
Scrive Valli nell’incipit: «Caro lettore, se ti piace crogiolarti nei luoghi comuni del politically correct, se ami i rassicuranti dogmi dello statalismo, se pensi che l’assistenzialismo pubblico sia la soluzione ai problemi della diseguaglianza e che la carità vada fatta con i fondi pubblici, questo libro non è per te. Se invece ami ragionare con la tua testa, se hai a cuore la libertà, se pensi che nell’iniziativa privata e non nella mano pubblica risiedano le risorse di una società sana e che la solidarietà non si possa praticare con i soldi degli altri, allora ti consiglio di leggere e fare tesoro di quanto troverai.»
Se questo è un libro definito “controcorrente” sin dal titolo, è perché i dieci autori, associando l’economia di mercato con la dottrina sociale della Chiesa e sfidando molti pregiudizi, non hanno paura di essere indipendenti e anticonformisti.
La Dottrina sociale della Chiesa prende avvio con la Rerum novarum di Leone XIII del 1891 e arriva fino alla Caritas in veritate di Benedetto XVI del 2009 e gli autori, che ne ribadiscono i capisaldi, rovesciano nel contempo molti dei luoghi comuni statalisti. Sostengono ad esempio che lo Stato non è amico dei poveri ma i veri amici sono gli individui, i gruppi e gli organismi volontari, e che non ci può essere autentica solidarietà senza il principio di sussidiarietà; che la povertà non è causata dalla globalizzazione ma dall’incapacità o dalla non volontà di prendere parte alla globalizzazione sfruttandone i benefici, che la povertà con la globalizzazione è diminuita e che l’aiuto vero è quello allo sviluppo, e avviene non finanziando i governi ma coinvolgendo i soggetti dal basso; infine, che la libertà di mercato non significa consumismo e materialismo. Posizioni che, alla luce degli scritti più recenti di Bergoglio (Evangelii gaudium e Laudato si’), dimostrano la distanza da papa Francesco su temi centrali come libertà di mercato, profitto, globalizzazione, sviluppo e inclusione sociale.
Nella parte introduttiva, dopo il saggio di Booth dal titolo Comprendere la dottrina sociale cattolica alla luce del pensiero economico, Kishore Jayabalan analizza La tradizione delle encicliche sociali cattoliche.
Nella prima parte, dedicata al “Welfare economico e ruolo dello Stato”, si trovano i contributi di Padre Robert A. Sirico (Ripensare il welfare, far rivivere la carità: un’alternativa cattolica), Philip Booth (Aiuti, governance e sviluppo), Thomas E. Woods jr. (Le domande senza risposta riguardo al giusto salario) e ancora Philip Booth (Tassazione e dimensioni dello Stato). Nella seconda parte, intitolata “Imprenditore, consumatore e cultura nella vita cristiana”, si leggono i saggi di Andrew Yuengert (Liberi mercati e cultura del consumo), Robert G. Kennedy (Impresa e bene comune), Padre Anthony Percy (L’imprenditore nella vita della Chiesa e nella società), Philip Booth (L’ambiente, il bene comune e l’economia), Michael Miller (Responsabilità sociale d’impresa e ruolo dell’impresa nella società) e di nuovo Philip Booth (Dottrina sociale cattolica e crisi finanziaria). La parte terza, “Sussidiarietà e solidarietà. Il ruolo dell’individuo, della comunità e dello Stato”, comprende i contributi di Samuel Gregg (La dottrina sociale di Benedetto XVI), Denis O’Brien (Sussidiarietà e solidarietà) e ancora Samuel Gregg (Il cattolicesimo e l’argomento a favore del governo limitato). Chiude un’Appendice con i principali documenti cui fanno riferimento gli autori.
Philip Booth (a cura di), Dottrina sociale cattolica ed economia di mercato, traduzione di Silvia Pierosara, Premessa di John Kennedy, Postfazione di Leonard P. Liggio, Presentazione di Aldo Maria Valli, pagg. XXII-412, euro 20.00, ISBN 978-88-98094-29-5
Maria Stefania Gelsomini
Ufficio stampa Liberilibri

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