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Dopo il referendum: un Paese davanti a scelte inevitabili

Il referendum confermativo sulla separazione delle carriere si avvia al voto di domenica in un clima che, come abbiamo più volte osservato, non ha acceso l’opinione pubblica. Eppure il giorno dopo il risultato peserà, eccome. Non solo sul piano della giustizia, ma sugli equilibri politici complessivi del Paese. Se vincerà il sì, il governo potrà rivendicare una legittimazione popolare su una delle riforme simbolo della legislatura. Non sarà soltanto una vittoria tecnica. Diventerà un segnale politico forte, destinato a rafforzare l’azione dell’esecutivo anche su altri fronti.

di Cesare Mannucci | 21 Marzo 2026

Il referendum confermativo sulla separazione delle carriere si avvia al voto di domenica in un clima che, come abbiamo più volte osservato, non ha acceso l’opinione pubblica.

Eppure il giorno dopo il risultato peserà, eccome.

Non solo sul piano della giustizia, ma sugli equilibri politici complessivi del Paese.

Se vincerà il sì, il governo potrà rivendicare una legittimazione popolare su una delle riforme simbolo della legislatura.

Non sarà soltanto una vittoria tecnica.

Diventerà un segnale politico forte, destinato a rafforzare l’azione dell’esecutivo anche su altri fronti, a partire dalle riforme istituzionali ancora in cantiere.

Il rischio, tuttavia, è che una vittoria venga interpretata come un via libera generalizzato, alimentando ulteriori tensioni con la magistratura e con le opposizioni.

Se invece dovesse prevalere il no, lo scenario cambierebbe radicalmente.

Il governo subirebbe una battuta d’arresto significativa su un terreno altamente simbolico.

Le opposizioni ne uscirebbero rafforzate, ma si troverebbero davanti alla necessità di trasformare quel risultato in una proposta politica credibile e alternativa.

In entrambi i casi, il giorno dopo il referendum non sarà un punto di arrivo.

Sarà un passaggio intermedio.

Perché l’Italia resta immersa in un contesto internazionale estremamente instabile.

La guerra in Ucraina continua a pesare sugli equilibri europei.

Il conflitto in Medio Oriente, tra Israele, Palestina e l’asse Iran-Libano, mostra segnali di pericolosa espansione.

E le tensioni sugli asset energetici globali rischiano di tradursi in nuove crisi economiche.

In questo scenario, la politica italiana non potrà permettersi di restare prigioniera delle proprie divisioni interne.

Il tema vero resta la capacità di affrontare le emergenze reali del Paese: crescita economica, debito pubblico, potere d’acquisto delle famiglie, competitività del sistema produttivo.

E poi c’è l’orizzonte del 2027.

Le prossime elezioni politiche non sono lontane come potrebbe sembrare.

I prossimi mesi saranno inevitabilmente segnati da un lento ma costante avvicinamento a quella scadenza.

Con un’incognita tutt’altro che secondaria: la legge elettorale.

Da anni il sistema politico italiano vive in una condizione di instabilità normativa.

Ogni legislatura riapre il cantiere delle regole del voto, senza mai arrivare a una soluzione condivisa e duratura.

Se anche questa volta il tema dovesse diventare oggetto di scontro, il rischio sarebbe quello di avvicinarsi alle elezioni in un clima di incertezza che non giova né alla politica né al Paese.

Il referendum, dunque, non chiude una stagione.

Ne apre un’altra.

Una fase nella quale maggioranza e opposizione saranno chiamate a dimostrare maturità politica.

Perché al di là dell’esito del voto, ciò che conta davvero è la capacità di affrontare le sfide che attendono l’Italia.

E quelle sfide non aspettano il risultato di un referendum.

Sono già qui.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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