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Droghe illegali: divieti e rifiuto di assistenza e cura… a chi giova

Si riattiva la polemica sulla riduzione del danno per i consumatori di crack. Ora è la volta di Torino. Dopo che il Comune di Bologna, seguito poi da altre amministrazioni emiliane, aveva avviato lo scorso agosto una distribuzione di pipette per il consumo di crack. A Torino, a fronte di analoga proposta da parte dell’amministrazione, c’è stata reazione da parte del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove che, nel suo tipico stile “ad accetta”, ha accusato la sinistra di favorire il consumo – “nessun cedimento morale alla cultura della morte e della droga”. Non molto dissimile da quella di un suo collega di partito, il senatore Marco Lisei, che dopo l’iniziativa bolognese aveva preannunciato una denuncia al Sindaco per istigazione a delinquere (denuncia di cui, per quanto ne sappiamo, si sono perse le tracce).

di Vincenzo Donvito | 17 Marzo 2026

Si riattiva la polemica sulla riduzione del danno per i consumatori di crack. Ora è la volta di Torino. Dopo che il Comune di Bologna, seguito poi da altre amministrazioni emiliane, aveva avviato lo scorso agosto una distribuzione di pipette per il consumo di crack.

A Torino, a fronte di analoga proposta da parte dell’amministrazione, c’è stata reazione da parte del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove che, nel suo tipico stile “ad accetta”, ha accusato la sinistra di favorire il consumo – “nessun cedimento morale alla cultura della morte e della droga”. Non molto dissimile da quella di un suo collega di partito, il senatore Marco Lisei, che dopo l’iniziativa bolognese aveva preannunciato una denuncia al Sindaco per istigazione a delinquere (denuncia di cui, per quanto ne sappiamo, si sono perse le tracce).

L’iniziativa bolognese, e quella possibile a Torino, è di prevenzione sanitaria (riduzione del danno), non certo consumerista. “Intercettare queste persone” visto che “l’utilizzo di strumenti adeguati consente di ridurre il consumo e le patologie secondarie come sanguinamenti, tracheiti, infezioni derivate dall’utilizzo di materiali improvvisati e condivisi”.

Probabilmente, per chi ha approcci alle droghe solo in termini di ordine pubblico, è difficile capirlo e, pur nella propria contrarietà all’uso di sostanze illegali, farsene una ragione umana e sanitaria.

Il problema è che l’approccio solo di ordine pubblico, coi rigori della legge che mantengono in carcere una popolazione di 30% di tossicodipendenti, non giova alla salute degli specifici individui (di cui per legge la pubblica autorità deve comunque farsi carico), così come non giova al mantenimento dell’ordine pubblico, fuori e dentro le carceri.

Queste cose il nostro sottosegretario le sa? In teoria…sì, le sa. Ma, allora, perché ha queste reazioni di ghettizzazione dei tossicodipendenti e stigmatizzazione di chiunque cerchi di evitare una degenerazione che, di conseguenza, è pagata non solo dagli specifici tossicodipendenti. La funzione di pubblica autorità dovrebbe proprio indurre a queste considerazioni che, di per sé, non intaccherebbero i singoli convincimenti sull’opportunità dei divieti di consumo.

Noi crediamo che questo “livore” di Delmastro nasca dallo stravolgimento che fa della funzione pubblica esecutiva. Ragion per cui lo invitiamo a riflettere sulla vicenda e, nel caso, adoperarsi per svolgere il pubblico servizio a cui è demandato,  dovendo anche encomiare le specifiche  amministrazioni locali che lo stanno aiutando nel suo compito.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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