
Non voglio dire, come ha subito sostenuto a caldo qualcuno, che la foto di Vasto, l’alleanza Pd-Idv-Sel, vada così in soffitta e lasci il posto ad una sinistra più “liberal”, moderna e riformista (Bertinelli-Bartoli e Niccolai fanno assieme ben oltre l’80% degli elettori), perché il passo mi sembra eccessivo. Se non è vero, infatti, che Milano, Cagliari o Genova vanno considerate città in cui la sinistra è, di fatto, ammaliata dalle narrazioni vendoliane e ha rinunciato ad una scelta di moderno riformismo, allo stesso tempo non si deve pensare che Pistoia abbia messo in soffitta tutto il vecchio armamentario di una sinistra un po’ stantia e non al passo con i tempi. Le cose sono più complesse e articolate.
La vera considerazione da fare è sui candidati. I candidati hanno vinto prima di tutto e su tutto. Bertinelli ha dimostrato che si può essere sostenuti da un partito ma non per questo suscitare rigetto: il 35enne libraio ha dimostrato che si può essere intellettuali, non particolarmente comunicativi e votati allo slogan facile ed essere compresi e apprezzati. Così come Bartoli ha saputo sollecitare le voglia di cambiamento e di ricambio di un elettorato anche variegato, pur essendo anche lui iscritto ad un partito, mentre Niccolai ha suscitato interesse per la sua preparazione e sobrietà, mettendo le basi per un’area che potremmo definire liberalsocialista di proporzioni tutt’altro che disprezzabili. L’unica donna in campo ha perso su tutto il fronte: è apparsa, lei sì, la meno nuova nella tenzone (già perse due anni e mezzo fa le primarie per la presidenza della provincia), e quella meno attrezzata a rappresentare tutto il centrosinistra alle elezioni di maggio. Dei quattro l’unica erede del vecchio Pci, la Turco appunto (mai iscritta ma elettrice), è stata la vera sconfitta. In una città per decenni amministrata dal Pci e dai suoi eredi, per la prima volta il futuro sindaco (il voto di maggio appare scontato) non sarà un ex comunista.
La morale è che quando il Pd sa scegliere i candidati sui quali puntare i risultati arrivano. A Genova il Pd non ha saputo ascoltare i suoi elettori: non solo si è diviso su due candidati (anche a Pistoia i candidati erano due e assieme hanno raccolto oltre il 70% dei consensi) ma ha scelto i nomi sbagliati. A Pistoia non ha vinto la “rottamazione” ma certo è che la discontinuità espressa sia da Bertinelli sia da Bartoli, oltre al forte rinnovamento generazionale, hanno convinto il centrosinistra. E i suoi elettori hanno potuto capire chi avevano di fronte grazie ad una campagna elettorale vera, vissuta e partecipata.
Insomma il “caso” Pistoia è tutt’altro che un caso. La grande partecipazione al voto, che ha coinvolto anche molte persone mai recatesi alle urne per le primarie e non solo di centrosinistra, è la conferma che c’è stata voglia di esprimersi e decidere in prima persona. Le primarie sono un “giochino” che agli elettori piace. Basta dar loro motivo di appassionarsi e si appassionano. Decidono e sentenziano. A Genova in un senso, a Pistoia in un altro. Il Pd, e non solo il Pd, rifletta su questo.

mi sembra un “bel campanello d’allarme”meditate gente meditate!!!!!!!!!!!!!