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Dovrebbe essere il PD a volere via Craxi in nome del riformismo

di Redazione Pensalibero.it | 10 Marzo 2012

Non tutto il PD fiorentino si è opposto alla intitolazione di una via a Craxi.Nel suo lucido e onesto intervento, il consigliere Andrea Borselli ha posto il problema della cancellazione di tutta la cultura laica e riformista. Lo pubblichiamo integralmente.

 

Poiché condivido la proposta di intitolare

una via o una piazza a Bettino Craxi mi sento

in dovere di motivarne le ragioni, ragioni che

valgono particolarmente per persone come

me che si sono trovate a vivere la loro adolescenza

nel pieno della guerra fredda e che

hanno scelto, a partire dal 68, di impegnarsi

nella politica e nel movimento operaio partecipando

così, nel bene e nel male, a tutte le

vicende che hanno interessato il nostro Paese.

La mia generazione si è trovata poi a dover

fare i conti, senza avere né gli strumenti né

gli aiuti culturali, con il fascino dell’ideologia

comunista che l’aveva attratta in gioventù,

per affrancarsene solo con un faticoso

percorso individuale di ricerca e accettazione

della verità. Verità che mi ha portato a collocare

quella ideologia fra i grandi totalitarismi

europei del 900.

Nel percorso politico e intellettuale di

tanti di noi, al di la dell’appartenenza o meno

al Partito Socialista, Craxi rappresentò un

elemento di rottura dalla subalternità a quell’ideologia

perché propose una risposta veramente

riformista a tante domande poste dalla

società in mutamento.

All’indomani della sua elezione a segretario

del PSI (1976), Craxi ebbe a dire che la

ragione storica stava dalla parte del Presidente

Saragat e non di Nenni poiché Saragat

aveva compreso da subito la natura totalitaria

del comunismo mentre Nenni, con l’adesione

al fronte popolare, aveva consegnato i riformisti

ed i liberal-socialisti all’egemonia del

PCI. Egemonia che cominciò ad incrinarsi

solo dopo l’avvento di Craxi medesimo. Que

sta

affermazione e la necessità di dare al pensiero

riformista forza e dignità, sempre nell’alveo

della sinistra, hanno rappresentato

per molti di noi, che alla fine degli anni settanta

avevano cominciato a fare i conti con la

propria storia, una accelerazione che ci ha

spinto a ripensare con maggior forza a quella

ubriacatura ideologica e totalitaria che ci aveva

preso in gioventù.

L’azione di Craxi al governo del Paese fu

molto importante e anche l’odio scatenato da

una parte della sinistra comunista e massimalista

contro di essa fu particolarmente virulenta:

ricordiamo cartelli a manifestazioni

sindacali e politiche con la scritta Craxi corretta

con la svastica al posto della X. Ma la

ragione storica ed i bisogni del paese stavano

dalla sua parte, basti pensare alla battaglia

sulla contingenza che lo stesso governo Craxi

portò avanti. Ricordiamoci cosa stava succedendo

in Italia: l’accordo Sindacato-Confindustria

sul punto unico di contingenza

(1975), che nell’idea originale avrebbe protetto

i lavoratori, aveva prodotto un’inflazione

era arrivata al tetto del 22% ed erano proprio

le fasce più deboli e meno protette del

mondo del lavoro le più esposte alla crisi,

quelle che paradossalmente l’accordo sulla

contingenza tentava di difendere. Ed il Paese

era sull’orlo della bancarotta.

Mi piacerebbe che gli studiosi d’economia

facessero una riflessione sugli effetti che

quella situazione ha avuto sul nostro debito

pubblico; si era in un periodo storico dove

tutti gli economisti progressisti teorizzavano

l’utilizzo del debito pubblico per stimolare lo

sviluppo, e questa teoria economica era dominante

in tutta Europa ed in America. Mi domando

se non fu proprio quella situazione

economica che durò diversi anni, prima che

(1984) il governo Craxi riuscisse a modificare

l’accordo del ’75, a far esplodere il nostro debito

pubblico rispetto a quello degli altri Paesi

Europei. E anche questo impegno attirò su

Craxi ulteriori odi e rancori, eppure quello

del punto unico di contingenza era un nodo

da sciogliere proprio in difesa dei più deboli.

Non possiamo dimenticare il suo prodigarsi

a livello internazionale a favore delle

emergenti democrazie e anche la scelta di installare

i missili a Comiso (anni 80). Eppure

nel processo che portò alla caduta del muro

di Berlino e alla liberazione dal dominio comunista

di tutto l’Est europeo, compresa la

stessa Unione Sovietica, quella decisione determinò

una importante accelerazione (tra

l’altro ricordo che a Firenze c’è ancora via

dell’Unione Sovietica e forse il nome andrebbe

attualizzato, come hanno fatto i Russi).

Anche nella vicenda della Achille Lauro

(1985), al di la del merito, Craxi dimostrò di

essere fedele all’alleanza atlantica ma di avere

una grande autonomia di pensiero e di azione

rispetto al grande alleato americano.

Il nuovo concordato fra Stato e Chiesa

(1984) reca la sua firma. Con quella scelta

Craxi aveva chiuso con la storia del massimalismo

anticlericale socialista che portò nel

1948 il PSI a non firmare l’Articolo 7, quello

che ha inserito il concordato nella Costituzione,

articolo che invece venne votato da

DC e PCI. Anche quella decisione mi fece capire

qualcosa: fino ad allora avevo pensato

che il non aver votato quell’articolo fosse un

motivo di orgoglio laico per i socialisti, mi

resi invece conto che quella scelta era frutto

di una mentalità intellettuale ed elitaria che

non teneva conto dei sentimenti del popolo,

sentimenti che i grandi partiti di massa compresero

meglio.

Oggi molte sono le strade intestate a politici

comunisti, non danno scandalo e non ci

invitano ad una riflessione, mentre mancano

strade intestate al Presidente Saragat o ad altri

padri della patria che non furono in quel

dopoguerra né democristiani né comunisti,

anzi ostacolarono, nell’area della sinistra,

proprio l’ascesa di quel partito. Ritengo che

proporre oggi di intitolare una strada a Bettino

Craxi rappresenti per il Partito Democratico

un’occasione per restituire alla politica

riformista, cui tutti noi facciamo riferimento,

quella dignità e spessore culturale che per

primo proprio Craxi è riuscito a dare. Questo

vale molto di più delle vicende giudiziarie

(anche se va ricordato che gli stessi giudici

hanno affermato che Craxi non ha mai ricevuto

denaro per se stesso) che hanno visto

chiudere la storia politica ed umana di Bettino

Craxi, a cui va ancora oggi il mio sincero

riconoscimento per le cose che è riuscito a

farmi comprendere e per quello che ha dato

al nostro Paese.

Può anche darsi che per le giovani generazioni

fare i conti con questa storia sia considerato

un esercizio superato, quasi incomprensibile,

ma per me non è così, anzi penso

invece che questa discussione sia necessaria e

ci serva per approfondire la storia del nostro

Paese, storia nella quale Craxi ed il riformismo

socialista hanno avuto un ruolo importante.

Per concludere, sono convinto che l’attribuzione

di una strada a Bettino Craxi ci aiuterebbe

ad andare oltre la diaspora che ha diviso

la sinistra per tutto il 900 e sarebbe per

tutti di incitamento ad affrontare il futuro

con uno spirito nuovo e più costruttivo.

Grazie per l’attenzione.

Pubblicato in : Primo piano

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