Alla fine si voterà il 9 aprile come desiderato dal Presidente della Repubblica che aveva puntato i piedi contro il parere di Berlusconi di chiudere la legislatura due settimane dopo, Ciampi ha affermato infatti che tale data è improrogabile e il Premier ha dovuto fare marcia indietro su un’idea che a dir la verità non era piaciuta nemmeno ai suoi compagni di coalizione.
Ma Berlusconi alla fine non è uscito a mani vuote dall’incontro al colle, riuscendo parzialmente ad ottenere ciò a cui mirava, ossia di far lavorare ancora per due settimane le camere prima del loro scioglimento, che a questo punto avverrà non più il 29 gennaio ma l’11 febbraio.
L’ 11 febbraio dunque scatterà l’iter per lo scioglimento del parlamento e vedrà il Consiglio dei Ministri lavorare per fissare i comizi elettorali e indire la data del 9 aprile quale giorno della consultazione.
Aver posticipato lo scioglimento delle camere di due settimane, sarà utile al premier per “chiudere in bellezza” la legislatura approvando la legge che riguarda le intercettazioni e soprattutto quella sull’inappellabilità delle sentenze, che era stata rispedita al mittente dalla cima del colle per alcuni punti di incostituzionalità.
Ma ciò permetterà anche ai sindaci che vogliono candidarsi e ai piccoli partiti che non corsero nelle passate elezioni di raccogliere le firme per presentare le liste. Per ovviare al danno che si creerebbe per i sindaci e i piccoli partiti che decidono di scendere in campo il Quirinale ha pensato bene di prolungare la data dello scioglimento delle camere, risolvendo il problema dell’eventuale ineleggibilità dei sindaci e anche quello – non certo meno importante – della raccolta delle firme per presentare le liste. Un compromesso, quello tra il colle e palazzo Chigi che risolve molti problemi istituzionali e rende due settimane in più al Premier prima dell’attesissimo responso degl’elettori.
Angelo Marinazzo

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