La scienza non è democratica, esclama, giustamente, con leggerezza ma con fermezza la silente Grillo Ministro della Salute . Contro l’invadenza dell’Interno che tira fuori un tema che non gli compete. E non se ne capisce il motivo. Salvo, poi, a ripensarci e a rinculare preso per la giacca da qualcuno. Non siamo più in campagna elettorale.. Ops, ma si che ci siamo. Brutta cosa attaccarsi a qualche voto in più dei novax.
Ora, dopo l’esternazione sul censimento da alcuni interpretato come etnico, da altri, con me, come identificazione di persone che vivono nei campi rom per constatare chi lavora e chi no, come e di che cosa si campa, quanti bambini vanno a scuola, se esistono le misure di sicurezza generiche per evitare che esplodano bombole o qualcuno rimanga attaccato a fili scoperti. Per verificare se i bambini hanno esempi di civiltà che li porta all’integrazione attraverso il rispetto delle regole.
Si scopre che in tante regioni ci sono stati controlli e verifiche senza che nessun gridasse allo scandalo e al razzismo.
L’ autonomia di pensiero e di azione alla quale nessuno vuole rinunciare così come ai principi, e alle convinzioni assimilate in tanti decenni di vita, ci ha fatto considerare questa scelta come giusta. Fatto salvo una frase poco ortodossa e decisamente spiacevole, della serie “quelli italiani ce li dobbiamo tenere”, tipica della beceraggine del personaggio, che non si può negare. Certamente deve inserirsi nei panni di Ministro e abbandonare la felpa. Il mio grande estremo rispetto delle e nelle istituzioni non mi permette di accettare che un Servitore dello Stato possa parlare come un tribuno della plebe, nell’accezione peggiore e allargata, come uno che fa permanente propaganda elettorale mentre è a capo di un Ministero di cotanta importanza come l’Interno. Ruolo che senza dubbio deve prevalere su quello di segreterio di partito.
La mia idea di società scaturisce dalla convinzione che tutti , cittadini semplici e a maggior ragione rappresentanti in Parlamento e al Governo, devono dare il loro contributo che non è solo economico, ma anche di rispetto, di educazione, di mutuo soccorso. In reciprocità. Ognuno dunque secondo le proprie capacità e competenze.
Una società, oggi multietnica ma che rispetti uno stile di vita vicino alle nostre tradizioni, alle nostre regole, alle nostre leggi. Nessuno escluso. Chi viene da fuori, così come chi è stanziale da secoli, come il popolo rom, dovrebbe avvicinarsi e pian piano appropriarsi della nostra cultura attraverso la conoscenza, iniziando dalla la volontà di imparare la lingua del paese che lo ospita per facilitare l’integrazione, che non può certo avvenire attraverso figli traduttori e interpreti a vita. Non ho dati e numeri specifici in proposito ma ho un’esperienza diretta nel volontariato a cui dedico il mio tempo all’ascolto e al doposcuola per bambini di varie etnie. Che velocemente apprendono la lingua a scuola ma in casa spesso parlano la lingua di origine perchè le mamme, alcune, sono restie a imparare l’idioma nonostante l’esistenza di tante scuole a disposizione. Gratuite. Cercando alibi di tutti i tipi. Spesso anche perchè sono i coniugi che le tengono al guinzaglio. Ahinoi.
Dunque deve essere prioritario il senso di appartenenza.
Purtroppo tanto del problema fino a oggi è stato lasciato all’improvvisazione e la sottovalutazione e il lassismo che hanno contraddistinto i governi passati hanno portato a forme di rifiuto degrado e spesso anche violenza.
Carla Ceretelli

Lascia un commento