Nessuno nega allo Stato di dover prelevare dai contribuenti ciò di cui ha bisogno. Ma, come ha ricordato la Consulta, non si può violare “il principio dell’uguaglianza a parità di reddito”.

Dunque, in questi giorni, la Camera dei Deputati, si occuperà di pensioni. “Bene”, direte voi, “è un tema cruciale da troppo tempo in attesa di una soluzione organica”. E, invece, no. Perché il modo ed il motivo per i quali i nostri amati rappresentanti del popolo ne parleranno è una sorta di summa estrema di tutti i difetti della classe politica: viltà, conformismo, ignoranza, demagogia, ipocrisia, cinismo, e qui ci fermiamo. Sono state presentate ben sette mozioni sottoscritte da 121 deputati di sette gruppi politici: (MOVIMENTO 5 STELLE, FRATELLI D’ITALIA, SEL, SCELTA CIVICA, PD, LEGA e NUOVO CENTRODESTRA) per sollecitare “un prelievo straordinario sui redditi da pensione superiori ad un determinato importo”.
Farisaicamente i nostri governanti e i nostri parlamentari parlano di “contributo di solidarietà”, di “lotta alle pensioni d’oro” ed altre baggianate del genere. Non abboccate, è uno scempio del Diritto e dei diritti. C’è bisogno ancora di soldi e si vorrebbe decidere di prenderli solo ad una categoria di persone: i pensionati sopra i novantamila euro annui. Perché dai pensionati e non da altre categorie, da autonomi o dipendenti con medesimo reddito? Una ragione non c’è, solo che si eviti di abboccare all’inganno, proposto ad arte, secondo il quale le nostre ristrettezze economiche non sono dovute agli sprechi, alle ruberie ed alle scelte sbagliate della classe dirigente (politica, economica, giudiziaria, etc.) ma ai privilegi delle cosidette “pensioni d’oro”. Che, invece, ad eccezione di pochissimi reali privilegiati appartenenti al ceto politico e burocratico, altro non sono che una contropartita dovuta, perché proporzionale ai versamenti di tutta una vita di lavoro.
E’ evidente che si tratta di provvedimento illegittimo. Tanto che quelli analoghi adottati dai governi Berlusconi e Monti sono già stati bocciati dalla Corte Costituzionale perché rappresentavano “Un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini” con violazione del principio dell’uguaglianza a parità di reddito, attraverso un’irragionevole limitazione della platea dei soggetti passivi, e della progressività del sistema tributario”.
In altre parole, è come se si stabilisse di tassare chi ha gli occhi celesti, oppure gli avvocati si, e gli altri professionisti no. O, tra privati, come se, nell’acquisto di una casa, il venditore si rifiutasse di trasferire il titolo di proprietà dopo avere incassato tutto l’importo del prezzo pattuito. Le pensioni, quelle contributive, non sono benevole elargizioni. Sono il corrispettivo, contrattualmente previsto, per il lavoro prestato. Ribaltiamo la situazione: è pensabile pretenderle decidendo unilateralmente di autoridursi l’orario di lavoro? Naturalmente, nessuno nega allo Stato di dover prelevare dai contribuenti ciò di cui ha bisogno. Ma, come ha ricordato la Consulta, non si può violare “il principio dell’uguaglianza a parità di reddito”. Sono i frutti marci della scarsa attenzione alle garanzie dei cittadini e di decenni di martellante campagna emergenziale. Nel nome delle varie emergenze sono state imposte e superficialmente accettate mutilazioni di ogni genere al rispetto che lo Stato deve a tutti noi. Questo sfregio ai pensionati viene oggi “giustificato” dalle superiori ragioni della emergenza economica. Nel nome della “emergenza morale e della lotta alle mafie” sono state giustificate ieri le lesioni al diritto alla difesa che hanno portato a fare della Giustizia una tombola arbitraria e allo strapotere dei pubblici ministeri. E l’altro ieri, come ricorda Claudio Martelli nel suo bel libro “Ricordati di Vivere”, limitazioni alle libertà vennero introdotte nel nome dell’emergenza terrorismo.
Ad onta dei bacchettoni pseudo moralisti, tifosi dello Stato Autoritario ma non Autorevole, non ci stancheremo mai di denunciare il bilancio passivo, anche dal punto di vista economico, di questo allontanamento dallo Stato di diritto. La legge del contrappasso vuole, nel caso delle pensioni, che ad essere colpite in pieno siano, assieme ad altre, due categorie che sono state determinanti per la caduta della qualità democratica del nostro Paese: i magistrati e i giornalisti. Magra consolazione, utile, tuttavia, a ricordare che queste lesioni del Diritto e dei diritti possono ritorcersi persino contro chi le ha ampiamente avallate.
E quelli come noi, invece, lo Stato di diritto lo difendono anche a favore di chi lo contrasta.

“Nessuno nega allo Stato di dover prelevare dai contribuenti ciò di cui ha bisogno”. Da qui partono i problemi.
La pensione maturata è sempre un diritto acquisito, come tale intoccabile. Lo Stato ha bisogno di soldi. Bene. A parte i risparmi di spesa, da fare laddove non si intacchi lo “stato sociale”, raggiunto in un secolo di lotte socialiste, ed in genere i servizi costituzionalmente fondamentali, non c’è che la leva fiscale. Che deve essere giusta e perequativa. Ergo, i provvedimenti da adottare sono a) maggiore progressività dell’imposizione fiscale diretta; b) patrimoniale forte sui patrimoni (mobiliari ed immobiliari) elevati; c) tassazione più alta dei profitti derivanti dal mercato finanziario.