Onore a loro per la corenza. Le cose che dicono adesso le dicevano anche
quarant’anni anni fa (escluso Landini che è discepolo più recente). Il
loro capo, nel turbolento 68 reggiano, era Sabatini di Bologna, un capo
vero. Uno che quando parlava gli altri prendevano appunti, Aveva un dito
in meno ad una mano ed era l’indice. Così quando parlava mostrava a
tutti il medio. E chi era sabatiniano doveva fare altrettanto e lo
riconoscevi come riconoscevi quelli di Comunione e liberazione, che
allora si chiamava One Way. Costoro parlavano tuti in milanese, perchè
il loro guru era della metropoli lombarda. Ebbene i fiomisti reggiani
erano sabatiniani e loro indicavano a tutti la via maestra col dito
medio. Difficile però non riconoscere a loro, a Gianni e sopratttutto al
fratello Tiziano, a Berselli e ad altri, una dote non comune. D’essere
preparati, di leggere molto, di saper districarsi assai bene nei comizi
e nei confronti (un pò meno il più giovane e acerbo Landini), di aver
dedicato tutta la loro vita al sindacalismo e anche alla politica. Altri
tempi. Li vedevi alla Libreria Rinascita con testi di Marx in mano, mai
una volta con la Gazzetta dello sport, anche se qualcuno di loro credo
di averlo incrociato nel vecchio Mirabello. Non seguirono le imprese
armate delle Bierre dei loro vecchi amici Gallinari e Franceschini (come
i primi iscritti alla Fgci). Sabatini penso abbia loro indicato altra
via di redenzione. E adesso hanno conquistato la Fiom nazionale. Bravi,
non c’è dubbio. E coerenti. Le parole che usavano quarant’ani fa le
usano ancora: conflitto sociale, lotta di classe, attentato ai diritti,
e anche, sotto sotto, lotta al sistema capitalistico, che è il vero loro
minimo comun denominatore. Lottare per qualche soldo in più ai
lavoratori a loro interessa ben poco. E anche ottenere qualche occupato
in più. Il vero loro obiettivo è sempre stato quello della lotta per il
potere. Un pò degli operai dentro la fabbrica, molto il loro col loro
sindacato. Visto e rivisto anche in questo la coerenza è massima. Il
problema di fondo è tornato quello di allora. Quanto conta il sindacato,
cioè quanto contano loro? Quando Prampolini parlava di dittatura del
proletariato asseriva che sarebbe poi stata la dittatura dei capi del
partito, cioè dei Serrati, dei Bordiga, dei Bombacci (che poi cambiò
schieramento). Anche adesso è in gioco il ruolo della Cgil e
soprattutto della Fiom, cioè il loro. Altro che accettare il risultato
di un referendum “democraticistico” (si diceva proprio così un tempo).
Perchè accettare i consigli di Susanna Camusso, che negli anni settanta
militava nel Psi? Come considerarla dunque, la loro, una battaglia
sbagliata?
Mauro Del Bue

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