Feste e compleanni attirano i regolaristi del genetliaco e degli auguri.
Dall’oltretomba emergono amorazzi trascorsi come il mio serial-ex. Quello che fa la sua rimarchevole carriera in una grande istituzione (con sede a Francoforte) e con cui è finita maluccio perché pensava solo al suo lavoro (assolutamente, ovviamente, ingiustificatamente e terribilmente banale – lo so – ma era così). Uomini di successo che si reggono su (pie) donne (al contempo) da matrimonio e di servizio. Quelle che potano le rose, organizzano cene, scelgono la tappezzeria grazie al loro MBA (che hanno ormai buttato nel cesso). Intuibile (quindi) il motivo per cui abbiamo forzatamente chiuso la nostra storiella. Però, in questi casi (e con questi uomini), occorre essere pragmatiche e trovare una sintesi alternativa alla convivenza. Si, perché (il ragazzo) oltre al cattivo carattere ed all’egoismo cubico, deteneva (e detiene) uno dei più piacevoli involucri corporei in circolazione. Insomma, è uno di quegli animali che (largo-circa) tutte vorrebbero nel letto. Da qui l’istituzione (a separazione avvenuta) di un piacevole di-quando-in-quando. Lui non andava oltre i doveri estemporanei di una notte d’albergo, io neppure (come una vera bond girl). Un pratico ménage recentemente infrantosi contro il mio quasi-fidanzamento.
La sua (gentilissima) telefonata d’auguri aveva il triplice scopo di valutare la persistenza del quasi-fidanzamento, la determinazione a persistere, la determinazione a essere determinata nel persistere. Gli auguri erano la busta che conteneva il messaggio.
Dall’oltretomba è emerso anche l’ex più ordinario che abbia mai avuto (quindi il preferito di mia madre). Uno con cui ho avuto una relazione priva di un senso compiuto: iniziata perché mi chiedevo se fossi stata in grado di disciplinare la mia esistenza amorosa; finita perché ero rimasta atterrita dalla possibilità riuscissi davvero a farlo. Comunque, sono stata almeno capace di tradirlo (convintamente) durante una crociera. La cosa mi ha rincuorata.
Ma la telefonata più inaspettata, l’ho ricevuta da un ex (improbabile) spasimante: il buon Edoardo, ora matricola universitaria. Il suo costante attaccamento al dovere (provarci) è ammirevole. Si muove con gentilezza e spigliata incoscienza. Così come provò a rimorchiarmi mesi fa (con sprezzo del pericolo, superando le soverchie forze in campo), oggi telefona, augura, saluta, racconta chiede e naturalmente invita a un “aperitivino” nel tardo pomeriggio (prima del gran guazzabuglio serale di fine anno).
Ho accettato per via di uno strano istinto materno (difficile da spiegare) per il quale ti senti in dovere (o hai la debolezza) di premiare (almeno un pochino) chi ti corteggia gentilmente e con misurata insistenza. Non vai oltre un “aperitivino”, ma sai che per lui sarà un grande successo: affronterà le prossime due ore facendosi tre docce, barba e capelli, scegliendo i vestiti dopo essersi consultato con gli amici più cari (che mi aspetto di vedere transitare, in incognito, a dovuta distanza, al fine di accertarsi che io sia quella che lui dice io sia).
Naturalmente porterà con sé un velleitario preservativo (casomai alla fragola). Spero che possa comunque utilizzarlo con un’altra (casomai stasera).
Per non essere fuori luogo avrò un adeguato abbigliamento (casomai succinto).
Adoro inziare bene il gran guazzabuglio serale di fine anno
Dura «l’ex», sed «l’ex»
Dall’oltretomba emergono amorazzi trascorsi come il mio serial-ex. Quello che fa la sua rimarchevole carriera in una grande istituzione (con sede a Francoforte) e con cui è finita maluccio.

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