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Dopo Milano e Cagliari, da Genova una nuova lezione per il PD

di Paolo Vannini | 14 Febbraio 2012

Dopo Milano e Cagliari è arrivata anche Genova: le primarie di coalizione hanno sancito la vittoria di  Marco Doria, un esponente sostenuto da Nichi Vendola e Sel, come era accaduto anche nelle precedenti occasioni, e la chiara sconfitta delle due candidate del Pd, il sindaco uscente Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. Da questa nuova “lezione” il Pd cosa deve dedurne, che è un destino inevitabile ovunque il centrosinistra ricorra allo strumento delle primarie? Direi proprio di no, come ci insegna il caso recentissimo di Pistoia. A Pistoia, per l’appunto, nelle primarie di coalizione per la scelta del sindaco ha stravinto il candidato sostenuto da gran parte del Pd, Samuele Bertinelli (45%), e dietro di lui si è piazzato l’altro esponente Pd impegnato nella corsa, Roberto Bartoli, con un ottimo risultato (28%). La candidata di Sel, Idv, buona parte della Cgil e alcuni esponenti di spicco dei democrat, l’avvocato Cecilia Turco, data a  lungo in testa nei sondaggi, è uscita con le ossa rotte: appena il 17%, terzo posto, sopra soltanto al quarto arrivato, Alberto Niccolai, sostenuto dai socialisti, con un tutt’altro che disprezzabile 9%.

Non voglio dire, come ha subito sostenuto a caldo qualcuno, che la foto di Vasto, l’alleanza Pd-Idv-Sel, vada così in soffitta e lasci il posto ad una sinistra più “liberal”, moderna e riformista (Bertinelli-Bartoli e Niccolai fanno assieme ben oltre l’80% degli elettori), perché il passo mi sembra eccessivo. Se non è vero, infatti, che Milano, Cagliari o Genova vanno considerate città in cui la sinistra è, di fatto, ammaliata dalle narrazioni vendoliane e ha rinunciato ad una scelta di moderno riformismo, allo stesso tempo non si deve pensare che Pistoia abbia messo in soffitta tutto il vecchio armamentario di una sinistra un po’ stantia e non al passo con i tempi. Le cose sono più complesse e articolate.

La vera considerazione da fare è sui candidati. I candidati hanno vinto prima di tutto e su tutto. Bertinelli ha dimostrato che si può essere sostenuti da un partito ma non per questo suscitare rigetto: il 35enne libraio ha dimostrato che si può essere intellettuali, non particolarmente comunicativi e votati allo slogan facile ed essere compresi e apprezzati. Così come Bartoli ha saputo sollecitare le voglia di cambiamento e di ricambio di un elettorato anche variegato, pur essendo anche lui iscritto ad un partito, mentre Niccolai ha suscitato interesse per la sua preparazione e sobrietà, mettendo le basi per un’area che potremmo definire liberalsocialista di proporzioni tutt’altro che disprezzabili. L’unica donna in campo ha perso su tutto il fronte: è apparsa, lei sì, la meno nuova nella tenzone (già perse due anni e mezzo fa le primarie per la presidenza della provincia), e quella meno attrezzata a rappresentare tutto il centrosinistra alle elezioni di maggio. Dei quattro l’unica erede del vecchio Pci, la Turco appunto (mai iscritta ma elettrice), è stata la vera sconfitta. In una città per decenni amministrata dal Pci e dai suoi eredi, per la prima volta il futuro sindaco (il voto di maggio appare scontato) non sarà un ex comunista.

La morale è che quando il Pd sa scegliere i candidati sui quali puntare i risultati arrivano. A Genova il Pd non ha saputo ascoltare i suoi elettori: non solo si è diviso su due candidati (anche a Pistoia i candidati erano due e assieme hanno raccolto oltre il 70% dei consensi) ma ha scelto i nomi sbagliati. A Pistoia non ha vinto la “rottamazione” ma certo è che la discontinuità espressa sia da Bertinelli sia da Bartoli, oltre al forte rinnovamento generazionale, hanno convinto il centrosinistra. E i suoi elettori hanno potuto capire chi avevano di fronte grazie ad una campagna elettorale vera, vissuta e partecipata.

Insomma il “caso” Pistoia è tutt’altro che un caso. La grande partecipazione al voto, che ha coinvolto anche molte persone mai recatesi alle urne per le primarie e non solo di centrosinistra, è la conferma che c’è stata voglia di esprimersi e decidere in prima persona. Le primarie sono un “giochino” che agli elettori piace. Basta dar loro motivo di appassionarsi e si appassionano. Decidono e sentenziano. A Genova in un senso, a Pistoia in un altro. Il Pd, e non solo il Pd, rifletta su questo.

Pubblicato in : Primo piano

Info Paolo Vannini

Laurea in scienze politiche, giornalista professionista dal 1998, ha lavorato nei quotidiani La Nazione e Il Giornale della Toscana (edizione toscana de Il Giornale), è stato responsabile dell’Ufficio comunicazione del Comune di Firenze, caporedattore dell’agenzia di stampa Toscana daily news, cofondatore e vice direttore del settimanale di informazione locale Metropoli. Ha lavorato presso l’Ufficio stampa di Confindustria Toscana, ha collaborato e collabora per diverse testate giornalistiche cartacee e on line – fra queste il Sole 24 ore centronord, Il Corriere Fiorentino (edizione toscana del Corriere della Sera), Radio Radicale – si occupa di uffici stampa e ghost writing.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. piero tirinnanzi

    14 Febbraio 2012 alle 18:07

    mi sembra un “bel campanello d’allarme”meditate gente meditate!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi

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