si arrivò a contarne decine. Non tutti erano in grado di formare i gruppi parlamentari (che richiedono un numero minimo, abitualmente venti deputati alla Camera e dieci al Senato). Ma i partiti esistevano con tutta la loro capacità di condizionamento, ricatto ed espressione di interessi particolari. E, siccome, l’appetito viene mangiando, una serie di norme ad hoc, hanno poi spogliato i cittadini del potere di scelta dei loro rappresentanti, designati dagli stessi partiti attraverso liste bloccate e abolizione d’imperio del voto di preferenza.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: un potere ancora piu’ instabile di quando vigeva il proporzionale, ma con una qualità della classe politica di gran lunga piu’ rasoterra. Che è il problema maggiore, oggi, come è abbondantemente emerso in occasione della elezione del presidente della repubblica e con il diffuso terrore che Draghi possa, da un momento all’altro mandare tutti a quel paese, lasciandoci in braghe di tela.
Credo che il problema piu’ urgente sia proprio questo: ricreare un solido rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti. Ma non penso che renderemmo un buon servigio impegnandoci a favore di un sistema maggioritario. Forse potrebbe essere utile se accompagnato dalla introduzione dei collegi uninominali che costringerebbe i partiti ad elevare la qualità dei candidati. Ma penso che sarebbe piu’ utile un proporzionale puro che consentirebbe di rigenerare l’intero sistema e sprigionare idee ed energie nuove. Magari con qualche accorgimento per limitare gli aspetti negativi del proporzionale tipo l’istituto della sfiducia costruttiva che vieterebbe di fare cadere un governo se non ce ne è uno già pronto che possa sostituirlo. Indispensabile è anche una regolamentazione dei partiti che garantisca trasparenza e democrazia al loro interno. E, soprattutto, niente trucchi e trucchetti per rendere difficile la vita ai piccoli o ai nuovi partiti. Grazie per averci consentito una riflessione su un tema tanto importante.
Nicola Cariglia

mi dispiace Caro Cariglia , non capisco dal suo argomentare come un proporzionale che lasci ancora più di ora la delega ai deputati, interessati alle loro cadreghe più che a quelle del paese, possibilità di dare un governo stabile con una la idea di società condivisa. I risultati di un mezzo proporzionale hanno fatto ancor più danni del quasi maggioritario. Non mi sembra che criticare il precedente maggioritario poco reale sia un buon argomento per aspirare al proporsionale. Nel Nostro sistema proporsionale hanno per anni seguitatoa governare i partiti sconfitti alle elezioni. La mentalità Hegeliana – cattolica della necessità del intermediario perché la classe subalterna , come la chiama Gad Lerner, non ha capacità di scelta. meglio avere il partito(o chi per lui , basta però lo decida lui ) che guida il paese. In mancanza meglio un tecnico , che in politica non esiste ma che interpreta le idee di sviluppo altrui !
Mi pare, caro Martelli, che lei abbia saputo argomentare, a favore del proporzionale, molto meglio di me. Perchè i difetti che lei così bene descrive si sono accentuati, appunto, in era maggioritario. Che, poi, il maggioritario sia stato aggirato e sia diventato un finto maggioritario, è originale attribuirne la responsabilità al proporzionale.
Nel 1948 i Partiti con eccezione del PRI erano espressione di valori ideali. piaccia o non piaccia. Lo stesso MSI legava la sua esistenza dai “nostalgici” fascisti (Almirante, Michelini, ecc). L’eccezione fu “l’uomo qualunque” che poi sparì come la neve al sole. La “cricca” quindi si inventò le “diversificazioni” pur di continuare a controllare il Parlamento ed ad arrivare ai giorni nostri e non cedere ad una democrazia di stampo europeo. Da qui le nuove sigle confusionarie, che non hanno riferimenti nell’Europa dei grandi Partiti.. Qualcuno e disposto a spiegare perché?
Anche Berlusconi è figlio di questa “nuova” visione e Forza Italia ha preso il posto della vecchia DC e del PSI/PSDI. Colpa di chi? Certamente non del “popolo bue” costretto ad adeguarsi a quello che proponevano queste “nuove” formazioni, che non aveva stimolato lui!
Negli ultimi 30anni a seguito dei sistemi elettorali “maggioritari” sono stati aboliti i “partiti” come previsti dall’articolo 49 della Costituzione (i partiti-associazione). dal 1993 i partiti sono stati sostituiti da “poli” e da “movimenti” sotto la guida di leader). Oggi i membri Parlamento italiano sono tutti “contro il Parlamento” e contro la Costituzione. Infatti hanno ridotto drasticamente il numero dei seggi parlamentari e si preparano a cambiare ancora la Costituzione trasformando la democrazia italiana da “parlamentare” in “presidenziale”. Il tutto dipende in definitiva dal fatto che il 90 per cento degli italiani non ha mai voluto leggere e studiare la Costituzione mentre la grande stampa e la cultura accademica da oltre 40 anni continua a dire che la Costituzione Italiana è obsoleta.
I democratici sinceri chiedono proporzionale puro: senza premi di maggioranza e senza sbarramenti. Si dia a ogni partito il numero di seggi che gli spetta in proporzione ai voti ricevuti. Non c’è altro modo per rispettare il diritti stabilito dall’art. 48, 49, 51 Cost. il diritto di eleggere e di essere eletti con “voto uguale”. Democrazia è “voto uguale” altrimenti non è democrazia.