
1) le preferenze sono sempre state una risorsa per i moderati. A sinistra prevale la disciplina di partito. Al centro e a destra invece valgono di più i singoli che scatenandosi sul territorio per cercare voti per sé fanno anche lievitare il risultato complessivo del partito.
2) i 15 posti in più ottenuti a livello di assemblea, oltre che scontare il malcontento popolare, vedevano un aumento della rappresentanza del centro destra inferiore a quella del centrosinistra.
Quindi, con quell’accordo, il centro destra rinunciava ad uno strumento importante per il suo risultato elettorale come le preferenze per dare, complessivamente, più seggi alla sinistra. Pochi mesi dopo il voto, i più accorti videro subito che le cose non funzionavano. Non solo erano lievitate le spese in modo considerevole ma i lavori dell’aula non ne avevano guadagnato in rappresentanza ed efficienza. Parimenti cresceva il fastidio di un’opinione pubblica sempre più stanca degli sprechi della politica. I primi a muoversi furono le forze di sinistra poi anche i Ds iniziarono a dire a gran voce che bisognava rimediare all’errore. Con il centro destra ancora una volta a rimorchio siamo così arrivati alla riduzione degli eletti a 55. E tanti saranno nel prossimo mandato. Uno a zero per il centro sinistra, si tiene l’abolizione delle preferenze e toglie i consiglieri in più al centro destra. Ad inizio della campagna elettorale in vista del voto del 28/29 marzo ancora una novità. Prendendo spunto dal dibattito innescato da un articolo di Franco Camarlinghi sul Corriere Fiorentino, il candidato presidente del centro sinistra, Enrico Rossi, dice che in futuro bisognerà cambiare nuovamente la legge elettorale per reintrodurre il voto di preferenza, anche se i Ds, ora diventati Pd, hanno comunque fatto le primarie per avere l’opinione dei loro elettori. Due a zero per il centro sinistra che si dimostra più sensibile del centro destra a raccogliere la voglia di partecipazione dell’opinione pubblica. Noi siamo perfettamente d’accordo con Rossi. Riconosce un errore e cerca di porvi rimedio. Dal fronte del PDL ancora silenzio assoluto. Ci permettiamo un consiglio, anche se non richiesto. Raccolgano l’invito di Rossi e gli diano una mano nel fare una nuova, buona, legge elettorale. E visto che ci sono, e che sono anche al governo nazionale, reintroducano il voto di preferenza anche per le politiche. Ne avranno un doppio vantaggio. Avranno uno strumento che gli permetterà di avere più voti ed eviteranno, come dimostra la cronaca delle ore immediatamente precedenti la chiusura delle liste, molti conflitti interni.

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