“ Siamo di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio”. Secco e tagliente come una rasoiata, è stato questo il primo colpo portato alla Finanziaria, che ha fatto capire che la manovra, così come licenziata dal governo, è destinata ad essere bocciata se non corretta in modo tale da renderla irriconoscibile. Perché quelle poche parole non sono uscite dalla bocca di Berlusconi o di Fini, ma da quella di un esponente importante dei DS, Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e, soprattutto, presidente dell’ANCI, cioè l’associazione dei comuni italiani. Domenici era appena uscito da un incontro a Palazzo Chigi e non si è lasciato sfuggire l’occasione della presenza di qualche giornalista per esternare il suo dissenso. E’ stato il classico sassolino che ha poi generato la valanga del dissenso di tutte le Regioni, Province e Comuni di Italia, per la maggior parte retti da maggioranze di centro-sinistra. Un dissenso, quindi, determinante per la vita della Finanziaria.
Il sindaco di Firenze è così assurto al ruolo di duellante principe di Padoa Schioppa ed emblema del dissenso nei confronti del ministro per l’economia all’interno stesso della maggioranza. Un ruolo tutt’altro che sgradito a Domenici che ormai giunto a metà del suo secondo mandato, non vede l’ora di liberarsi di un incarico ( sindaco di Firenze) verso il quale ha manifestato più volte tutta la sua insofferenza. Perché la prima candidatura di Domenici, nel 1999, era nata a coronamento di una manovra dei DS fiorentini tesa alla riconquista di una carica, malamente persa nel lontano 1982. Tanto malamente che da quella perdita erano poi derivate a cascata la rottura con il PSI e le giunte di pentapartito.
Così, nel ’99, non appena il sindaco uscente Mario Primicerio, cattolico e pupillo di La Pira, manifestò qualche segno di stanchezza, incerto di fronte a un eventuale secondo mandato, i DS pensarono subito al giovane Leonardo. Il quale, come Padoa Schioppa per fare il ministro dell’economia, aveva il profilo adatto: poco più che quarantenne, essendo nato a Firenze nel 1955, aveva cominciato la sua carriera politica nel 1976, come dirigente della Federazione dei giovani comunisti. Nella direzione nazionale della FGCI aveva stretto un sodalizio mai interrotto con Massimo D’Alema che se lo era portato nella segreteria del partito come responsabile degli enti locali. E fu questo l’incarico che Domenici dovette lasciare (oltre al seggio di deputato) per fare il sindaco di Firenze.
Ma il feeling con i fiorentini si ruppe quasi subito: i suoi scatti d’ira e l’insofferenza per un incarico gravoso e non gratificante diventarono subito materia succosa per la tradizionale propensione dei fiorentini a sparlare con cattiveria di tutti. Tanto che nel 2004 Leonardo fu l’unico sindaco uscente di un certo rilievo a dover passare sotto le forche del ballottaggio per guadagnarsi il secondo mandato. Dal quale- sia detto ad onor del vero- non vede l’ora di separarsi. Non è un mistero: avrebbe voluto tornare a Roma e fare il ministro.
Le difficoltà del governo Prodi potrebbero aiutarlo se, come si vocifera in alcuni santuari della politica nazionale, un rimpasto salutare dovesse seguire i tormenti dell’iter della Finanziaria. E la Margherita, che comincia a non sopportare più che i DS detengano in Toscana entrambe le poltrone più importanti (Presidente della Regione e Sindaco di Firenze) potrebbe dargli una mano.
Duellanti/2 – Domenici: il sindaco che non vuole fare il sindaco
Il ruolo di duellante con Padoa Schioppa è tutt’altro che sgradito a Domenici. Ormai, giunto a metà del suo secondo mandato, non vede l’ora di liberarsi di un incarico ( sindaco di Firenze) verso il quale ha manifestato più volte tutta la sua insofferenza

Sono d’accordo con Puccio: porta male ed ostenta sempre la sua flemma stuccosa con aria di superiorità, sempre.
Non rappresenta per niente l’animo dei fiorentini. Figuriamoci per quelli che non condividono neanche le sue idee politiche (come me e molti altri).
Come dire : non c’è mai limite al peggio ! E se il buon Murphy aveva ragione ,con le sue famose leggi …non abbiamo scampo! Ma un vantaggio ci sarebbe : non lo vedremmo più nella tribuna d’onore alle partite della Fiorentina ! Perchè, per me ,porta anche male ,proprio come il Rospo ! Fateci caso .