Bruno Tabacci, democristiano già Presidente della Regione Lombardia, è un uomo politico preparato e astuto come lo erano i democristiani della Prima Repubblica. Oggi è stato l’autore della più piccola scissione di un partito che si sia mai vista negli ultimi tempi: ha rotto il microscopico gruppo di +Europa per votare a favore del nuovo governo giallo-rosso contro il parere della direzione nazionale del partito e della Bonino.
Nella farragine delle vicende che hanno comportato il cambio del governo la cosa non è stata granché percepita dall’opinione pubblica salvo l’eccezione dei pochi iscritti a +E che nella maggioranza dei dirigenti sono contro il governo e condividono le posizioni di Carlo Calenda, cioè “non si può pretendere di riformare la democrazia di un paese e il suo rapporto con l’Europa con quegli stessi che le erano contrari”.
Ovviamente il gioco di Renzi e di Zingaretti tende avviluppare nelle spire del potere il movimento 5stelle che non avendo dichiaratamente idee e posizioni ideologiche è disponibile a tutto e al contrario di tutto. Cosicché lo stesso Presidente del Consiglio, la gran parte dei ministri, sottosegretari e compagnia cantante, si sono trasferiti nell’area per così dire di sinistra dell’emiciclo parlamentare e con grande gioia dell’estrema sinistra di LEU hanno dato vita a un governo che sembrerebbe esser riuscito a fare un documento finanziario che non ci porti immediatamente alla bancarotta anche se questa è, ai sensi di oggi, largamente prevedibile fra due o tre anni. Dico questo senza animosità e sperando sempre nello Stellone d’Italia cioè in qualche fatto fortunoso che ci consenta di stare a galla.
La Bonino e Calenda si sono incontrati a Napoli e, soprattutto gli interventi della Bonino, hanno consolidato un uditorio di uomini e donne che non hanno interesse ai giochi di palazzo ma invece vogliono arrivare a costruire perlomeno l’anima di un partito di opposizione liberal democratica e di unità repubblicana. Un partito che non c’è ancora ma che può valersi delle migliori tradizioni italiane nel campo politico dal Risorgimento alla Resistenza, dal Partito d’Azione ai radicali senza trascurare i repubblicani e gli olivettiani: tutte componenti politiche nate in Italia e che non hanno trovato quello spazio sociale ed elettorale che forse oggi esiste su cui fare perno per costruire un paese moderno ed educato al progresso.
L’operazione giallo-rossa se avrà i risultati che gli iniziatori si proponevano potrebbe modificare fortemente la geografia elettorale del nostro Paese già profondamente modificata dalla mobilità elettoralistica dei ceti medi e dalla grande crisi che si profila non solo in Italia ma in tutto il mondo. Naturalmente una parte dei militanti di +E, mi dicono anche il presidente di Milano ma non il segretario, erano già pronti al travaso delle file giallo-rosse speranzosi non tanto in un ente quanto in un microfono in cui dire, con grammatica non ineccepibile, qualche cosa di banale e collocarsi così nel “meraviglioso mondo” dei politici: il rischio è proprio questo che si consideri +E e Siamo Europei due partitini tradizionali con le loro sediole, i loro piccoli apparati, qualche stipendiuccio e poi la fine nel sonno come succede prima di addormentarsi.
Come si vede non sono dalla parte di quelli che vogliono arrendersi, vecchio e senza ambizioni, non posso far altro che fare qualche proposta agli amici residui di +E:
- fondersi in modo articolato con Siamo Europei
- promuovere una vita assembleare non da salotto, come fino adesso succede, ma che si doti di documenti che rappresentino la scala di una posizione politica
- che si incoraggi la partecipazione delle donne e soprattutto dei giovani dando loro un vantaggio elettorale nell’ambito delle assemblee
La situazione politica va turbinosamente cambiando, tutti coloro e sono molti, forse di più di quelli che potrebbero essere, che vogliono far carriera in politica avranno le loro brave occasioni, l’importante è avere delle idee. La Bonino, Della Vedova e Calenda ce le hanno, per ora bastano quelle.
Giacomo Properzj

Ma Tabacci dalle 100 vite non era un democristiano della 1^ REPUBBLICA. (come la radicale Bonino del resto).
Come mai riesce sempre d intrufolarsi?