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Dove vai Bruno Tabacci?

E’ l’autore della più piccola scissione di un partito che si sia mai vista negli ultimi tempi: ha rotto il microscopico gruppo di +Europa per votare a favore del nuovo governo giallo-rosso.

di Giacomo Properzj | 21 Ottobre 2019

Bruno Tabacci, democristiano già Presidente della Regione Lombardia, è un uomo politico preparato e astuto come lo erano i democristiani della Prima Repubblica. Oggi è stato l’autore della più piccola scissione di un partito che si sia mai vista negli ultimi tempi: ha rotto il microscopico gruppo di +Europa per votare a favore del nuovo governo giallo-rosso contro il parere della direzione nazionale del partito e della Bonino.

Nella farragine delle vicende che hanno comportato il cambio del governo la cosa non è stata granché percepita dall’opinione pubblica salvo l’eccezione dei pochi iscritti a +E che nella maggioranza dei dirigenti sono contro il governo e condividono le posizioni di Carlo Calenda, cioè “non si può pretendere di riformare la democrazia di un paese e il suo rapporto con l’Europa con quegli stessi che le erano contrari”.

Ovviamente il gioco di Renzi e di Zingaretti tende avviluppare nelle spire del potere il movimento 5stelle che non avendo dichiaratamente idee e posizioni ideologiche è disponibile a tutto e al contrario di tutto. Cosicché lo stesso Presidente del Consiglio, la gran parte dei ministri, sottosegretari e compagnia cantante, si sono trasferiti nell’area per così dire di sinistra dell’emiciclo parlamentare e con grande gioia dell’estrema sinistra di LEU hanno dato vita a un governo che sembrerebbe esser riuscito a fare un documento finanziario che non ci porti immediatamente alla bancarotta anche se questa è, ai sensi di oggi, largamente prevedibile fra due o tre anni. Dico questo senza animosità e sperando sempre nello Stellone d’Italia cioè in qualche fatto fortunoso che ci consenta di stare a galla.

La Bonino e Calenda si sono incontrati a Napoli e, soprattutto gli interventi della Bonino, hanno consolidato un uditorio di uomini e donne che non hanno interesse ai giochi di palazzo ma invece vogliono arrivare a costruire perlomeno l’anima di un partito di opposizione liberal democratica e di unità repubblicana. Un partito che non c’è ancora ma che può valersi delle migliori tradizioni italiane nel campo politico dal Risorgimento alla Resistenza, dal Partito d’Azione ai radicali senza trascurare i repubblicani e gli olivettiani: tutte componenti politiche nate in Italia e che non hanno trovato quello spazio sociale ed elettorale che forse oggi esiste su cui fare perno per costruire un paese moderno ed educato al progresso.

L’operazione giallo-rossa se avrà i risultati che gli iniziatori si proponevano potrebbe modificare fortemente la geografia elettorale del nostro Paese già profondamente modificata dalla mobilità elettoralistica dei ceti medi e dalla grande crisi che si profila non solo in Italia ma in tutto il mondo. Naturalmente una parte dei militanti di +E, mi dicono anche il presidente di Milano ma non il segretario, erano già pronti al travaso delle file giallo-rosse speranzosi non tanto in un ente quanto in un microfono in cui dire, con grammatica non ineccepibile, qualche cosa di banale e collocarsi così nel “meraviglioso mondo” dei politici: il rischio è proprio questo che si consideri +E e Siamo Europei due partitini tradizionali con le loro sediole, i loro piccoli apparati, qualche stipendiuccio e poi la fine nel sonno come succede prima di addormentarsi.

Come si vede non sono dalla parte di quelli che vogliono arrendersi, vecchio e senza ambizioni, non posso far altro che fare qualche proposta agli amici residui di +E:

  1. fondersi in modo articolato con Siamo Europei
  2. promuovere una vita assembleare non da salotto, come fino adesso succede, ma che si doti di documenti che rappresentino la scala di una posizione politica
  3. che si incoraggi la partecipazione delle donne e soprattutto dei giovani dando loro un vantaggio elettorale nell’ambito delle assemblee

La situazione politica va turbinosamente cambiando, tutti coloro e sono molti, forse di più di quelli che potrebbero essere, che vogliono far carriera in politica avranno le loro brave occasioni, l’importante è avere delle idee. La Bonino, Della Vedova e Calenda ce le hanno, per ora bastano quelle.

Giacomo Properzj

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, crisi, democrazia, europa, giovani, governo, grande crisi, italia, lombardia, milano, mondo, movimento, napoli, nuovo governo, opinione pubblica, opposizione, presidente del consiglio, prima repubblica, radicali, regione lombardia, renzi, repubblica, risorgimento

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    22 Ottobre 2019 alle 17:21

    Ma Tabacci dalle 100 vite non era un democristiano della 1^ REPUBBLICA. (come la radicale Bonino del resto).
    Come mai riesce sempre d intrufolarsi?

    Rispondi

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