E Bertinoro fu! Bello il posto, simpatica la compagnia ed interessanti i discorsi. Persino accattivanti certe mozioni degli affetti e certi propositi di rilancio, a patto di essere però ex, post, neo-socialisti o affini. La maggior parte del dibattito, il documento finale e i discorsi conclusivi dei leader politici intervenuti la domenica mattina hanno avuto, infatti, il momento di convergenza nel delineare l’obiettivo di ricostituire un nuovo partito socialista italiano inserito a pieno titolo nel partito socialista europeo. Questa è nei fatti la sostanza delle conclusioni del convegno: il termine socialista è l’unico sostantivo, gli altri: laico, liberale, repubblicano, liberalsocialista, riformista, sono tutti aggettivi che, opportunamente e, forse per qualcuno, opportunisticamente, accompagnano il sostantivo.
Niente di male, certo, anzi; tutto molto positivo, ma vorrei tentare di spiegare perché, pur apprezzando e condividendo molti dei contenuti illustrati nel convegno, non mi sento di poter aderire al percorso indicato.
Sono sempre convinto della necessità di costruire in Italia una forza politica autonoma che raccolga le idee e le culture formatesi nel corso degli ultimi decenni sulle elaborazioni del pensiero del liberalismo e del socialismo democratici. Per intenderci, quella che nella prima repubblica era chiamata l’area laica.
Il richiamo a quell’epoca, però, deve fermarsi qui. Credo infatti indispensabile costruire il nuovo soggetto politico partendo dal confronto sui contenuti del progetto che si vuole perseguire, verificare quali e quanti siano condivisi, disegnare la forma organizzativa con la quale proporli ai cittadini e dopo, ma solo dopo, verificare gli schieramenti e le possibili alleanze.
E’ ovvio che la definizione dei contenuti sarà il risultato del portato delle diverse esperienze politiche e culturali di ciascuno, tutte importanti e necessarie, ma la sintesi indispensabile non può, a priori, scegliere un filone come sostanziale e considerare gli altri come aggettivazioni, per quanto importanti.
Mi rendo conto che è un percorso molto più lungo e faticoso di quello proposto a Bertinoro, ma avrebbe il merito alla fine di costruire un soggetto politico veramente nuovo, almeno per l’esperienza politica italiana, capace di presentarsi veramente con la forza dell’originalità alle nuove generazioni.
Nel convegno sulla rocca romagnola, invece, mi sembra si sia preferito percorrere una strada già battuta, e con scarsi risultati, più volte in passato: il rassemblement di gruppi dirigenti, tutti chi più chi meno, penalizzati nel corso degli ultimi 15 anni, tanto da poter dar adito all’impressione, per quanto ingiusta e sbagliata possa essere, di perseguire propositi di rivalsa, soprattutto nei confronti dei DS.
Il percorso che parte dai contenuti e prescinde dagli schieramenti consentirebbe di raccogliere il contributo sia dei settori laici e liberali attualmente nel centrodestra, sia soprattutto di essere veramente concorrenziali all’ipotesi, come si sta delineando, del Partito Democratico, dove ho l’impressione che l’area cosiddetta “liberal” dei Ds sarà ugualmente se non più marginalizzata di quanto non lo sia adesso.
Con esponenti quali Morando, Rossi, Debenedetti e altri è certamente possibile concordare su un progetto politico-programmatico comune; non vedo invece possibilità di condivisione con il cosiddetto “correntone”, che ha certamente molti maggiori punti in comune, in economia come in politica estera, con la sinistra massimalista e radicale. In questo caso credo proprio che il progetto abbia scarse se non nulle possibilità di essere vincente, ma in ogni caso assolutamente estraneo alle aspettative di quei settori liberaldemocratici ai quali pure si è detto di voler guardare.
Pio Borri

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