Su chi e che cosa si voterà il prossimo due ottobre ? Sul titolo V della Costituzione o sul nuovo senato? Il tema appassiona i costituzionalisti fautori del no e con ragione; ma guarda caso è pressochè assente nell’armamentario propagandistico renziano.
Forse perchè non si danno giudizi di Dio sull’abolizione delle province o sul nuovo ruolo del Senato; o magari perchè gli argomenti specifici a favore del sì non sono poi così convincenti.
Sull’azione di governo del premier ? Non può essere questo il tema principale, perchè anche entrando nella logica renziana la sede per giudicare tale azione non può essere un referendum sulle istituzioni ma un’elezione politica.
E, allora, come emerge con evidenza solare dallo stesso dibattito nella direzione Pd, siamo chiamati a scegliere tra due Italie; quella invocata dal Nostro a sua immagine e somiglianza e l’altra.Cerchiamo allora di guardare, con occhio limpido a queste due Italie, tra loro dichiarate incompatibili.
La prima vede al centro il governo, unico regista e costruttore delle magnifiche sorti e progressive del nostro paese: al suo fianco il mondo imprenditoriale con le sue esigenze a la sua visione del
mondo; davanti e dietro di lui quanti hanno successo e considerano il successo metro di valutazione della bontà delle cose; e ancora davanti e dietro di lui una nuova classe dirigente scelta con i criteri
dell’entusiasmo e della fedeltà.
La seconda comprende tutti gli altri. politici gufi e perdigiorno, partiti vecchi e svuotati, intellettuali rancorosi, sindacati diventati inutili, enti locali dilapidatori del pubblico denaro, oppositori teleguidati da
forze oscure, sfigati e falliti d’ogni ordine e grado, cultori di idee vecchie e di mondi superati.
“O noi o loro”, dunque. Oppure “o me o il nulla”.
A questo punto, a noi la scelta. Possiamo rifiutare questo schema, oppure condividerlo sino in fondo, assumendoci la responsabilità politica di una scelta.
Personalmente il mio “no” è per “loro” e per il “nulla”. Perchè in questo loro e in questo nulla vedo il passato ma anche il libero futuro del nostro paese, con i suoi errori ma anche con le sue
infinite possibilità. Vedo i partiti e i sindacati alla ricerca faticosa di un nuovo ruolo; vedo gli enti locali ansiosi di preservare la propria capacità di agire in modo efficace a favore della collettività,
vedo gli operatori del settore pubblico desiderosi di rivendicare la dignità e l’importanza della loro funzione; vedo le infinite iniziative nate dal basso nelle varie forme possibili di democrazia; e vedo,
infine, non ho nessun timore di dirlo, il ritorno della politica come mediazione e ricrca collettiva, con tutti i suoi limiti e i suoi errori.
Renzi ci chiede di affidarci a lui ed una ristretta classe dirigente selezionata sulla base dell’entusiasmo e della fedeltà incondizionata per risolvere le sorti di un paese incapace di governarsi da sè e il
cui unico diritto è quello di sapere chi ha vinto la sera delle elezioni.
Noi dobbiamo rispondergli di no. Niente di personale; perchè in qualsiasi democrazia liberale degna di questo nome la sua sarebbe una richiesta irrricevibile.
Due italie
Siamo chiamati a scegliere tra due Italie; quella invocata da Renzi a sua immagine e somiglianza e l’altra.

Lascia un commento