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E’ la droga la cartina al tornasole della liberaldemocrazia?

di Vincenzo Donvito | 26 Novembre 2018

Tutte le volte che le più “consolidate” liberaldemocrazie del mondo affrontano la questione delle droghe illegali, è come se fossero state investite dai detriti di una deflagrazione che ha aperto uno quarcio, con le parti dilaniate di questa deflagrazione che si spargono ovunque. L’immagine è quella di un ragazzo che si fa una canna, sereno, seduto su una panchina di un giardino pubblico, con alcuni amici con cui scherza e, come in tutti i convivi in cui il collante è l’alterazione sensoriale (non solo per droghe legali e illegali), il senso di complicità è più sviluppato; ancora di più quando motivo dell’alterazione è illegale: la dissacrazione ed esaltazione del proibito è celebrata in fior fiore di letteratura e storia e quotidianità. Mentre questo ragazzo si fa un tiro, il suo spinello, approssimandosi un tutore dell’ordine pubblico, esplode e i suoi pezzi si spargono, insieme al cervello e al buon senso del ragazzo, un po’ dovunque: nell’ordine pubblico, nel sistema sanitario, nella scuola, nel lavoro, nella famiglia, ovunque. Questo accade dappertutto, non solo nei Paesi dove vige il divieto di consumo di per sé, ma anche dove, grazie a recenti legislazioni legalizzatrici, il consumo non è più sanzionato, poiché anche in questi “avamposti del diritto individuale” vige il divieto di consumo in pubblico. Tutti coloro che ricevono il risultato di questa deflagrazione operano di conseguenza.
Il nostro spunto per questa immagine onirica è quanto deciso lo scorso 23 novembre dall’Assemblea nazionale francese in materia essenzialmente di cannabis: farsi una canna comporterà una multa di 200 euro, ammenda molto minore rispetto alle norme in vigore che prevedono anche il carcere (norme quasi mai applicate) (1). Niente di particolare, se non il fatto che, nonostante questa nuova legislazione, il Paese di Voltaire, Alexis de Tocqueville e Victor Hugo continua ad essere tra quelli, in Europa, con la legislazione più repressiva e liberticida in materia di droghe. Solo tra i peggiori di un contesto dove, anche i migliori, sembra comunque che facciano finta di nulla rispetto a tutto quello che gli accade intorno (narcotraffico e strage di diritto), quasi soddisfatti del loro livello di repressione-soft.
Qui nasce la nostra riflessione e il nostro interrogativo. La legalizzazione di tutte le sostanze che alterano, per libera scelta del consumatore, il livello psichico dell’umano, è compatibile o non col regime di democrazia liberale, la liberaldemocrazia? Questo regime è, sulla carta, il più diffuso nei Paesi in cui la libertà dell’individuo è al primo posto. Ma questi regimi hanno non pochi problemi nei confronti delle droghe a consumo individuale e volontario. Il caso più eclatante è quello Usa, con tutte le sue contraddizioni che oggi lo portano ad essere, per diversi tasselli della sua federazione, il pioniere del superamento del regime proibizionista. Agli eclatanti Stati Uniti d’America affianchiamo l’altro nucleo portante dell’attuale liberaldemocrazia, l’Unione Europea; e poi ricordiamo altri Paesi sparsi per il Pianeta (in tutti gli altri continenti) dove la situazione è grossomodo simile, con l’unica eccezione dell’Uruguay, nel continente sud delle
Americhe, dove vige un monopolio di Stato che regolamenta produzione e consumo.
Tornando all’Unione Europea (UE), essendo essenzialmente una unione monetaria e commerciale, essendosi comunque giocoforza dovuta occupare della materia, non ha partorito nessuna normativa lasciando che i singoli Stati membri si facciano le proprie, ma ha partorito solo un Osservatorio (EMCDDA, con sede a Lisbona) con funzioni anche di allerta (2). Questo lo diciamo perché, nella nostra riflessione/domanda è bene considera la Ue solo come un’espressione geografica. Contano quindi i singoli Stati sul territorio del’UE, tutti rientranti in quei regimi di ispirazione e pratica liberaldemocratica che abbiamo preso in considerazione.
La nostra domanda: E’ la droga la cartina al tornasole della liberaldemocrazia?
La risposta da parte nostra è pleonastica. Ma l’occasione di questo scorcio di analisi e fotografia che abbiamo fatto in queste righe ci porta ad affermare che non ci possono essere alternative alla realizzazione di regimi di tal fatta se il rapporto normativo e legislativo con le droghe (includendo in queste anche altre sostanze e comportamenti che spesso vengono vietati per il bene comune e, dicono, anche del singolo) è del tipo proibizionista. Il nostro non è un approccio ideologico e autoritario (“volete imporre ad altri le vostre idee…”), ma culturale, sanitario, sociale ed economico. Culturale (semplice, semplice come i vecchi telegrammi): che liberaldemocrazia è se non si parte dalla libertà di scelta dell’individuo, anche di farsi male (senza nuocere ad altri, ovviamente). Sanitario, sociale ed economico…. non ci mettiamo in questa sede a scrivere un trattato in materia, ma rinviamo alle notizie e agli approfondimenti che quotidianamente riversiamo sul
nostro quotidiano droghe.aduc.it.
Per finire, torniamo alla nostra domanda. Non ci facciamo prendere da afflati tipo “liberaldemocrazia incompiuta perché vieta le droghe”… non avrebbe senso perché la liberaldemocrazia, per definizione, non può mai essere compiuta. Ma una breve considerazione. Visto che da quasi un secolo tutti i regimi liberaldemocratici si sono distinti per il proibizionismo completo o ipocrita (vietato lo spinello per strada), e viste le sconfitte che sono state collezionate verso gli individui (consumatori in crescita) e verso le comunità (ordine pubblico, sanità, corruzione, economia disastrate, etc… tutto in crescita ovunque), in “puro” stile liberaldemocratico, perché non provare il contrario? Ecco perché avvaloriamo la nostra domanda iniziale: E’ la droga la cartina al tornasole della liberaldemocrazia?

1 – https://www.aduc.it/notizia/consumo+cannabis+parlamento+ha+deciso+multa+200_135289.php
2 – https://www.aduc.it/notizia/nuove+droghe+psicoattive+crescita+emcdda+migliori_135285.php

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, buon senso, consumatori, democrazia, democrazia liberale, euro, europa, lavoro, mondo, notizia, ordine pubblico, parlamento, regime, sanità, scuola, stati membri, stati uniti, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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