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E’ sbagliato e immorale trattare tutte le società partecipate allo stesso modo e fare regali ai soliti noti

di Nicola Cariglia | 31 Agosto 2014

Devo avere vissuto un’altra vita. O in un altro mondo, dal momento che la memoria e le mie esperienze mi consegnano una realtà assai diversa o, almeno, assai più complessa.

Leggo lo sdegno pressochè unanime verso le società partecipate dagli Enti locali e dalle Regioni. Dopo che il commissario alla “spending review”, Cottarelli ne ha denunciato l’incontrollato proliferare ed i conti troppo spesso in rosso, le partecipate sono diventate lo “sterco del diavolo” e l’origine di tutti i mali dei nostri scassatissimi conti pubblici.

Devo avere vissuto un’altra vita. O in un altro mondo, dal momento che la memoria e le mie esperienze mi consegnano una realtà assai diversa o, almeno, assai più complessa.

Ho fatto l’assessore e il vicesindaco al Comune di Firenze. Erano gli anni ’80 e le società miste, pubblico-privato) erano un “must”. Spuntavano come funghi. Se ne parlava ad ogni occasione. E se oggi vengono indicate come l’origine dei mali delle pubbliche finanze, allora godevano di tutt’altra fama. Unire i soldi e le energie del pubblico con i soldi e le capacità imprenditoriali del privato appariva la quadratura del cerchio che permetteva di superare le inefficienze e gli sprechi degli enti locali. Farle nascere “faceva politicamente fico”. Eppoi, finite le sanguinose guerre ideologiche dei primi decenni di democrazia, era una soluzione che contentava tutti. Personalmente, da socialdemocratico quale ero, vedevo una conferma delle mie idee che, appunto, richiedevano il concorso dei privati, assieme allo Stato, per garantire i bisogni del popolo. Erano contenti i socialisti, che socialdemocratici lo erano appena diventati. E i comunisti, che potevano rafforzare la tesi di una via diversa da quella ormai grondante sangue, del comunismo realizzato. Per motivi speculari, la scelta era condivisa sul versante (ideologico) opposto, dal PLI e il PRI alla DC. Avevo la delega su questa materia e di società miste ne ho frequentate abbastanza. Alcune le ho addirittura create. Gli industriali si lasciavano coinvolgere soprattutto per condizionare le scelte. E per vigilare che l’imprenditoria locale non fosse esclusa dagli appalti. Fu senza dubbio positivo qualche contributo di idee e l’allargamento della cerchia dei nominati nei consigli di amministrazione, altrimenti limitata alle cordate politiche. Ma devo dire che di quattrini da parte dei privati nel capitale di queste società ne ho visti affluire pochini. E questo rafforzava la sensazione di avere a che fare con quello che viene definito “capitalismo” di relazioni, con una propensione per il rischio molto limitata.

A distanza di anni non ho cambiato idea sul ruolo positivo svolto da molte di quelle società partecipate a Firenze. Quelle nate per organizzare le sfilate di moda, gestire gli spazi espositivi, realizzare parcheggi sotterranei, il Politecnico della Moda, ed altre ancora, non sarebbero sorte senza l’intesa pubblico-privato. E Firenze non sarebbe stata la protagonista in un settore vitale come la moda, nè avrebbe goduto di servizi essenziali come quelli realizzati e garantiti dalle società partecipate. Di una di queste, in quegli anni la più cruciale, sono stato anche Presidente. Avvenne quando fui nominato a capo della società di gestione dell’aeroporto di Firenze. C’era, nei confronti dello scalo fiorentino, una forte e storica opposizione del PCI. Ma determinante era stato anche il boicottaggio, alcuni anni prima, degli industriali, soprattutto di Prato, contrari alla nascita di un aeroporto nella piana tra Firenze e Prato, precisamente a San Giorgio a Colonica. I comunisti, in questo modo, resero un favore all’area pisana e livornese (loro roccaforte in Toscana) ed ai cugini bolognesi (roccaforte nazionale). Gli industriali parteciparono all’allegro sabotaggio (c’erano già i soldi stanziati per San Giorgio a Colonica) per simpatica e senile miopia: gli interessi sui terreni. Dunque, quando mi insediai nell’incarico di presidente dello scalo fiorentino, i buoi erano già scappati dalla stalla. Venuta meno l’ipotesi di uno scalo nuovo che garantisse collegamenti a lungo raggio, non restava che lavorare sul vecchio campo di volo di Peretola, per garantire a Firenze collegamenti con le capitali europee. Lavoro che venne svolto egregiamente non solo da me ma anche da tutti coloro che mi succedettero.

Così bene, che la società crebbe di valore e fruttò un bel gruzzoletto al Comune di Firenze. Quando il vento cambiò, e già “faceva fico” privatizzare, le azioni del Comune e di altri Enti pubblici vennero messe sul mercato ed acquisite da specialisti delle compere “a prezzi stracciati” dei servizi in via di privatizzazione. Senza nemmeno un patto di sindacato che avrebbe potuto assicurare una maggiore tutela dell’interesse pubblico.

Tutta questa pippa (me ne scuso), non per raccontare di me. Ma degli altri. Di coloro che si dileguavano quando l’esito economico di queste società era incerto. Che si presentano a mungere, con la scusa delle trionfanti privatizzazioni, ora che le mucche danno latte in abbondanza. E trinciano giudizi sui disavanzi di società che operano in settori grami, che solo il pubblico poteva sostenere e che il privato non si è mai sognato di rivendicare.

Si era detto che nell’ultimo consiglio dei ministri si sarebbe dovuto decidere la chiusura e la vendita di tutte le partecipazioni. Non è avvenuto e non poteva. Mi auguro che il tempo ancora a disposizione sia utile per maturare giudizi e scelte più appropriati. Per non fare di tutta l’erba un fascio. E nemmeno i soliti regali ai soliti noti.

Pubblicato in : Il punto del Direttore

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    6 Settembre 2014 alle 18:13

    Caro Nicola,
    forse esistono altri scenari a me ignoti dove emergono prospettive che non vedo. Tuttavia la speranza socialdemocratica, liberale e repubblicana di recuperare visibilità liberandosi dell’orso cattocomunita grazie al cattolicesimo liberale renziano mi è sempre sembrata peccare di una lettura molto ottimistica del cattolicesimo politico in tutte le sue camaleontiche sfumature. Fin quando non si ammetterà che il cattolicesimo politico divora e digerisce tutto perché tratta la realtà politica sempre come realtà di seconda mano, sfuggiranno le affinità sostanziali tra una Bindi e un Renzi, diversi solo nella tattica, a cui il cattolico riduce l’ideologia, e non certo nella strategia. Ora non vorrei buttarla in discorsi paludati, ma una cosa mi sembra l’esigenza di libertà, altra accettare tutto perché una realtà di seconda mano in fondo non vuole mercede. Nel mezzo secolo democristiano avemmo una libertà impiantata su una realtà di seconda mano, buona a tutti gli usi, che noi chiamiamo pragmatismo e che oggi ci è riproposta. Qua il “politically correct ” cattolico si è incistato e va a nozze, ma proprio qua i laici dovrebbero prendere l’occasione per uscire finalmente per la tangenziale.

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    6 Settembre 2014 alle 08:36

    Non riesco o a comprendere come la lodevole esperienza dei 101 e quindi di Pensalibero, che tanti anni fa mirava a rifocillare socialdemocrazia e liberalismo, sia finita nel pantano cattolico del Renzi sì-Renzi no, dove socialisti, repubblicani e liberali boccheggiano ancor più rispetto a quando erano costretti a riunioni casalinghe o di quartiere.

    Rispondi
    • n.c.

      6 Settembre 2014 alle 14:39

      Caro Marzio,
      è giusto che tu non riesca a comprenderlo. Perchè così non è.

      Rispondi
  3. Chiara Boriosi

    2 Settembre 2014 alle 11:10

    Suvvia, Nicola, i giochini di parole fra di noi non si fanno. Qui Renzi non c’entra nulla, c’entra invece quanto hai scritto, specie sui “settori grami” che ho citato nella mia risposta, proprio dicendo che non si fa di tutta l’erba un fascio. Ad oggi, restano confermate le 1500 di cui sopra, che entreranno nel Def di prossima presentazione. Ribadisco che i casi che ho citato nel mio precedente commento siano significativi, e non perchè siano “contro Renzi” come scrivi tu, ma perchè purtroppo sono contro i cittadini contribuenti, il che mi pare molto più grave.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    1 Settembre 2014 alle 22:49

    Non mi sembra il caso parlare di partecipate, quando siamo al cospetto di un ennesimo piccolo 8 settembre. Il giorno in cui il povero marò La Torre è colpito da ischemia il pagliaccio di Palazzo Chigi vuol strafare col carretto dei gelati credendo di capovolgere l’attacco dell’Economist. Chiedo per l’ennesima volta: esiste qualcuno in questo paese capace di mettere in riga questo individuo e i suoi lacchè o se ne ha già timore?

    Rispondi
  5. Chiara Boriosi

    1 Settembre 2014 alle 16:54

    Le partecipate con bilanci in profondo rosso segnalate da Cottarelli sono 1.500, non so se possano considerarsi operanti in “settori grami” quella che gestisce il Casinò di Venezia – misteriosamente in clamorosa perdita – quella che gestisce l’albergo di super lusso oppure quelle che si occupano di allevamenti di animali vari – mucche, galline – anche questi misteriosamente non producenti alcunchè, nè uova nè latte, ma solo debiti. Mi pare non sia oltraggioso provvedere a chiuderle, ora che sono state individuate – quindi senza rischio di fare di tutta l’erba un fascio – dato che stanno tuttora a carico nostro e gli unici “soliti noti” che ne beneficiano sono per l’appunto quelli che manteniamo nei loro Cda.

    Rispondi
    • n.c.

      1 Settembre 2014 alle 22:22

      Tranquilla Chiara….non c’è niente contro Renzi nel mio articolo.

      P.S: In un primo momento Cottarelli aveva censito 10.000 partecipate da eliminare subito. Ora dice che se ne elimineranno 2000, ma solo il prossimo anno. E, intanto, si assicura che almeno 1000 sopravviveranno. Insomma: non si intende fare “di tutta l’erba un fascio”. Presumo che questa intenzione sia condivisa anche da Renzi. E se lo dice Lui…

      Rispondi
  6. Trevigiano

    1 Settembre 2014 alle 13:17

    Purtroppo ė questo che fanno i Governi attuali, foraggiano i supposti amici e uccidono quelli che criticano come quando i Pazzi erano la famiglia più illustre a Firenze, ma se si ripete la storia forse si ripeteranno anche i rimedi.
    Se darete la giusta libertà democraticamente richiesta da tutto il mio popolo Veneto, la Storia comincerà a marciare trionfalmente per noi e per voi.
    Forse anche voi vi siete accorti che tutto quello che vi circonda invecchia e peggiora persino il David e nascono poche novità, è il segno che state seguendo una strada sbagliata, tornate a prre i valori democratici al posto supremo, basta piccoli Duci e la storia ritornerà in moto.
    Certo se Renzi continua a ingrassare … Ma nessuno gli racconta la soria di Ciccio bombo cannoniere?

    Rispondi

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