
Quando arriva Ferragosto, nel giornalismo succede una cosa curiosa: le notizie non vanno in vacanza. Semplicemente, si nascondono. E allora bisogna stanarle. O, quando proprio non si trovano, inventarsi almeno il percorso per arrivarci. Così pare addirittura che nei corridoi della CIA serpeggi la notizia di piani, diciamo così, velleitari del presidente Donald Trump. Il quale, secondo questi sussurri, starebbe pensando a un colpo di mano per cambiare la Costituzione americana a proprio favore, conquistando poteri tali da consentirgli di governare a vita. Un po’ come Xi Jinping. Una cosetta da niente. Non si tratterebbe, intendiamoci, della solita modifica costituzionale. La Costituzione americana è stata emendata parecchie volte – 27, se la memoria non mi tradisce – per aggiornarla, integrarla, correggerla. Qui il progetto sarebbe un tantino più ambizioso: prenderla, cancellarla idealmente, rivoltarla come un calzino e riscriverla secondo necessità. Necessità, naturalmente, del presidente. E, perché no, degli amici, degli alleati, della famiglia e di tutto quel magnifico mondo che ruota intorno al potere. Del resto, dev’essere una sensazione straordinaria quella di alzarsi la mattina alla Casa Bianca, aprire la finestra, guardare i cinquanta Stati americani e pensare: “È tutto mio”. Un pensiero che, a voler essere generosi, potrebbe essere passato anche per la testa di Giulio Cesare. Solo che Cesare aveva altri strumenti. E soprattutto non doveva preoccuparsi dei sondaggi, di Fox News, di X e delle elezioni di metà mandato. Oggi basta molto meno. Basta un sussurro. Una frase detta da qualcuno che conosce qualcuno che lavora vicino a qualcuno che forse ha sentito qualcosa. Il tutto finisce in Rete e, nel giro di qualche ora, il “pare” diventa “indiscrezione”. Poi l’indiscrezione, quando è stata ripresa da abbastanza siti, diventa notizia. E la notizia, naturalmente, diventa notizia bomba. Anzi: notizia-cataclisma. Questa, per esempio, sarebbe una di quelle. Ora, io lo ammetto: mentre scrivo mi sento quasi un vecchio antenato della collezione Urania di Mondadori. Uno di quei romanzi con i mondi sconosciuti, le civiltà aliene e i pianeti nei quali l’uomo aveva finalmente trovato il modo di distruggere tutto ciò che aveva costruito. Perché un presidente che vuole trasformare una democrazia in una monarchia personale appartiene, almeno per ora, a un mondo alieno. Un universo parallelo nel quale la Costituzione non è più il limite del potere, ma il suo regolamento condominiale. E il presidente, naturalmente, è anche amministratore, proprietario e possibilmente unico inquilino. Poi ci sarebbe una piccola questione. Quella di verificare se la storia sia vera. Ma siamo a Ferragosto. E a Ferragosto verificare una notizia è una faccenda delicata. Le redazioni sono semivuote. I politici sono al mare. I portavoce rispondono con la stessa velocità con cui si muove un ghiacciaio. Gli inviati sono spesso impegnati a spiegare perché una spiaggia affollata sia comunque stata “presa d’assalto”. Le notizie scarseggiano. E se non fosse stato per Ranucci da una parte e Ceuta dall’altra, con la politica praticamente in ferie, sarebbe stato un bel problema. Per fortuna c’è Trump. Trump non va mai veramente in ferie. Anche quando non parla, sembra che stia per parlare. Anche quando non decide, sembra che stia per decidere. E quando non succede nulla, c’è sempre qualcuno disposto a raccontarci che potrebbe succedere qualcosa. Direttamente, indirettamente o con un generoso contributo della fantasia. Trump è una specie di servizio pubblico permanente per il giornalismo estivo: consente di riempire le pagine, accendere le discussioni, alimentare i social e, soprattutto, guadagnarci la pagnotta. Perché questo è Ferragosto, signori. Tutti al mare. Tutti con il telefono in mano. E tutti a caccia del notizione. Il problema è che il notizione non sempre c’è. Ma non importa. Ci sarà sempre un “pare che”. E da quel “pare che”, con un po’ di fortuna, una buona dose di fantasia e magari un titolo bello grosso, possiamo tirare fuori praticamente qualsiasi cosa. Un complotto. Una crisi. Una svolta storica. Una rivoluzione. Perfino la fine del mondo. Purché, naturalmente, arrivi prima del rientro dalle ferie.
Angelo Santoro

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