Le vicende tragiche si susseguono senza sosta.
Ma non vorrei parlare della tragedia afghana e delle azioni terroristiche che ci riportano indietro di 20 anni. l’11 settembre. 20 anni fra pochi giorni. Gli attentati dell’11 settembre 2001 furono una serie di quattro attacchi suicidi coordinati compiuti contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti.
Nel nostro piccolo ci occupiamo, altresì, di qualche vicenda nostrana. Addirittura regionale. Francamente inconcepibili e incredibili.
Quelli che non volevano proprio dire quel che hanno detto. Ma che cosa intendevano dire?
Durigon, Montanari, Nura Musse Ali.
-Alla fine Claudio Durigon, sottosegretario all’Economia, si è dimesso. Daltra parte le sue parole non potevano essere né condivise e né condivisibili. In nessun modo. Si difende dicendo di non essere mai stato fascista e si pente del suo gesto.
Durigon dopo l’incontro con Salvini esordisce: «Decisione presa per uscire da una polemica che sta portando a calpestare tutti i valori in cui credo»
Nella lettera in cui annuncia le ragioni delle dimissioni da sottosegretario al Mef, si sofferma sull’effetto boomerang causato dalle parole pronunciate il 4 agosto durante un comizio con cui chiedeva che il parco di Latina, dedicato a Falcone e Borsellino, tornasse a essere intitolato ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.
Lui si difende asserendo che non intendeva offendere nessuno ma semplicemente ripristinare il nome originario.
Ma anche Giorgetti, ministro dello sviluppo economico nonché n. 2 della Lega dal 26 febbraio 2016, giustamente e solennemente dichiara che quando si ha una responsabilità di governo bisogna stare molto attenti quando si parla.
E, francamente dovremmo stare attenti tutti.
Durigon torna dunque sui suoi passi. “Non sono, e non sono mai stato, fascista” e subito dopo si scusa con “quanti, vittime di mafia, o parenti di vittime di mafia, possono essere rimasti feriti dalle mie parole”. La decisione viene annunciata con una lettera, in cui ricostruisce l’affaire sul parco di Latina e l’intitolazione ad Arnaldo Mussolini, rispetto all’attuale nome di “parco Falcone e Borsellino”, com’è dal 2017. «La mia vera colpa è che non mi dimentico di essere “figlio” della bonifica pontina, nipote di quei “coloni” che all’epoca chiamarono il parco con il nome del fratello del duce, peraltro degnissima persona.
Ma questo non cambia la gravosità della gaffe.
Si chiude dunque la querelle che ha messo alle strette la Lega, tra il pressing del centrosinistra e la probabile moral suasion di Palazzo Chigi per un passo di lato.
Ora, magari, attendiamo le dimissioni di altri esponenti delle istituzioni politico/amministrative e del mondo accademico.
Il prof Tomaso Montanari, rettore dell’ Università per stranieri di Siena nega il giorno del ricordo come falsificazione storica.Dunque le foibe e gli infoibati.
Naturalmente, anche lui, sostiene che il suo dire è stato interpretato male. Infatti intendeva sostenere che la tragedia delle Foibe non poteva essere messa sullo stesso piano della shoa. Come contenuti e come numeri. A mio avviso la pezza peggiore dello strappo. Peccato che abbia parlato di falso storico come se niente fosse accaduto. Eppure bisogna ammettere che i morti, le vittime di soprusi terrificanti, non hanno colore. Chi sa che cosa è una foiba e come veniva usata, non può fare paragoni assurdi con i forni crematori di Auschwitz . E nessuna persona equilibrata e non ideologizzata lo farebbe. Infatti sono fine vita orrende diverse. Sarei grata al Montanari se ci facesse sapere il tipo di morte raccapricciante. Che avrebbe scelto .
Ma non è capace di tacere, nella sua nota supponenza, sul fatto che “La destra italiana sta equivocando, ci sta marciando, sta inventando tutto.Nessuno nega le foibe, ma è l’uso strumentale, politico che la destra neofascista fa delle foibe, che contesto”.
Dalla padella nella brace.
“Pagina tragica le foibe, purtroppo come tante altre – continua lo storico – Come i bombardamenti americani o quelli degli alleati sulle città italiane, come le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki”. Tomaso Montanari cita lo storico Eric Gobetti. “La Giornata del Ricordo, come è stata concepita è il momento in cui la versione del neo fascismo italiano diventa la versione ufficiale dello Stato’, parole sue che condivido”.
In Toscana evidentemente qualcuno sta perdendo la testa.Dopo il consigliere/schwa (per citare Murgia con le sue folli desinenze) PD pro talebani ci mancava un comunista contro il ricordo delle vittime del comunismo titino.
Opportune, dunque, le dimissioni immediate. Di entrambi.
Due esponenti istituzionali, non gente della strada. Anche se, forse, meriterebbero di ritrovarsi proprio lì.
Nura Musse Ali, della commissione pari opportunità della Regione Toscana, dunque, dovrebbe dimettersi.
Soltanto pensare ciò che ha detto è una bestemmia. Mentre assistiamo a scene drammatiche con donne sottomesse e bambini affidati a stranieri per essere salvati dalla furia di alcuni loro connazionali. Questa signora è pericolosa.
“Donna e del Pd che inneggia ai talebani? Sogno o son desto, direbbe il poeta. No, non siete su Scherzi a parte: avete letto bene. C’è una donna dem felice che a Kabul ora sventoli la bandiera bianca con la scritta nera. Si chiama Nura Musse Alì, è di origine somala e rappresenta il partito di Letta in seno alla commissione Pari Opportunità della regione Toscana. Il suo scivolone è consultabile sul sito online de Il Tirreno che l’ha intervistata sulla crisi afghana. A domanda, Nura non ha esitato ad inneggiare ai talebani. Ne sarà contento Giuseppi, il primo a mostrarsi tutt’altro che affranto per la vittoria degli Studenti islamici. Chissà che non se ne ricordi, nel caso, non si sa mai, tornasse a Palazzo Chigi.”
Nura Musse Alì è dirigente in Toscana. Ma anche costei ha asserito, naturalmente, che non voleva dire quel che ha detto.
“Sono a favore della presa del potere da parte dei fondamentalisti in Afghanistan non perché condivida il loro modus operandi. Ritengo che quello che stiamo vivendo fosse una tappa obbligata della storia”.
Che cosa voleva intendere? Chiedo per un’amica.
Carla Ceretelli

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