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Due mesi di vita e la nuova Variante A1 è già (quasi) vecchia

Bella esteticamente e in gran parte funzionale, peccato che sia un po’ stretta: prime serie code all’imbuto di Barberino del Mugello. E per 80 chilometri niente aree di servizio: attenti al carburante e ansia da toilette.

di Fabrizio Binacchi | 21 Febbraio 2016

Due o tre cose sulla nuova Variante di Valico aperta da due mesi. E’ nuova ma sembra già (quasi) vecchia. L’altro giorno ha avuto il suo battesimo di coda e rallentamenti tra Badia e Barberino del Mugello.

Per forza:  alla barriera sud, dove la vecchia A1 e la nuova Variante si ricongiungono, è come infilarsi in un imbuto.

Quattro corsie diventano due e per giunta in un cantiere che assomiglia a un campo minato, tra strettoie e deviazioni.

Intendiamoci: la Variante A1 è bella esteticamente e in gran parte funzionale. Peccato che sia già un po’ stretta. Dicono: perché 2 corsie di marcia quando tutte le autostrade in Europa nascono almeno a tre corsie. Beh la risposta non è difficile. Perché la Variante A1 Bologna Firenze è stata pensata e progettata trent’anni fa quando tutte le autostrade erano concepite a una corsia di marcia, una di sorpasso e un corsietta stretta-stretta di emergenza dove addirittura -ai tempi- potevi persino fermarti. E c’era un terzo del traffico leggero o pesante che c’è adesso. Insomma un altro mondo.

Anche la Variante è un altro mondo. Gallerie illuminate secondo innovazione e modernità, buona segnaletica in generale, a volte un po’ confusa negli innesti e nelle divaricazioni, non sempre tra un segnaletica di pre-avviso e una segnaletica di scelta hai tempo di decidere da che parte stare. Col rischio di stare in mezzo e di collidere.

Due stranezze vanno tuttavia sottolineate.

Nelle lunghe gallerie, come si diceva ben illuminate verticalmente, sono installate sulla parete sinistra catene di faretti o palline illuminanti che a lungo andare rischiano di avere un effetto ipnotizzante. A che servono? A dire al conduttore che in caso di nebbia si curva o c’è barriera? Ma quando ci sarà la nebbia o poca visibilità da pioggia in galleria? Se qualcuno ci spiega saremmo grati.

Altra stranezza riguarda l’area di servizio o di parcheggio. Niente da fare. Se decidi di fare la Variante, e non la Vecchia storica anni Sessanta A1, devi calcolare che per 80 chilometri non avrai carburante o toilette. Fai il pieno o fai pipì a Casalecchio o a Calenzano, in mezzo vietato fermarsi. Prima o poi  le faranno, si spera.

Su tutta la Variante il limite col tutor attivo è a 110 chilometri all’ora, vale la pena di ricordarlo. Come il limite che il ministro Ferri voleva su tutte le autostrade italiane nel 1988. Ci fu una disputa lunga mesi con il collega dei Trasporti Santuz. I 110 in galleria con tutor per motivi di sicurezza. Capita tuttavia che le informazioni luminose in galleria, abbondanti e frequenti, a volte vadano in tilt.

L’altro giorno mi sono trovato davanti la segnalazione di due x rosse sulle corsie di marcia e una freccia verde sulla corsia di emergenza. Ovviamente un infortunio da computer e nessuno di noi ha dato retta al computer, per fortuna, ma ha seguito il buon senso.

Ah,  sempre il buonsenso direbbe che -anche per le tante e lunghe gallerie- sarebbe meglio non buttare bottigliette di plastica o sacchetti dal finestrino. Ma quel comportamento non è solo dato da buonsenso, quella bottiglietta dal finestrino è una questione di educazione. In Variante di valico o nella A1 della  tradizione l’educazione non si inventa: o ce l’hai o è tutto una finzione.

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, bologna, buon senso, Calenzano, emergenza, europa, firenze, mondo, trasporti, variante di valico

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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