Quando su Pensalibero facemmo coming out in tema di referendum sulla giustizia, manifestando tutto il nostro favore, ricevemmo un bel pacchetto di critiche oltre che dai grillini schierati a difesa del loro ministro Bonafede, anche da persone convinte di essere schierate “a sinistra” (?). Quel nostro “chissenefrega” se i referendum li sostiene anche Salvini, dette loro occasione di dimostrare ancora una volta il volto della sinistra bacchettona. Oltretutto – affermavano – la raccolta di firme appena iniziata era inutile perché già la ministra Cartabia aveva annunciato una sua riforma sul tema. Ipocrisia allo stato puro: tutti sanno che le leggi le fa il parlamento, come sanno quali sono gli equilibri di questa legislatura. I 5Stelle hanno di gran lunga la maggioranza relativa dei seggi. E, soprattutto, i loro voti sono indispensabili per tenere in piedi il governo Draghi. Dunque, la “riforma Cartabia” è, come già abbiamo scritto, un testo importantissimo perché segna una inversione di tendenza dopo trenta anni di leggi e comportamenti limitativi dei diritti dei cittadini e di strapotere della magistratura inquirente nei processi penali. Ma potranno essere i 6 referendum in arrivo a provocare la vera scossa che farà bene in primo luogo alla giustizia. Ed è giusto che sia così, visto che essa viene esercitata “in nome del popolo italiano”.
La riforma Cartabia è apprezzabile perché non si è limitata a correggere le distorsioni in tema di prescrizione introdotte dal ministro precedente. Ha pensato anche alle misure indispensabili per accelerare i processi, compreso il potenziamento degli organici e dei mezzi a disposizione. Ma con i 6 referendum, in caso di successo, si potranno rimuovere i macigni che sono la fonte dei mali storici della nostra giustizia e del perverso intreccio con la politica: i vuoti di potere per l’automatica applicazione della legge Severino, gli abusi della custodia cautelare, la contiguità tra le toghe che accusano e quelle che giudicano, la valutazione dei magistrati esclusivamente da parte di altri magistrati, la responsabilità solo indiretta per gli errori commessi, il CSM dominato dallo strapotere delle correnti.
Perciò è stratagemma ridicolo e di corto respiro essere contrari “perché li appoggia Salvini”. Non è nemmeno vero, perché in gran parte sono frutto della storia radicale e, oltre che dalla Lega, sono appoggiati da formazioni (piccole, è vero) e personalità della grande tradizione culturale laica, riformista, liberale.
Inoltre, i referendum faranno bene in primo luogo alla giustizia e agli stessi magistrati.
Non è detto che facciano bene ai partiti che si trovano in imbarazzo come il PD che sta perdendo l’occasione di dimostrarsi qualcosa di più importante del partito che aspetta da Conte la grazia di potere tornare al governo. Ma è possibile che Letta ed il PD abbiano così poca fiducia nelle loro radici e nella storia del popolo italiano? Davvero preferiscono sbiadirsi a tal punto per rincorrere l’alleanza con Conte, illudendosi di tornare ad essere competitivi per Palazzo Chigi? Eppure esiste un’area culturale laica e riformista con cui dialogare, che potrebbe raggiungere un peso elettorale non minore di quello attualmente attribuibile ai 5Stelle. E’ vero: è pervasa da divisioni e parecchio acciaccata. Ma forse PD e grillini, da un lato, e centrodestra dall’altro, si trovano in forma smagliante?
Nicola Cariglia
Nicola Cariglia

Qualcuno mi perdoni se sono sguaiato, ma dopo sette anni di commemorazioni, Salvini o non Salvini, cosa pensa della riforma e dei referendum il pavido Mattarella, il presidente che nessuno tira mai causa, innominabile più della Trinità?
PER LA CRONACA E LA STORIA LA RESPONSABILITA’ DIRETTA DEL GIUDICE CHE SBAGLIA E LA SEPARAZIONE DELLE PROFESSIONI TRA INQUIRENTE E GIUDICANTE HANNO PARTE PARTE DEL MOVIMENTO PRESIDENZIALISTA PACCIARDIANO “NUOVA REPUBBLICA” FIN DAL 1964.